The History of Sound e le scene di sesso tra Paul Mescal e Josh O’Connor

Il regista Oliver Hermanus ha confessato di voler offrire al pubblico "un'esperienza queer diversa". Direttamente da Cannes, una storia d'amore gay ambientata durante la prima Guerra Mondiale.

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THE HISTORY OF SOUND de Oliver Hermanus
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Attesissimo a Cannes dove è in corsa per la Palma d’Oro e la Queer Palm 2025, The History of Sound segna il ritorno al cinema di Oliver Hermanus, 41enne regista sudafricano già Queer Palm nel 2011 con Beauty, nel 2019 visto all’opera con Moffie e nel 2024 in tv con Mary & George. Protagonisti assoluti Paul Mescal e Josh O’Connor.

Il primo interpreta Lionel, un talentuoso cantante del Kentucky rurale, cresciuto con le canzoni che suo padre cantava sul portico di casa. Nel 1917, lascia la fattoria di famiglia per frequentare il Conservatorio di Musica di Boston. Qui incontra David (O’Connor), un affascinante studente che poco dopo verrà arruolato per la fine della guerra. Nel 1920, i due trascorrono un inverno camminando tra le foreste e le isole del Maine, raccogliendo canzoni popolari per preservarle per le generazioni future. Lionel vaga per l’Europa tra i venti e i trent’anni, costruendosi una nuova vita di profondo successo e felicità e vivendo nuovi amori. Eppure, è costantemente attratto dai ricordi del breve periodo trascorso con David, cercando di comprendere l’impatto della loro relazione…

The History of Sound, una storia d’amore queer d’altri tempi

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THE HISTORY OF SOUND de Oliver Hermanus

Intervistato da Variety direttamente da Cannes, Hermanus ha accennato alla “storia romantica”, descrivendola come “un profondo concetto di nostalgia, con l’uso della metafora del suono per descrivere il modo in cui conserviamo i  nostri sentimenti“. “Prima del XX secolo, non era possibile. Come ci si sente a sentire le voci dei propri genitori molto tempo dopo la loro morte? E il desiderio. È una cosa interessante da cercare di capire. Confondiamo il desiderio con l’ossessione e con l’amore non corrisposto. Si può desiderare qualcuno, e non solo perché non ci sia più.

Tratto dal racconto di Ben Shattuck, vincitore dello Story Prize, il film doveva entrare in produzione nel 2020, per poi andare incontro alla pandemia da Covid-19.

Da subito vediamo Lionel e David immergersi nella loro storia d’amore, nonostante l’ambientazione storica. Hermanus ha affermato di voler offrire al pubblico “un’esperienza queer diversa“, razionalizzando: “Siamo nel 2025 e il pubblico queer vuole di più“. La tragedia all’interno delle ‘tradizionali’ storie queer, sottolinea il regista, deve essere superata.

“Abbiamo visto tutti molti stereotipi, soprattutto quando si tratta di biopic. Sto lavorando a un film biografico proprio in questo momento, su Alexander McQueen. Era un uomo gay, sieropositivo, artista geniale che viveva nel mondo della moda con una dipendenza, e poi si è suicidato. Ricordo di aver guardato “Halston” [di Ryan Murphy] e di aver visto un percorso di persone queer che hanno successo e sono celebrate, ma che volano troppo vicino al sole. Vengono incenerite in un finale tragico. Credo che ci resti impresso nella mente l’idea che le nostre vite potrebbero potenzialmente imboccare questa strada, quando la nostra sessualità e il nostro stile di vita presentano un pericolo o una forma di tristezza”.

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Parlando delle scene di sesso con protagonisti due divi come Mescal e O’Connor, Hermanus ha aggiunto che “ci sono”, per poi precisare che non voleva diventassero “fondamentali o [segnalassero] un cambio di marcia nella loro relazione”. “Non è quel tipo di film. Rimangono uniti fin dal primo giorno in cui si incontrano. Quello che adoro sono i momenti che conducono al sesso, e poi quelli successivi. Il personaggio di Josh ha questa cosa incredibile di continuare a raccogliere tutte le piume che cadono dal cuscino di Paul per rimetterle dentro. Questo è romanticismo“.

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Mary & George

Nell’affrontare le scene più intime il regista ha ricordato la miniserie Mary & George con Nicholas Galitzine, da lui diretta, caratterizzata da tantissime scene d’amore queer.

“Stavamo sul set a pensare a nuove posizioni per il sesso. Mi giravo verso Nicholas Galitzine e gli dicevo: “Cosa non hai fatto?”. Lui rispondeva: “Sono stato scopato così ieri. Ho già fatto un’orgia con quel tipo l’altro giorno. Ho fatto il dominante con quello e il passivo con l’altro”. “Il coordinatore dell’intimità veniva con un iPad e passava in rassegna le nuove posizioni. Era il momento in cui cercavo solo di distinguere un’orgia francese da una britannica, come i Lego”.  “Adoro i film che hanno una sessualità cruda, ci vorrà molto tempo prima che io possa rimanere scioccato o sentirmi in pericolo dal sesso queer”.

Sul suo prossimo film dedicato ad Alexander McQueendi cui si parla dal lontano 2016 e all’epoca affidato ad Andrew Haigh, Oliver Hermanus ha aggiunto: “L’ho ereditato dopo molti, molti anni di sviluppo. Ho iniziato da zero. Il mio amico Harry Lighton [regista di “Pillion”] ha scritto la sceneggiatura. McQueen è un film difficile. Come si fa a realizzare un biopic su un uomo che ha sfidato i biopic? Dovrà avere una forma che rompe gli schemi e i generi“.

The History of Sound sarà distribuito da Mubi in Nord America, mentre Focus Features e Universal Pictures si occuperanno della distribuzione internazionale. Tutto tace sulla data d’uscita italiana.

© Riproduzione riservata.

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