Cancellare una comunità, negandole di fatto l’esistenza e la sua storia. Prosegue indisturbata la personale guerra di Donald Trump alla comunità trans, con un nuovo sconcertante capitolo diventato ieri realtà.
L’Università della Pennsylvania ha cancellato tutti i record e i risultati ottenuti dalla nuotatrice trans Lia Thomas, bandendo ufficialmente le atlete transgender dagli sport femminili dopo aver raggiunto un “accordo” con l’amministrazione Trump.
L’UPenn cede ai ricatti di Trump e cancella Lia Thomas
A darne notizia il Dipartimento dell’Istruzione del governo centrale, che ha annunciato come “l’Università della Pennsylvania” abbia “stipulato un accordo di risoluzione per risolvere le sue violazioni del Titolo IX”.
Ciò significa che da ieri, 1 luglio, l’UPenn vieterà alle donne transgender di competere negli sport femminili e “restituirà” qualsiasi titolo vinto dalle atlete transgender alle loro concorrenti cisgender, seppur regolarmente sconfitte. Durante la sua presidenza, Biden aveva esteso la protezione del Titolo IX alle persone transgender. Trump le ha volute escludere.
La direttiva rientra in uno dei tanti ordini esecutivi di Trump incentrati sulla comunità LGBTQ+, intitolato “Difendere le donne dall’estremismo dell’ideologia di genere“, che stabilisce che solo il sesso alla nascita può definire quali sport, spogliatoi e servizi igienici le atlete possano utilizzare.
I titoli vinti da Lia Thomas, che secondo la Casa Bianca si sarebbe “appropriata indebitamente” di medaglie che sarebbero dovute andare ad atlete cisgender, sono già stati rimossi dall’elenco dei “Record scolastici” del sito web dell’UPenn. Thomas, che aveva potuto gareggiare perché nei parametri stabiliti, aveva conquistato record nei 100, 200 e 500 stile libero durante la stagione 2021-22. Il suo nome divenne presto celebre, aizzando la transfobia dell’ultradestra americana che da quel momento in poi ha deciso di intraprendere una sua personalissima battaglia contro le donne trans nello sport.
L’Università della Pennsylvania “invierà una lettera di scuse personalizzata a ciascuna nuotatrice coinvolta“. Una follia. Basti pensare che nel 2022 la stessa Università candidò Lia al titolo di “atleta dell’anno”.
Lo scorso marzo l’amministrazione Trump aveva minacciato l’Università della Pennsylvania di tagliargli tutti i finanziamenti, a meno che non cancellasse i record di Thomas. Tre mesi dopo ha ceduto. Il presidente dell’Università, J. Larry Jameson, ha dichiarato:
“Sebbene le politiche dell’Università della Pennsylvania nella stagione natatoria 2021-2022 fossero conformi alle norme di ammissibilità NCAA all’epoca in vigore, riconosciamo che alcuni studentə-atletə sono stati svantaggiati da queste norme. Riconosciamo questo e ci scusiamo con coloro che hanno subito uno svantaggio competitivo o provato ansia a causa delle politiche in vigore all’epoca. Abbiamo ora chiuso un’indagine che, se irrisolta, avrebbe potuto avere implicazioni significative e durature per l’Università della Pennsylvania.”
Lia Thomas da 4 anni sotto attacco
Lia Thomas, che ha fatto la storia nel 2022 come prima donna transgender a vincere un campionato di nuoto della National Collegiate Athletic Association (NCAA), non ha ancora commentato pubblicamente l’umiliante revoca dei suoi titoli, ma lo scorso aprile aveva promesso di voler combattere il divieto imposto da Trump alle atleti transgender. “Continuerò a lottare“, aveva dichiarato a un forum di sportive transgender. “Per combattere le battaglie che dobbiamo combattere, dobbiamo restare uniti e sostenerci a vicenda.”
26 anni, nel 2024 Lia Thomas ha dichiarato guerra a World Aquatics, che tre anni fa ha bandito le atlete trans dalle competizioni ufficiali perché a suo dire avrebbero dei vantaggi fisici significativi rispetto alle atlete cisgender. Il nuovo regolamento, ufficializzato nel 2022 e nato proprio per replicare ai successi di Lia, nel frattempo travolta da insulti e odio dalle destre transfobiche di mezzo mondo, esclude di fatto dalle gare di nuoto chiunque abbia effettuato una transizione di genere dopo i 12 anni. Per Thomas, che ha intrapreso la transizione di genere all’età di 19 anni, quella decisione era ed è discriminatoria, perché violerebbe la Carta olimpica e la Costituzione mondiale degli sport acquatici.
Lia si è così appellata alla Corte internazionale di arbitrato per lo sport (CAS), in Svizzera, che ha respinto il suo ricorso perché l’atleta non sarebbe nella posizione di contestare la decisione presa da World Aquatics. Un anno fa il CAS non si è espresso da un punto di visto tecnico a sostegno delle nuove regole di World Aquatics, sentenziando semplicemente che Thomas non avrebbe i requisiti per fargli causa. Ma Lia non vuole abbandonare il sogno olimpico, che tra 3 anni si giocherà in casa, negli USA, continuando a voler combattere. Anche contro Donald Trump e le sue politiche transfobiche.



