È stata approvata la Relazione 2024 sullo Stato di diritto redatta dalla Commissione LIBE, che include un’ampia serie di emendamenti che ribadiscono il ruolo dei diritti civili e sociali come pilastro dell’Unione. Il documento è stato sostenuto da PPE, S&D, Renew, Verdi/ALE e The Left, mentre hanno votato contro i gruppi dell’estrema destra, tra cui Identità e Democrazia, ECR e alcuni membri del PPE. A marcare una chiara opposizione alla relazione approvata dalla Commissione LIBE sono stati i partiti italiani di governo, Fratelli d’Italia e Lega.
La Commissione LIBE (Libertà civili, giustizia e affari interni) del Parlamento europeo si occupa di diritti fondamentali, stato di diritto, migrazione, asilo, lotta alla discriminazione e protezione dei dati. È uno degli organismi chiave nella difesa dei diritti civili nell’Unione Europea.
La relazione LIBE approvata costituisce un orientamento politico che sarà presto discusso in plenaria e potrà tradursi in iniziative concrete da parte della Commissione europea, comprese eventuali misure sanzionatorie nei confronti degli Stati che violano i valori fondanti dell’Unione. In questo contesto, la posizione assunta dalla destra italiana rischia di aumentare l’isolamento dell’Italia a Bruxelles.

Tra i promotori del testo Alessandro Zan, eurodeputato Pd e vicepresidente della Commissione LIBE, che ha sottolineato come la relazione rappresenti un “messaggio inequivocabile anche al Governo italiano: non può esserci piena cittadinanza europea dove persistono discriminazioni basate su genere, orientamento sessuale o identità di genere”.
Nel documento approvato in Commissione LIME si chiede che il diritto all’aborto venga garantito in tutta Europa, che siano riconosciuti i matrimoni egualitari e tutelato il diritto all’autodeterminazione di genere per persone trans e non binarie. Si sollecita inoltre l’adozione di una norma vincolante contro le ‘terapie di conversione’, definite “una pratica barbara ancora legittimata in molti Paesi, compreso il nostro”, e provvedimenti di protezione legale contro i crimini di odio a sfondo omobitransfobico.
Tra i punti critici segnalati nel testo, anche riferimenti impliciti all’Italia, in particolare sulla legge sicurezza, sulla libertà di stampa e sull’uso di spyware (tra querele e minacce ai giornalisti, l’Italia di Meloni è crollata al 49° posto del ranking di Reporter Senza Frontiere). Zan ha precisato che “la relazione contiene emendamenti fondamentali che rappresentano una chiara denuncia della deriva liberticida in atto anche in Italia”.
Il documento ha ricevuto 50 voti favorevoli, 18 contrari e 4 astensioni nella votazione finale. La maggioranza progressista ha respinto emendamenti come il n. 560, sostenuto da Susanna Ceccardi (Lega) e Fabrice Leggeri (estrema destra francese), che avrebbe attenuato le condanne sui diritti fondamentali. Tra i voti contrari spiccano anche quelli di Alessandro Ciriani e Paolo Inselvini per Fratelli d’Italia.
Zan ha sottolineato che la relazione promuove parità di diritti e di circolazione (pilastro dei trattati europei) anche per le famiglie omogenitoriali, argomento sul quale nella scorsa legislatura europea si era espressa anche la Commissione europea, che nel 2022 aveva proposto di istituire un certificato di genitorialità unico, valido in tutti i paesi dell’Unione: la proposta non era mai arrivata al Consiglio degli Stati, dove sarebbe comunque stata bocciata dal veto di paesi come Italia e Ungheria.
“La relazione contiene emendamenti fondamentali che ho sostenuto o che ho scritto e che rappresentano una chiara denuncia della deriva liberticida in atto anche in Italia – spiega Zan in una nota – Si afferma che in tutta Europa deve essere garantito il diritto all’aborto, riconosciuto il matrimonio egualitario e tutelato il diritto all’autodeterminazione di genere per le persone trans e non binarie. Si ribadisce anche che tutte le bambine e i bambini in Europa devono avere gli stessi diritti, a prescindere da come sono nati e dalla composizione della loro famiglia. Inoltre, la relazione approvata chiede alla Commissione di agire contro i crimini d’odio basati sull’orientamento sessuale e l’identità di genere e di proporre finalmente una norma vincolante che metta al bando le cosiddette ‘terapie di conversione’, una pratica barbara ancora legittimata in molti Paesi, compreso il nostro. Nel testo sono presenti anche riferimenti impliciti all’Italia, in particolare sul dl sicurezza, sulla libertà di stampa e sull’uso di spyware”
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In un video social, Zan ha invocato sanzioni contro i Paesi che non rispetteranno i diritti tutelati dall’Unione. “Lo Stato di diritto – ha spiegato l’eurodeputato Pd – significa garantire che ogni cittadina o cittadino europeo abbia gli stessi diritti, ovunque viva. L’Europa deve farsi carico di questa battaglia: se uno Stato membro non rispetta i principi fondamentali dell’Unione, deve essere sanzionato. Non ci può essere democrazia senza uguaglianza, Ora l’Italia faccia la sua parte: i diritti non sono privilegi, ma la base della democrazia”.
