Tra i film più attesi di Cannes 2025, The History Of Sound di Oliver Hermanus, con protagonisti Paul Mescal e Josh O’Connor, si è finalmente fatto vedere, con le prime recensioni subito venute alla luce, tra chi ha sgonfiato la pellicola e chi l’ha applaudita. Una storia d’amore ambientata nel pieno della prima Guerra Mondiale che ruota attorno a Lionel, talentuoso cantante del Kentucky rurale cresciuto con le canzoni che suo padre cantava sul portico di casa. Nel 1917, lascia la fattoria di famiglia per frequentare il Conservatorio di Musica di Boston. Qui incontra David (O’Connor), un affascinante studente che poco dopo verrà arruolato per la fine della guerra. Nel 1920, i due trascorrono un inverno camminando tra le foreste e le isole del Maine, raccogliendo canzoni popolari per preservarle per le generazioni future. Lionel vaga per l’Europa tra i venti e i trent’anni, costruendosi una nuova vita di profondo successo e felicità e vivendo nuovi amori. Eppure, è costantemente attratto dai ricordi del breve periodo trascorso con David, cercando di comprendere l’impatto della loro relazione…
The History Of Sound è il nuovo Brokeback Mountain?

Le reazioni della critica alla première mondiale del sono state calorose ma contrastanti. Erik Anderson di Awards Watch lo ha elogiato parlando “di bellezza struggente“, mentre autori come Iana Murray lo hanno criticato per essere “privo di cuore, passione e sentimento“. Adattato da un racconto omonimo di Ben Shattuck, il film è di fatto diviso in due parti, con solo la seconda che abbraccia il sentimento condiviso dai due protagonisti. Ma senza mai esplodere del tutto.
Il Globe And Mail scrive che il film diventa “più profondo e insidioso” dopo la prima ora, con un finale che “vi trasformerà in una pozzanghera”. Ali Benzekri concorda, osservando che l'”ultimo atto agrodolce” è interpretato dall’attore Chris Cooper, nei panni di una versione più matura di Lionel.
Ryan Lattanzio di Indiewire scrive che l’impulso di Hermanus nel realizzare quella che “decisamente non è una grande e travolgente storia d’amore gay” fa sì che il film “manchi di passione“, anche se alla fine riesce comunque a suscitare un’ondata di emozioni. Allo stesso modo, Richard Lawson di Vanity Fair osserva: “Hermanus è così riservato riguardo al sesso; a malapena vediamo gli uomini baciarsi”.
Dimentichiamoci quindi il sesso sfrenato della miniserie Mary & George, diretta sempre da Hernanus, perché The History of Sound parrebbe virare verso altri lidi. “È uno scenario che ha funzionato 20 anni fa in Brokeback Mountain e funziona di nuovo in The History of Sound, anche se non tutto il resto funziona”, scrive il Times, mentre Variety lo stronca: “È tutt’altro che incompetente, ma è apatico e spiritualmente inespressivo. È Brokeback Mountain sotto sedativi”. Duro anche The Wrap (“Non lasciatevi ingannare dal titolo: “The History of Sound” è un’opera terribilmente smorzata. Smorzata nel colore, nell’esecuzione, nel tenore e nel tono“), a differenza dell’Hollywood Reporter che invece lo promuove: “Dà i suoi frutti senza fretta, ma trova una potenza silenziosa nell’understatement, la sua passione e il suo desiderio rivelati negli occhi dei suoi superbi attori protagonisti“.

Dall’Italia ComingSoon scrive di un “melodramma in costume soffocato, proprio come il sentimento del protagonista, che passa buona parte della sua vita fra i rimpianti e la ricerca di una piena valutazione di quando quella relazione abbia impattato la sua vita“, con Stanze di Cinema che aggiunge: “Oliver Hermanus è per la prima volta in concorso a Cannes con un film talmente didascalico e ridondante da chiedersi il perché questo debutto non sia stato rimandato ancora un po‘”. Francesco Alò parla infine di “storia d’amore polverosa, tediosa, che ti vuoi sparare. Uno dei film gay più iettatori di sempre, bruttissimo“.
La palla passa ora alla giuria capitanata da Juliette Binoche, senza dimenticare la Queer Palm che vede il film in corsa. Ad oggi The History Of Sound non ha ancora una data d’uscita, per nessun mercato. Italia compresa.

