82 anni il prossimo 26 maggio, Bruno Vespa è in Rai dal lontano 1968. In quasi 60 anni è stato direttore del Tg1, ha condotto il DopoFestival di Sanremo, ideato la “terza Camera dello Stato” Porta a Porta nel 1996, pubblicato decine di libri, dato forma ad un’infinità di speciali tra funerali, commemorazioni, venerdì santi, prime della Scala, Expo, Giornate mondiali della gioventù e occupato a partire dal 2023 l’ambitissimo access prime time post Tg1 delle 20 con la striscia quotidiana Cinque Minuti. Rumor alla mano, Bruno Vespa guadagnerebbe circa 2 milioni di euro l’anno, soldi di quel servizio pubblico che tutti gli italiani contribuiscono a tenere in piedi grazie al canone mensile addebitato direttamente sulla bolletta elettrica, se non fosse che l’81enne giornalista, conduttore, autore e scrittore Bruno Vespa appaia sempre meno imparziale nel discutere di politica, con talk sempre più sbilanciati.
Nulla di nuovo sotto il sole, se ci si ricorda del celeberrimo “contratto con gli italiani” di berlusconiana memoria dell’8 maggio 2001, ma certo è che da quando Giorgia Meloni è salita al governo tanto Cinque Minuti quanto Porta a Porta parrebbero essere diventati megafono del potere, con le opposizioni puntualmente sferzate, incalzate, se non addirittura silenziate come accaduto il 9 aprile 2026 su Rai1, a difesa dell’esponente di maggioranza di turno gentilmente introdotto e accompagnato.
Vespa vs. Provenzano su Rai1
Vespa che sbrocca con Provenzano per proteggere Malan conferma che è stato colpito sul vivo ed ha fatto l’ennesima pessima figura…
che spettacolo ignobile…#Vespa #Malan #Provenzano #10aprile pic.twitter.com/sojiZ29lYO— Sirio 🏀 (@siriomerenda) April 10, 2026
L’ultimo increscioso e inaccettabile episodio si è verificato ieri sera, durante Porta a Porta, in 2a serata, con Giuseppe Provenzano, 43enne ex ministro per il Sud e la coesione territoriale nel governo Conte II, ex vicesegretario del Partito Democratico e attualmente deputato della Repubblica, in studio a dibattere con Lucio Malan, senatore di Fratelli d’Italia ex Forza Italia. Provenzano ha chiesto al collega di elencare le manovre e le significative riforme realizzate dall’attuale maggioranza di Governo, con Malan che non ha chiaramente saputo rispondere dopo 4 anni di nulla meloniano, a tal punto da portare Provenzano a sollecitarlo. Ed è qui che Vespa si è sentito in dovere di interrompere il deputato Pd, chiedendogli di non accavallarsi con Malan, cosa che solitamente si verifica nel 99% dei dibattiti politici nazionali, Porta a Porta in testa.
“Prima ha parlato, adesso lasci parlare. Perché se lui parla e lei interrompe“, ha risposto stizzito Vespa.
“Stiamo interloquendo, è legittimo, siamo in uno studio democratico”, ha replicato sorridente Provenzano.
“Vuole venire al posto mio? Io mi siedo là e lei interloquisce”, ha insistito il conduttore.
“No, non lo farei mai, forse dovrebbe sedersi da quella parte”, ha risposto il deputato Pd alludendo al “lato di maggioranza di governo” dello studio, scatenando la furia di Bruno Vespa.
Con il dito puntato in faccia ad un parlamentare della Repubblica, l’81enne conduttore Rai ha inveito contro un esterrefatto Provenzano “questo non glielo consento! Lei deve trovare una trasmissione, che in maniera isterica, con quello che vedete in giro sulla par condicio. Non glielo consento! Non glielo consento! Ha fatto una battuta, se la poteva risparmiare. Adesso stia zitto! Adesso stia zitto! Lasci parlare gli altri! Lasci parlare gli altri!”.
Un’aggressione verbale in piena regola, con Vespa quasi fisicamente addosso a Giuseppe Provenzano, ad intimidirlo, a ribadire plasticamente l’ormai evidente inadeguatezza nel poter e saper condurre dibattiti politici concretamente super partes, senza dover necessariamente esporsi in difesa della destra di governo. Dal 27 febbraio 2023, prima puntata di Cinque Minuti, Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Antonio Tajani, Guido Crosetto e Matteo Piantedosi, solo per citare alcuni esponenti di questo esecutivo, sono stati complessivamente ospiti decine di volte del programma, con tanto di indimenticabile puntata girata direttamente nella cinquecentesca masseria Li Reni di Manduria di proprietà della famiglia Vespa, con interviste spesso apparse quantomeno accondiscendenti, rispetto alle più pressanti rivolte agli esponenti d’opposizione.
Come dimenticare lo scontro tv dello scorso febbraio 2026 con Angelo Bonelli in merito ai disordini di Torino al corteo Askatasuna, con Vespa che dinanzi ad una mancata netta dissociazione definì il comportamento del politico “oggettivamente connivente” con le violenze, dopo aver tirato in ballo persino il 102enne padre carabiniere del leader dei Verdi?
Un boicottaggio per voltare pagina
Ma quanto accaduto con Giuseppe Provenzano, il 9 aprile del 2026, è la classica goccia che dovrebbe far traboccare il vaso, portando l’opposizione tutta a pretendere il mancato rinnovo contrattuale di Bruno Vespa, perché non più accettabile nella gestione del dibattito politico del fu servizio pubblico. Per riuscire nell’impresa tutti gli esponenti di centrosinistra dovrebbero semplicemente boicottare Bruno Vespa e i suoi programmi, negandosi.
Senza esponenti d’opposizione a dibattere con i leader della maggioranza di governo tanto Cinque Minuti quanto Porta a Porta non potrebbero più esistere, perché contrari alle più basilari regole della par condicio. In una Rai sempre più sfacciatamente sbilanciata e di fatto ribattezzata TeleMeloni l’oneroso contratto di Bruno Vespa dovrebbe andare a scadenza, senza alcun tipo di rinnovo, dopo quasi 60 anni di carriera e alla soglia degli 82 anni.
Ma se è praticamente impossibile ipotizzare simile decisione da parte dell’attuale governance Rai vista la volontà della maggioranza Meloni di blindare Bruno Vespa per almeno un altro anno, sono Pd, 5 Stelle, AVS e Italia Viva a dover strappare la corda, declinando ogni invito. Tutti, insieme. Un boicottaggio in piena regola per dire basta ad un arbitro che agli occhi di molti non appare più imparziale. Ad un anno dal voto, e al cospetto di un conduttore che sbraita contro un parlamentare della Repubblica, non è più tempo di cordialità istituzionale. A mali estremi, estremi rimedi.
