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USA, 10 anni fa il matrimonio egualitario che ora la destra di Trump vuole abolire come ha già fatto con l’aborto

Chi oggi pensa che “tanto ormai è legge”, che “tanto la società è cambiata”, si sbaglia. I diritti non dormono mai tranquilli. Vanno difesi ogni giorno, con la consapevolezza che non esiste vittoria definitiva. Esiste solo la lotta permanente. Insieme.

La sentenza Obergefell v. Hodges, emessa dalla Corte Suprema il 26 giugno 2015 ha dato il via al matrimonio negli USA durante la presidenza Obama. Dieci anni dopo la destra di Trump vuole abolirlo come fatto per l'aborto.
La sentenza Obergefell v. Hodges, emessa dalla Corte Suprema il 26 giugno 2015 ha dato il via al matrimonio negli USA durante la presidenza Obama. Dieci anni dopo la destra di Trump vuole abolirlo come fatto per l'aborto.
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Dieci anni fa l’America celebrava quello che venne definito un punto di svolta storico: il 26 giugno 2015, la Corte Suprema emetteva la sentenza Obergefell v. Hodges, legalizzando il matrimonio egualitario in tutti i 50 Stati. Un verdetto che trasformò definitivamente il panorama dei diritti civili statunitensi, dopo decenni di battaglie e discriminazioni.

All’epoca, Barack Obama, primo presidente americano a sostenere pubblicamente il matrimonio tra persone dello stesso sesso, festeggiò la decisione con un discorso solenne dal Rose Garden:

“Siamo più forti, siamo più liberi quando tutti noi siamo trattati allo stesso modo. Love is love”

Quella frase, semplice e definitiva, sarebbe diventata il simbolo di una nuova era.

Negli anni successivi, il sostegno popolare al matrimonio egualitario è continuato a crescere, arrivando oggi a sfiorare il 70% secondo i sondaggi Pew e Gallup. E nel 2022, con il Respect for Marriage Act, il Congresso e l’amministrazione di Joe Biden hanno rafforzato le tutele federali: anche se in futuro la Corte Suprema dovesse ribaltare Obergefell, i matrimoni già celebrati resterebbero validi e riconosciuti a livello nazionale.

Cosa dice la sentenza Obergefell v. Hodges

La sentenza Obergefell v. Hodges, emessa dalla Corte Suprema il 26 giugno 2015, ha stabilito che il divieto di matrimonio per le coppie dello stesso sesso viola la Costituzione degli Stati Uniti. In particolare, la Corte — con una maggioranza di 5 a 4 — ha riconosciuto nel 2015 che il diritto al matrimonio è tutelato dal Quattordicesimo Emendamento, garantendo a tutte le coppie, indipendentemente dal genere, uguale dignità e protezione legale. La decisione ha obbligato tutti gli Stati americani a riconoscere e celebrare i matrimoni omosessuali, superando i divieti in vigore in molti Stati conservatori e segnando uno dei momenti più significativi nella storia dei diritti civili LGBTQIA+ negli Stati Uniti.

Nessun diritto è per sempre: se gli Stati Uniti aboliscono il diritto all’aborto

Il precedente dell’aborto

Nel 2022, con la sentenza Dobbs v. Jackson Women’s Health Organization, la Corte Suprema ha cancellato Roe v. Wade, che dal 1973 garantiva il diritto federale all’aborto. Dopo quasi cinquant’anni, l’aborto è tornato a essere materia delegata ai singoli Stati. In pochi mesi, decine di Stati repubblicani hanno reintrodotto divieti totali o restrizioni estreme, spesso senza eccezioni per stupro o incesto. La strategia è stata lenta e metodica: nomine di giudici ultraconservatori, leggi statali restrittive usate come cavalli di Troia, ricorsi pilotati fino al massimo tribunale. Roe non è crollata all’improvviso: è stata erosa pezzo per pezzo, fino alla demolizione finale. Perché nessun diritto è per sempre. E la strategia che ha portato all’abolizione dell’aborto a livello federale (quindi valido per tutti gli Stati americani) è la medesima che la destra vuole utilizzare per sgretolare la difesa federale al diritto al matrimonio anche per le coppie LGBTIQ+.

