Pino Insegno e il gratuito stereotipo del truccatore effeminato nello spot di Reazione a Catena (VIDEO)

Con camicia rosa e foulard al collo. Come se fossimo in uno sketch anni '90 della Premiata Ditta.

Ascolta:
0:00
-
0:00
Pino Insegno e il gratuito stereotipo del truccatore effeminato nello spot di Reazione a Catena (VIDEO) - Pino Insegno nello spot di Reazione a Catena - Gay.it
Pino Insegno nello spot di Reazione a Catena
3 min. di lettura

Ha fatto clamore lo spot ufficiale Rai di Reazione a Catena, dall’8 giugno tutti i giorni dalle ore 18.45 su Rai 1. Alla conduzione torna Pino Insegno, uscito malconcio dall’esperienza del Mercante in Fiera su Rai2 e un anno fa in calo anche con gli ascolti del celebre quiz televisivo, innegabilmente frenato dalla contemporaneità di alcuni eventi sportivi come le Olimpiadi e la Coppa Davis.

Da oltre un anno inseguito dal chiacchiericcio per la sua amicizia con la premier Giorgia Meloni, tanto dall’aver condotto più manifestazioni di piazza targate Fratelli d’Italia, Insegno ha sempre rimarcato la sua  assoluta e indubbia professionalità, lavorando in tv da quasi 40 anni, senza mai concedersi un mea culpa, trincerandosi puntualmente dietro il paravento dell’eventuale critica preventiva dal sapore politico nei suoi confronti. Ma c’è da dire che Pino Insegno sembrerebbe quasi cercare la polemica inconsapevole a tutti i costi, visto quanto avvenuto negli ultimi giorni.

Il contestato spot di Reazione a Catena con Pino Insegno

Nel lancio della nuova stagione di Reazione a Catena, che esordirà domenica 8 giugno, giorno della finalissima del Roland Garros (ma si gioca nel primo pomeriggio), Insegno si è concesso una battuta che molti hanno etichettato come spiacevole e discutibile nei confronti di Sinner: “Magari c’ha ‘na bottarella al gomito… gli auguro ogni bene, ma non è che se non fa una finale… gli auguro soltanto un raffreddore”. Un’infelice uscita presto rimbalzata sui social, ad augurarsi che un’ipotetica finale di Sinner al Roland Garros non possa intralciare la prima puntata di Reazione a Catena, ma è con lo spot ufficiale la Rai e Insegno si sono giocati la carta di un fastidioso cliché anni ’90.

Nei trenta secondi di pubblicità Insegno interpreta tre professionisti del servizio pubblico. Una guardia all’ingresso degli studi televisivi, un cuoco alla mensa e un truccatore effeminato, con foulard al collo e camicia rosa. Tra i mille possibili mestieranti della televisione che Insegno e i suoi autori avrebbero potuto rappresentare per fare forma a questo brutto spot televisivo hanno scelto proprio quello sterotipato alla Albin Mougeotte, se solo non fosse che Michel Serrault lo rese leggendario nel lontano 1978. E ora siamo nel 2025. Se ne sentiva il bisogno? Qualcuno trova ancora divertente simile rappresentazione?

Max Giusti smonta la fake news del politicamente corretto

Il Vizietto di un cliché ampiamente cavalcato negli anni 90, quando lo stesso Pino Insegno andava in onda con la Premiata Ditta, che oggi appare gratuito, fuori tempo massimo, stantio, improponibile e indigeribile. E non a causa del cosiddetto “politicamente corretto” o della “woke culture”, perché come ricordato lo scorso marzo a Gianluca Gazzoli dal saggio Max Giusti, “molto spesso quelli che lo dicono sono quelli che pretendono ancora di usare in un film, una commedia, lo stesso linguaggio che si usava negli anni Ottanta-Novanta. Ora, tu non puoi rimpiangere quel linguaggio là, perché se ancora nel 2025 pretendi di far ridere le persone offendendo gli altri per il gusto sessuale per il colore della loro pelle, per il loro aspetto fisico o provenienza, sei un coglione”, ha precisato Giusti, da due anni magnifico imitatore per la Gialappa’s

Aggiungi Gay.it come fonte preferita in Google!

“Mi sono rotto le palle di sentire quelli che dicono che non si può più lavorare perché c’è il politicamente corretto. Il mondo cambia, ci sono delle vittorie, delle conquiste sociali. Io faccio uno spettacolo di due ore molto diretto, però non si offende nessuno. Penso che probabilmente, se non sei in grado di metterti in discussione, evolverti rispetto al mondo che ti circonda, non sei contemporaneo. Poi io penso che si possa dire tutto e veramente non offendere nessuno. Spesso quando si parla di minoranze, spesso sono proprio le persone che ne fanno parte ad essere autoironiche, accettare di più la critica. L’unica cosa è come la fai, in che contesto la fai e come la racconti, forse bisogna ingegnarsi di più”. “Se prima per fare una cosa bastavano tre ore, ora per scriverla ce ne vogliono dieci. Ma è il tuo lavoro, se non ti evolvi sei fuori dal mondo e se lo sei come fai a raccontare quello che c’è attorno a te tutti i giorni?”.

E chi vuol capire, capisca.

Pino Insegno e il gratuito stereotipo del truccatore effeminato nello spot di Reazione a Catena (VIDEO) - Pino Insegno nello spot di Reazione a Catena 2 - Gay.it

© Riproduzione riservata.

Mi piace
Commenta
Salva
Condividi

Partecipa alla discussione

Per inviare un commento devi essere registrato.