Nella giornata di ieri la Commissione LIBE del Parlamento europeo ha approvato la Direttiva vittime di reato, testo che rafforza i diritti delle vittime con una parte importante del “ddl Zan” al suo interno, con 77 voti a favore, 12 contro e 12 astenuti. Tra quest’ultimi anche gli europarlamentari di Fratelli d’Italia Alessandro Ciriani, Chiara Gemma, Paolo Inselvini e l’eurodeputata leghista Susanna Ceccardi. Si votava sull’intera direttiva, su un testo già bloccato frutto di due anni di negoziazioni.

La commissione LIBE è il principale organo del Parlamento europeo per la definizione e il controllo della legislazione e delle politiche dell’UE che garantiscono ai cittadini dell’Unione uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia.

La sua missione consiste nel salvaguardare lo Stato di diritto, rafforzare i diritti fondamentali, lottare contro tutte le forme di discriminazione e garantire la protezione dei dati e della vita privata di tutti i cittadini, affrontando le politiche di asilo e migrazione nella loro complessità, sostenendo la lotta alla criminalità organizzata e alle nuove minacce della criminalità emergenti, adoperandosi per rafforzare la sicurezza dei cittadini UE.

Alessandro Zan è vicepresidente della Commissione LIBE dal luglio del 2024. L’ex deputato del Pd ha lavorato negli ultimi due anni alla Direttiva vittime di reato e all’inserimento dell’art.6 del ddl che portava il suo nome bocciato nel 2021 al Senato, tra gli applausi del centrodestra italiano.

Direttiva vittime di reato con articolo 6 del DDL Zan

 

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Nel testo si afferma che quando una persona subisce un reato, bisogna considerare il contesto in cui lo stesso è stato commesso. Se il reato è avvenuto per motivi legati all’orientamento sessuale, al genere o all’identità di genere della vittima, quest’ultima dovrà ricevere una tutela speciale. Lo stesso vale anche nei casi in cui il reato è motivato dalla disabilità, dalla religione, dalla lingua o dall’origine sociale o etnica della vittima. L’Europa ha quindi scritto nero su bianco quello che prevedeva l’articolo 6 del DDL Zan, con la direttiva che introduce inoltre tutele concrete per tutte le vittime di reato: protezione della privacy, supporto psicologico, possibilità di denunciare anche online tramite associazioni della società civile e formazione obbligatoria per chi lavora con le vittime, dalle forze dell’ordine ai magistrati.

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Adesso manca l’ultimo passaggio, quello decisivo, con il testo che sarà votato dal Parlamento europeo in plenaria, tra aprile e maggio. Ma sarà votato in tutta la sua interezza, quindi appare complicato immaginare una sua bocciatura perché a cadere sarebbe l’intera Direttiva vittime di reato.

Se approvata, tutti i 27 Paesi dell’Unione europea dovranno adeguare le proprie leggi. Italia compresa.

Quello che nel nostro Paese il centrodestra ha fermato con un applauso vergognoso al Senato, oggi si fa strada in Europa, con la possibilità di diventare protezione reale per milioni di persone”, ha precisato Zan, giustamente euforico dopo due anni di lavoro sottotraccia, per provare a tramutare in realtà quello che in Italia non è stato possibile grazie al voltafaccia di chi aveva votato il suo DDL alla Camera.

L’articolo 6 del DDL Zan chiedeva la modifica dell’articolo 90-quater del codice di procedura penale, aggiungendo dopo le parole “odio razziale” la dicitura “o fondato sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere“.

Cinque anni dopo il suo stralcio a Palazzo Madama lo stesso articolo 6 ha ripreso forma grazie alla Direttiva vittime di reato, a cui il nostro governo dovrà eventualmente adeguarsi.

 

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