Salutato Luciano Spalletti e tramontata l’idea Claudio Ranieri, la nazionale di calcio che rischia di non qualificarsi per il suo 3° mondiale consecutivo sarà allenata da Rino Gattuso. Non c’è ancora la firma sul contratto dell’ex centrocampista campione del mondo con la maglia azzurra e campione di tutto con quella rossonera del Milan, ma il 47enne Rino è diventato il favorito per la panchina dell’Italia di Gabriele Gravina, dal 2018 presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio. Oggi dovrebbe essere la giornata decisiva, quella della definitiva investitura, con l’ex centrocampista riuscito a battere la concorrenza del più inesperto Daniele De Rossi.
Rino Gattuso e la carriera da allenatore
In 12 anni di carriera Gattuso ha allenato il Sion, il Palermo, l’OFI Creta, il Pisa, il Napoli, il Milan, la Fiorentina, il Valencia, l’Olympique Marsiglia e nell’ultimo anno l’Hajduk Spalato. Se da giocatore Gattuso ha vinto tutto, compresi 2 scudetti, 2 Champions League, due Supercoppe europee e una Coppa del mondo per Club, oltre al mondiale con l’Italia conquistato nel 2006 in Germania, da allenatore si è limitato ad una sola Coppa Italia conquistata con il Napoli, con ben 5 esoneri in bacheca. A Palermo nel 2013, dopo 6 giornate di Serie B; a Napoli nel 2021, dopo il 5º posto in Serie A; dal Valencia nel 2023, con la squadra in zona retrocessione; e infine dal Marsiglia nel 2024. Nel mezzo anche due rescissioni consensuali, dal Milan nel 2019 e dall’Hajduk Spalato due settimane fa.
Le accuse di omofobia e sessismo esplose in Premier League
Nel 2021, come dimenticarlo, Gattuso era vicinissimo all’approdo in Premier League, se solo non fosse stato per i tifosi del Tottenham che si ribellarono all’idea di vederlo sulla loro panchina. Il motivo? Alcune sue dichiarazioni passate, etichettate come omofobe e sessiste.
Quando era ancora un calciatore, Rino criticò il Governo Zapatero e il matrimonio egualutario approvato in Spagna: “Siamo nel 2008 e ognuno può fare quello che vuole. Se mi scandalizzo? Sì, perché sono cresciuto credendo nei valori della famiglia e credendo nella mia religione e tutto questo mi sembra roba molto strana“.
Era fine giugno e l’Italia di Roberto Donadoni avrebbe dovuto incontrare proprio la Spagna ai quarti di finale, agli Europei di Calcio. Vinsero gli spagnoli ai calci di rigore e Gattuso impreziosì la conferenza stampa pre-partita con queste contestatissime parole.
“Dispiace che uno dei giocatori più noti e bravi della nazionale italiana come Gennaro Gattuso affermi di essere scandalizzato dalle nozze fra omosessuali consentite dalla legge spagnola“, rispose Aurelio Mancuso, all’epoca presidente nazionale Arcigay. “Dispiace ancor di più perché tutti sanno quanto il calcio sia uno sport seguito ed emulato da tante generazioni di giovani, adolescenti e non che si riconoscono nei loro campioni, non solo per il loro modo di vestire, ma anche nel modo di pensare e nel modo di intendere la vita e lo sport. È proprio da questo istinto di emulazione, che assimila certe frasi omofobiche rendendole proprie, che tende ad arroventare ancora di più il clima di odio e di omofobia presente nel nostro paese che trascende perfino alla discriminazione delle stesse persone gay e lesbiche. Sono diversi i giocatori di calcio italiani, dal campionato dilettantistico alla massima serie, che pur essendo omosessuali mai e poi mai sarebbero disposti a dichiararlo pubblicamente e per questo si nascondono”. “Gattuso farebbe perciò bene a scandalizzarsi per altro, a cominciare dalla presenza negli stadi di diversi gruppi di pseudotifosi che urlano ed espongono striscioni razzisti e omofobi. Invece di parlare di cose che non conosce, perché vive in un paese arretrato come l’Italia, si metta a disposizione come testimonial pubblico contro ogni forma di discriminazione e odio nei confronti delle persone lgbt. Farebbe certamente un’ottima figura. In questo modo potrebbe comprendere quanto sia pesante l’assenza di diritti per milioni di persone lgbt e ricredersi sul riconoscimento giuridiche delle coppie omosessuali”, concluse Mancuso. A cui Gattuso mai replicò.
5 anni dopo, era il 2013, Rino aggiunse che “le donne nel calcio non le vedo molto bene. Io la penso così“.
Virgolettati mai realmente dimenticati e riesplosi nel Regno Unito nel 2021, quando l’hashtag #NoToGattuso divenne talmente virale da vedere precipitare la candidatura dell’allenatore per la panchina degli Spurs, con il diretto interessato difeso da Carolina Morace, ex leggenda del calcio femminile e oggi europarlamentare M5S.
Fraintendimento? Parla Rino Gattuso
Intervistato da Repubblica lo stesso Gattuso parlò di fraintendimento:
“Di sicuro io non sono né razzista, né sessista, né omofobo: sono state travisate vecchie dichiarazioni mie. Perché non chiedete ai miei ex compagni e ai giocatori che ho allenato del mio rapporto con loro? Io mi sono preso del terrone in tutti gli stadi: come razzista non sarei molto credibile. Quanto al resto, non perdo tempo con le sciocchezze. Piuttosto, la mia vicenda insegna una cosa. Che l’odio da tastiera è pericolosissimo e molto sottovalutato. Io sono un personaggio pubblico e ho la forza per reagire alle calunnie, ma non tutti riescono a sopportarle. C’è chi per debolezza magari si butta dalla finestra. È un problema serissimo: che cosa si aspetta a intervenire?”.
Non un mea culpa, un passo indetro, l’accettazione di una mentalità fortunatamente cambiata nel tempo, evolutasi. Rino non ha mai chiarito come sia stato possibile “travisare” quelle parole così nette, che vennero da lui esplicitate, ma da prossimo CT degli azzurri avrà quasi certamente tempo e modo di tornare sull’argomento, chiarendo la propria posizione una volta per tutte.
