Le piattaforme social sono sempre meno sicure per gli utenti LGBTQ+. Anzi, in alcuni casi li stanno mettendo in pericolo. Questo è il quadro che emerge dal Social Media Safety Index 2025 di GLAAD, che mostra come le tutele per le persone LGBTQ+ online si siano drasticamente erose nell’ultimo anno, soprattutto sulle piattaforme di proprietà di Meta e Google.
Social Media Safety 2025

Il rapporto, giunto al suo quinto anno, offre una seria istantanea di un ambiente online sempre più ostile alla libera espressione LGBTQ+, in particolar modo per le persone transgender e non binarie. La scheda di GLAAD, che valuta sei piattaforme principali – TikTok, Facebook, Instagram, Threads, YouTube e X – ha rilevato che tutte le aziende hanno ricevuto un punteggio negativo. TikTok ha ottenuto il punteggio più alto, con solo 56 su 100. Lo scorso anno era al 67%. X, ex Twitter di proprietà di Elon Musk, ha ottenuto il punteggio più basso, pari a 30. Dodici mesi fa era sempre ultima ma a quota 41%.
“In un momento in cui la violenza e le molestie contro le persone LGBTQ+ nel mondo reale sono in aumento, le aziende di social media stanno traendo profitto dalle fiamme dell’odio anti-LGBTQ+ invece di garantire la sicurezza di base degli utenti LGBTQ+”, ha dichiarato Sarah Kate Ellis, Presidente e CEO di GLAAD. “Questi punteggi così bassi dovrebbero terrorizzare chiunque abbia a cuore la creazione di spazi online più sicuri e inclusivi”.
Tra gli sviluppi più preoccupanti rimarcati all’interno del rapporto troviamo la contestatissima revisione da parte di Meta della sua politica sui “contenuti d’odio”, che consente agli utenti di definire le persone LGBTQ+ come mentalmente malate. Un linguaggio che, secondo GLAAD, riecheggia attacchi politici e religiosi rivolti direttamente alla comunità trans. YouTube, nel frattempo, ha rimosso “identità ed espressione di genere” dall’elenco delle caratteristiche protette in relazione alla sua politica sui discorsi d’odio. Una modifica silenziosa ma significativa che ha reso gli utenti trans vulnerabili ad abusi mirati e sempre più violenti. Tutto questo è diventato realtà dopo la vittoria di Donald Trump alle elezioni di novembre. Il passo indietro portato avanti dalle principali piattaforme è stato netto, clamoroso, pericoloso.
I risultati di GLAAD evidenziano anche una doppia drammatica realtà: le piattaforme non riescono a moderare l’odio anti-LGBTQ+ e, allo stesso tempo, a reprimere la legittima espressione LGBTQ+. L’organizzazione ha documentato modelli di rimozione ingiusta di account, demonetizzazione, shadowbanning ed etichettatura errata di contenuti LGBTQ+ definiti come “espliciti”. Queste azioni avvengono molto spesso senza alcuna spiegazione e colpiscono in modo sproporzionato i creatori che dipendono dalla visibilità e dalla monetizzazione per sostenere il proprio lavoro. Nel caso di Meta, ovvero Facebook e Instagram, il rapporto rileva come l’azienda non solo abbia rimosso le principali tutele, ma ha anche annunciato l’abbandono dei suoi programmi interni per la diversità, l’equità e l’inclusione. Questi cambiamenti si inseriscono in un contesto di più ampi attacchi politici ai diritti LGBTQ+ e rispecchiano la crescente influenza della disinformazione anti-LGBTQ+ sulle piattaforme tecnologiche.
Sempre meno tutele, ma i social rimangono spazi di connessione, creatività e sopravvivenza
Secondo GLAAD la tendenza è inequivocabile: le piattaforme stanno riducendo le tutele, mentre odio e molestie aumentano. Il report chiede un’azione urgente, incoraggiando le piattaforme a ripristinare le politiche contro il misgendering e il deadnaming, a vietare chiaramente i contenuti legati alle cosiddette “terapia di conversione” e ad aumentare la trasparenza sulle pratiche di moderazione e applicazione delle norme. Passi necessari perché nonostante queste carenze sistemiche, i social media hanno confermato la loro assoluta centralità nella vita delle persone LGBTQIA+, in particolar modo più giovani, e di coloro che vivono in regioni ostili. Queste piattaforme sono spazi di connessione, creatività e sopravvivenza. Tuttavia, come chiarisce GLAAD, questi spazi sono sicuri solo quanto lo sono le politiche che li regolano.
“Dobbiamo mantenere questa posizione: mentre le aziende tecnologiche stanno facendo passi indietro senza precedenti, noi rimaniamo fermi nel sostenere le migliori pratiche di base che proteggano la sicurezza delle persone LGBTQ+ su queste piattaforme“, ha dichiarato Jenni Olson, Senior Director of Social Media Safety di GLAAD. “Questo non è normale. Le nostre comunità meritano di vivere in un mondo che non generi né tragga profitto dall’odio“
