Lecce, negato affitto a una studentessa perché trans: “Non voglio problemi con i genitori delle altre”

Negato il diritto fondamentale all'abitazione in uno dei momenti più importanti della vita di una persona.

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Lecce: affitto negato a una studentessa trans
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Un gesto che odora ancora di Medioevo scuote Lecce nel 2025: una studentessa transgender di 17 anni, salentina, si è vista negare l’affitto di una stanza già concordata, appena la proprietaria ha scoperto la sua identità di genere. A riferirlo sono le associazioni LGBTIQIA+ del territorio, che denunciano il caso di manifesta e brutale transfobia.
La ragazza cercava una camera in affitto a Lecce per il trasferimento dal paese di residenza al fine di proseguire i propri studi. Ma il muro della transfobia le ha negato quella che a tutti gli effetti è una delle tappe più importanti nella vita di una persona: uscire dalla propria famiglia e iniziare l’avventura della vita.
A Lecce, secondo quanto emerso, la donna avrebbe esplicitamente motivato la decisione dicendo di voler evitare “problemi con i genitori delle altre ragazze che abitano nella casa”. Un’esclusione violenta e infondata, che priva la ragazza del diritto fondamentale all’abitazione e la costringe a fare i conti con un pregiudizio che la colpisce nel momento forse più fragile della vita: quello della crescita, della formazione, del desiderio di autonomia.
Le reazioni politiche non si sono fatte attendere. L’eurodeputato PD Alessandro Zan, il consigliere regionale Francesco Paolicelli (PD), l’assessore regionale Sebastiano Leo e il presidente della provincia di Lecce Stefano Minerva hanno espresso solidarietà e condanna.
“Esprimo piena solidarietà alla giovane vittima e alla sua famiglia. È dovere anche delle istituzioni intervenire, affinché non si verifichino simili episodi e si possa contrastare, con ogni mezzo a disposizione, ogni forma di discriminazione, promuovendo l’educazione al rispetto, alla parità e alla valorizzazione di ogni identità”, ha dichiarato Minerva. “Un atto inaccettabile – ha aggiunto Paolicelli – che rappresenta una ferita profonda ai principi costituzionali di uguaglianza e libertà. Serve una risposta politica e culturale forte, perché episodi come questo non restino impuniti o, peggio, normalizzati”. Dure anche le parole delle associazioni:

“È giuridicamente illegittimo e moralmente riprovevole. Chiediamo che le istituzioni si esprimano chiaramente su quanto accaduto e si attivino concretamente contro ogni forma di discriminazione basata sull’identità di genere”.

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