Il 26 giugno 2015, ovvero poco più di 10 anni fa, Jim Obergefell era all’interno della Corte Suprema degli Stati Uniti, insieme ai suoi amici e avvocati, in attesa di ascoltare la sentenza che non solo avrebbe definito la sua vita ma avrebbe anche cambiato il panorama dell’uguaglianza matrimoniale negli Stati Uniti. Quando il giudice Anthony Kennedy iniziò a leggere la sentenza, che di fatto legalizzava le nozze same-sex in tutti i 50 Stati d’America, Jim percepì immediatamente il peso del momento.
“La mia prima reazione fu: ‘Abbiamo vinto‘”, ricorda ora a OutMagazine. “E poi ho realizzato: ‘Sì, Jim, abbiamo vinto'”. “Santo cielo. Questa decisione, la nostra decisione di combattere, ha avuto ripercussioni enormi, un impatto enorme sulla nostra comunità, sulla nostra nazione“, sottolinea Obergefell, ancora incredulo un decennio dopo.
Jim Obergefel, una causa in nome dell’amore
Quella vittoria – Obergefell contro Hodges – è diventata una sentenza storica, legalizzando il matrimonio tra persone dello stesso sesso in tutto il paese e affermando la dignità di innumerevoli coppie LGBTQ+. Ma per Jim la strada verso la storia ha preso formo in un luogo intimo e profondamente personale: l’amore per il suo defunto marito, John Arthur. Jim e John stavano insieme da oltre 20 anni quando a John è stata diagnosticata la SLA. Con il peggiorare delle sue condizioni di salute, la coppia si rese conto che il loro tempo insieme stava per scadere. In un ultimo atto di amore decisero di sposarsi. “Abbiamo iniziato a parlare di matrimonio a metà degli anni ’90, ma volevamo il matrimonio, non solo una cerimonia simbolica“. Quando il Defense of Marriage Act (DOMA) venne abrogato, nel 2013, Jim e John videro la loro occasione. Con l’aiuto di amici e sostenitori, la coppia volò dal loro stato d’origine, l’Ohio, dove il matrimonio tra persone dello stesso sesso era ancora vietato, al Maryland, dove si sposarono legalmente sulla pista dell’aeroporto, a bordo di un aereo da trasporto sanitario.
Una sentenza storica ora in discussione
“Solo quell’esperienza di dire ‘sì, lo voglio’ e di prometterci reciprocamente ci ha cambiati”, ricorda Jim a OutMagazine. “Per certi versi non è cambiato nulla, ma per quelli più importanti è cambiato tutto”. Ma l’Ohio si rifiutò di riconoscere la loro unione. John stava morendo e lo Stato non permise che il nome di Jim fosse indicato come quello del suo coniuge sul certificato di morte. Di fronte a questa cancellazione, Jim fece un passo che non aveva mai previsto: fece causa.
“Non avrei mai immaginato che la mia storia d’amore con John avrebbe portato a una causa alla Corte Suprema“, dice Jim. “Io e John non eravamo attivisti. Non uscivamo in giro. La maggior parte dei nostri amici erano coppie eterosessuali sposate. Non avremmo mai sognato di arrivare a fare questo.” Ma di fronte alla discriminazione hanno lottato, non solo per il loro matrimonio ma anche per i diritti di innumerevoli altre persone. John non ha mai avuto l’opportunità di vedere i risultati dei loro sforzi, essendo morto il 22 ottobre 2013. “Non sorprende che [dopo la decisione] il mio primo pensiero sia stato: ‘John, vorrei che tu fossi qui. Vorrei che tu sapessi che il nostro matrimonio non potrà mai essere cancellato’. E poi mi sono reso conto che, per la prima volta nella mia vita da gay dichiarato, mi sono sentito un americano alla pari”. “Quando sono uscito dall’aula, la folla si è aperta davanti a noi. La gente piangeva, ci applaudiva, cercava di abbracciarci, di darci il cinque. È stato emozionante“, ricorda Jim. “Mi hanno chiamato Mr. Matrimonio, il che trovo un po’ strano”. “Ma sono stato così fortunato a partecipare alla lotta per l’uguaglianza matrimoniale. Non era qualcosa che io e John avevamo pianificato. È semplicemente successo perché ci siamo trovati in una situazione in cui abbiamo dovuto chiederci: ‘In cosa crediamo? E per cosa siamo disposti a lottare?'”
Sebbene Obergefell contro Hodges sia stata una conquista monumentale, Jim sente che la battaglia per l’uguaglianza sia tutt’altro che finita.
“Ho sempre saputo che avrei condiviso la mia storia per il resto della mia vita”. “Ma ora è diverso. Ora racconto la mia storia non solo con gioia, ma anche con paura: paura che questa storia possa essere cancellata, che il nostro matrimonio venga cancellato, che il nostro diritto di dire ‘lo voglio’ venga cancellato“.
Con il crescente sentimento anti-LGBTQ+ alimentato da Donald Trump e dal partito repubblicano, Jim esorta la comunità a rimanere vigile, dinanzi anche a quella Corte Suprema a maggioranza conservatrice che ha già ridefinito la storica sentenza a favore dell’aborto, rimasta in piedi per mezzo secolo. Ci sono diversi Stati che hanno chiesto proprio alla Corte Suprema di rivedere la sentenza Obergefell contro Hodges.
“Mi sento fortunato di poter essere una voce per la nostra comunità, di poter continuare a lottare per coloro che sono emarginati e vulnerabili, perché la comunità LGBTQ+ include tutti e dobbiamo lottare per tutti noi. Mi sembra ancora surreale che ci sia un caso alla Corte Suprema con il mio nome sopra. Ma abbiamo lottato per il nostro senso dell’amore, per il nostro senso della famiglia e per la nostra capacità di vivere, di esistere e di essere trattati con dignità”. “Ci sono milioni di persone là fuori che lottano [ancora una volta] per ciò che è giusto, che lottano per rendere il mondo migliore“.