Stati Uniti: così Trump potrebbe abolire il matrimonio egualitario

La destra di Trump riapre il fronte del matrimonio egualitario

E infatti, proprio mentre celebriamo in questi giorni il decennale della storica sentenza Obergefell v. Hodges, negli Stati Uniti emerge con chiarezza la nuova e aggressiva offensiva politica e ideologica forgiata da Donald Trump: secondo un recente studio, la maggioranza dei repubblicani è ora contraria all’equiparazione del diritto al matrimonio. A guidare l’attacco al matrimonio egualitario sono le destre ultraconservatrici che, spinte anche dal nuovo equilibrio alla Corte Suprema – a maggioranza fortemente conservatrice dopo le nomine di Gorsuch, Kavanaugh e Barrett fatte da Trump durante il primo mandato – stanno tentando di riaprire il fronte giuridico contro i diritti LGBTQIA+.

Negli ultimi mesi, almeno nove Stati – tra cui Idaho, Texas, Oklahoma, Missouri, North Dakota e South Dakota – hanno presentato risoluzioni o iniziative legislative che chiedono espressamente alla Corte Suprema di riesaminare e annullare Obergefell. In Idaho, ad esempio, la Camera ha approvato la risoluzione 46-24 lo scorso gennaio; in North Dakota il testo ha superato la Camera ma è stato poi bocciato al Senato. Un meccanismo, appunto, già visto per il diritto all’aborto, come Gay.it aveva segnalato un anno fa.

Accanto ai legislatori statali, si muovono attivamente anche organizzazioni della destra religiosa come Liberty Counsel, Mass Resistance e la Southern Baptist Convention. Proprio quest’ultima, la più grande denominazione protestante del Paese, ha votato a giugno 2025 una risoluzione che chiede apertamente l’abolizione di ogni riconoscimento del matrimonio tra persone dello stesso sesso.

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Al centro di questa nuova crociata potrebbe esserci il caso di Kim Davis, l’ex impiegata della contea del Kentucky che nel 2015 si rifiutò di rilasciare licenze matrimoniali a coppie gay. I suoi avvocati stanno preparando un nuovo ricorso alla Corte, con l’obiettivo dichiarato di demolire Obergefell.

L’attuale amministrazione Trump, insediata nuovamente alla Casa Bianca, non ha finora preso una posizione ufficiale sul tema. Ma i messaggi lanciati da molti suoi alleati e dalle forze ultraconservatrici appaiono chiari: il diritto federale al matrimonio egualitario è di nuovo sotto attacco. I rischio di un ritorno alla trincea giudiziaria resta concreto. Dieci anni dopo, l’amore che aveva vinto non può abbassare la guardia. E, forse, Love is Love non è più un auspicio politico sufficiente a frenare il riemergere di oscure e violente ideologie basate su odio, volontà di potenza e ritorno all’ordine etero-cis patriarcale e suprematista.

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I diritti non sono mai per sempre e sono sempre intersezionali

Lo abbiamo visto con l’aborto: cinquant’anni di diritti, spazzati via da una Corte Suprema infettata da giudici reazionari, cresciuti nel ventre molle dell’ultradestra cristiana americana. Ora tocca al matrimonio egualitario. Obergefell cadrà. Non subito, forse. Ma cadrà. Non illudiamoci: Trump e i suoi hanno già messo in fila i pezzi, stanno solo aspettando il momento giusto.

In America — e non solo — ogni diritto LGBTQIA+ è un bersaglio mobile. Tutto è reversibile. Nessun avanzamento è stabile quando il potere politico e quello religioso si stringono la mano sotto il tavolo, mentre fuori sventolano le bandiere con le croci e i feti disegnati a pennarello.

Queste battaglie non sono isolate. L’aborto, il matrimonio egualitario, la libertà di identità di genere, la possibilità stessa di esistere come minoranza visibile: tutto è la stessa battaglia. Intersezionale, collettiva, impastata di corpi che non corrispondono ai desideri di chi comanda. Corpi delle donne, dei queer, dei poveri, dei migranti, di chiunque ecceda lo standard eteronormativo bianco e maschile.

La destra trumpiana — ma vale anche per le destre europee, che leccano la stessa ossessione — ha capito una cosa fondamentale: non serve vietare tutto insieme. Basta iniziare a sgretolare. Un diritto alla volta. Un ricorso alla volta. Un giudice alla volta. Così è stato con Roe v. Wade. Così sarà con Obergefell.

Chi oggi pensa che “tanto ormai è legge”, che “tanto la società è cambiata”, si sbaglia. I diritti non dormono mai tranquilli. Vanno difesi ogni giorno, con la consapevolezza che non esiste vittoria definitiva. Esiste solo la lotta permanente. Insieme.

(Giuliano Federico)

© Riproduzione riservata.

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