Cosma Brussani e gli insulti omofobi: “Mi dicono che sono gay per sminuirmi”

L'attore e content creator si racconta: dagli insulti omofobi sui social al rapporto con la community LGBTQIA+ che lo ha adottato come icona.

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Cosma Brussani
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Cosma Brussani torna a parlare di un tema che lo accompagna da anni: gli insulti omofobi che riceve sui social, nonostante non si sia mai definito gay. In una nuova intervista rilasciata a Fanpage.it, l’attore e content creator romano, oggi seguitissimo per i suoi doppiaggi e i suoi personaggi virali, ha raccontato come gestisce oggi gli attacchi che gli arrivano online, e cosa è cambiato rispetto a qualche anno fa.

Cosma Brussani
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Cosma Brussani: ”Gli omofobi mi dicono che sono gay per sminuirmi”

Cosma Brussani ha spiegato di aver costruito, nel tempo, una sorta di scudo verso chi lo attacca online: alterare la voce nei video, mai parlare “normalmente”, è servito anche a proteggersi dagli insulti. Ma il nodo resta sempre lo stesso: chi lo insulta lo fa, spesso, dicendogli che è gay, come se fosse un’offesa.

Cosma è stato netto: per lui sentirsi chiamare gay non è un insulto, ma semmai una dimostrazione di chi lo attacca. Ha raccontato di aver reagito male agli attacchi in passato, mentre oggi prova a lasciare correre, anche se ammette di provarci ancora rabbia in certi momenti.

Quello che è cambiato è la lettura che dà a quei commenti: dietro chi insulta, dice, c’è quasi sempre un’insicurezza, una ferita personale che si attiva guardando i suoi video.

Non è la prima volta che Cosma parla di omofobia

Non è la prima volta che Cosma Brussani si confronta con il tema. Già anni fa, in un’intervista concessa a Gay.it, aveva raccontato un episodio specifico: una sera, uscendo dal Gay Village di Roma insieme ad altre persone, un’auto in transito aveva urlato insulti omofobi al gruppo.

Cosma, che si definì allora (come oggi) eterosessuale, raccontò di essere stato colpito comunque da quell’episodio, perché si trovava lì insieme agli altri. In quella stessa intervista aveva anche raccontato di aver scelto consapevolmente di mettere la sua pagina al servizio della comunità queer, schierandosi contro l’omofobia attraverso l’ironia e la provocazione.

Negli anni, Cosma è più volte tornato a chiarire pubblicamente il proprio orientamento sessuale, rispondendo ai commenti di chi, vedendolo muoversi o parlare in un certo modo nei suoi video, gli chiedeva se fosse gay.

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In un video pubblicato di recente su TikTok ha risposto a una fan in modo diretto, specificando ancora una volta di non essere gay e invitando a chiudere la questione una volta per tutte.

Cosma Brussani, intervista degli smalltownboys

L’icona gay che non si definisce gay

Il paradosso, se così si può chiamare, è che Cosma Brussani viene spesso descritto come una vera e propria icona della comunità LGBTQIA+, nonostante la sua autodefinizione eterosessuale.

Il personaggio di Marcelo Que Belo, uno dei suoi alter ego più amati, è diventato negli anni un piccolo simbolo per parte del pubblico queer, e diverse testate e creator lo hanno definito proprio così: un’icona gay del web.

Quello che racconta Cosma è in fondo un tema che la comunità LGBTQIA+ conosce bene: l’idea che mostrarsi sopra le righe, parlare in un certo modo, muoversi o vestirsi diversamente dagli standard imposti dalla mascolinità tradizionale, debba automaticamente corrispondere a un orientamento sessuale.

È lo stesso meccanismo, ribaltato, che porta tante persone gay a sentirsi giudicate per non essere “abbastanza” o “troppo” qualcosa. Cosma lo ha capito e lo ha trasformato, restituendo al mittente lo stereotipo: chi insulta, dice oggi, ha più probabilmente un problema proprio con sé stesso.

Chi è Cosma Brussani

Cosma Brussani, classe 1985, è un attore romano diplomato al Centro Sperimentale di Cinematografia. Dopo una gavetta tra fiction e provini, ha trovato sui social la sua dimensione, diventando celebre per i doppiaggi comici di celebrità e influencer, tra cui il celebre video di Rihanna che lo ha lanciato.

Ha aperto un secondo profilo dedicato alla salute mentale, tema affrontato anche nel suo libro “Ti aspetto qui”, uscito quest’anno, in cui racconta il suo percorso con ansia e disturbo dissociativo.

 

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