Una donna trans di Trento ha denunciato a mezzo stampa la discriminazione subita durante la ricerca di una casa in affitto. L’ultima volta le hanno detto in faccia: “Lo sappiamo cosa fanno quelle come lei in casa” ha raccontato Rebecca, questo il nome della donna, al quotidiano locale L’Adige in un’intervista raccolta da Gigi Zoppello. “Sono allibita. Mi hanno dato della prostituta“, spiega Rebecca, che ha trovato ostacoli fin dall’inizio. Nonostante un lavoro stabile e documenti in regola, quando si presentava di persona per firmare i contratti, gli accordi saltavano misteriosamente. “Una volta ho fatto chiamare mia madre, mia sorella e una mia amica: a loro fissavano gli appuntamenti, mentre a me dicevano che le case non c’erano più“.
Rebecca è una donna trans, ma da 20 anni ha documenti anagrafici maschili, una scelta che riflette l’orgoglio del suo percorso di affermazione di genere. Tuttavia, questa realtà viene spesso strumentalizzata per giustificare il rifiuto degli affitti a una persona transgender: “Durante un appuntamento mi hanno detto che non ero stata onesta, perché non avevo avvisato di avere documenti non rettificati. Come se fosse mio dovere comunicarlo a chiunque incontro“.
L’identità di genere è l’esperienza intima e profonda di essere uomo, donna, entrambi o nessuno, indipendentemente dal sesso assegnato alla nascita. E non dipende dall’anagrafe o dai documenti ufficiali, ma da come una persona si percepisce e vive sé stessa. I documenti, pur essendo importanti per riconoscimenti legali, non definiscono chi siamo.
Rebecca ha raccontato l’episodio più grave, che si è consumato in presenza del suo fidanzato: “L’agenzia ci ha detto chiaramente: ‘Sappiamo cosa fanno quelle come lei in casa’. Mi sono sentita accusata di essere una prostituta. È stato umiliante“.
La donna ha infine trovato una casa, ma in un sobborgo, a un costo superiore a quello che pagava vicino alla Fondazione Prada a Milano, città dalla quale si era trasferita a Trento per amore del suo compagno: “A Trento gli affitti sono terribilmente alti. Pago 50 euro in più rispetto a Milano, ma vivo in periferia“. Alla domanda del giornalista se secondo lei i trentini siano retrogradi, la risposta amara di Rebecca è stata questa: “Per la mia esperienza, sì… non è carino da dire, però sì…“.
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