Unicorni di Michela Andreozzi, genitori e figli tra dubbi, paure, pregiudizi e le mille sfumature dell’arcobaleno

Blu ha 9 anni e vuole vestirsi da Sirenetta, costringendo così i propri genitori ad interrogarsi, ad aprirsi, ad imparare e ad educarsi, in modo tale da renderlo finalmente felice.

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Unicorni, il nuovo film di Michela Andreozzi co-sceneggiato da Alessia Crocini
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Il 17 luglio atteso film d’apertura del 55esimo Giffoni Film Festival, Unicorni di Michela Andreozzi sbarca al cinema 24 ore dopo, giovedì 18 luglio, affrontando con la giusta dose di ironia e delicatezza il tema delle famiglie, con annesse difficoltà dell’essere genitori ai giorni nostri.

Co-sceneggiato da Alessia Crocini, presidente di Famiglie Arcobaleno che aveva co-scritto anche Nove Lune e Mezza, film del 2017 che parlava di gestazione per altri, Unicorni affronta a testa alta un altro argomento considerato “tabù” dal nostro Cinema, con protagonisti un inedito e profondo Edoardo Pesce, una perfetta Valentina Lodovini, Lino Musella, Thony, Donatella Finocchiaro e, per la prima volta sullo schermo, il piccolo nonché bravissimo Daniele Scardini.

Unicorni di Michela Andreozzi, la trama

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Unicorni, il nuovo film di Michela Andreozzi co-sceneggiato da Alessia Crocini

Lucio (Edoardo Pesce) è il conduttore di una nota trasmissione radiofonica, spigliato, brillante e dalle idee progressiste. Sposato con Elena (Valentina Lodovini), sua seconda moglie insicura ed emotivamente dipendente del marito, vive all’interno di un’armoniosa famiglia allargata che include anche la prima moglie, la primogenita e l’unico figlio: Blu (Daniele Scardini), 9 anni, che adora vestirsi da femmina, ed è libero di farlo, col permesso di mamma e papà, solo quando è a casa. In occasione della recita scolastica, però, Blu vuole a tutti i costi indossare il costume della Sirenetta: i suoi genitori, divisi tra il desiderio di assecondarlo e quello di proteggerlo, saranno i primi a dover riconsiderare la loro apertura mentale e a intraprendere un percorso di consapevolezza e accettazione, in cui saranno accompagnati da un gruppo eterogeneo di coppie di “Genitori Unicorni”, guidato da un’accogliente psicologa (Michela Andreozzi).

Chi ha paura della verità dei bambini?

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Unicorni, il nuovo film di Michela Andreozzi co-sceneggiato da Alessia Crocini

In un’Italia in cui c’è un Governo che ha dichiarato guerra alle famiglie arcobaleno e alla comunità trans, con tanto di proposta di legge per bandire la “propaganda gender” dalle scuole e ispettori inviati agli ospedali per mettere bocca sui percorsi affermativi, Unicorni è una boccata d’ossigeno, la necessaria rappresentazione di una realtà che esiste, seppur puntualmente diffamata e ostacolata, coinvolgendo migliaia di famiglie, di adulti e adolescenti, costretretti a sentirsi inadeguati, diversi, “nemici” da combattere.

Il film di Andreozzi, particolarmente ispirata anche sul fronte registico, parla soprattutto ai più grandi, si rivolge agli adulti, a quei genitori che non hanno gli strumenti adeguati per capire i propri figli, limitandone per paura e convenzioni sociali la libertà di essere chi sono realmente, evitandogli di essere felici. Gli Unicorni del titolo sono proprio loro, i papà e le mamme che dal nulla si ritrovano a doversi confrontare con un bambino o una bambina di pochi anni che confessa loro di essere altro, di sentirsi inadeguatə in quel corpo con cui sono venuti al mondo.

Chi sono i “genitori unicorni”?

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Unicorni, il nuovo film di Michela Andreozzi co-sceneggiato da Alessia Crocini

Edoardo Pesce, che non è forse mai stato tanto bravo perché lontanissimo dal solito Edoardo Pesce a cui tutti ci siamo abituati, è un padre presente, gentile, moderno, ecologista, attento ai diritti, che viene però travolto da una verità che fino a quel momento aveva accuratamente nascosto sotto la sabbia. Come reagire dinanzi ad un figlio che non riconosce la propria identità nel sesso assegnato alla nascita? Tarparne le ali, per proteggerlo da un mondo sempre più violento e omobitransfobico, o lasciarlo libero di volare, con il rischio di farlo andare incontro ad un odio incontrollato? Come capire se quanto esplicitato da tuo figlio sia reale, credibile o una mera provocazione adolescenziale? Come reagire ad un dolore tanto profondo, ad un’infelicità così palese, da parte di un bambino? Come comportartsi se tuo figlio non è come te lo aspetti, come hai programmato, scelto, desiderato?

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Unicorni, il nuovo film di Michela Andreozzi co-sceneggiato da Alessia Crocini

Domande a cui gli sceneggiatori Andreozzi, Crocini e Tommaso Triolo hanno provato a rispondere lavorando a stretto contatto con l’associazione GenderLens, in moto tale dall’utilizzare un linguaggio corretto, provando a spiegare le mille sfumature dell’arcobaleno, raccontando esperienze e storie possibili, reali, con alcuni bambini del film che sono realmente gender fluid. Unicorni non giudica le paure ostentate da quei genitori che faticano a digerire le rivelazioni dei propri figli, ma prova ad ascoltarle, a capirle, incalanandole in un processo di elaborazione semplicemente necessario. Perché se “i vostri figli non possono fare a meno di essere quello che sono, voi potete decidere se ascoltarli e accompagnarli. Oppure no“.

E se capitasse a noi, come ci comporteremmo?

È il quesito che qualsiasi genitore spettatore di Unicorni dovrebbe porsi, dopo aver visto il film, in un’Italia in cui si riesce a politicizzare persino l’identità di genere e/o l’orientamento sessuale degli adolescenti, accusando chicchessia di “indottrinamento” se non addirittura di “conversione”.

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Unicorni, il nuovo film di Michela Andreozzi co-sceneggiato da Alessia Crocini

Per riuscire a portare un tema tanto delicato al di fuori dello steccato LGBTQIA+ era doveroso dargli un’impronta pop, con riuscite venature da commedia ad alleggerire una narrazione inevitabilmente emotiva, tra genitori in crisi, adulti omobitransfobici e bambini vittime di famiglie che semplicemente non li capiscono, perché cresciute in un mondo binario in cui chi nasce maschio gioca con le macchinine e chi nasce femmina con le bambole, senza possibilità alcuna di uscire da steccati fortificati e chissà da quanto tempo eretti.

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Il piccolo Daniele Scardini, con i suoi lunghissimi capelli lunghi da Elfo e i modi gentili, è perfetto nel rendere credibili le sicurezze di Blu, che  vuole semplicemente essere “io”, preferendo utilizzare i bagni delle femmine e indossarne gli abiti, sfidando con coraggio le risatine altrui, le battute omofobe, gli sguardi stupiti dei compagni di classe e degli altri adulti, le paure di un padre che teme di aver in qualche modo condizionato suo figlio attraverso la propria scarsa mascolinità eternormata e le aperture di una madre (Valentina Lodovini) che non vuole altro se non la felicità assoluta di suo figlio, costi quel che costi.

Cavalcando mai gratuitamente l’ironia, con quell’impicciona vicina di casa che fuori campo interrompe litigi e discussioni tra Lucio ed Elena, Unicorni parla ai genitori attraverso la purezza e la genuina fluidità dei più piccoli, replicando a quell’odio che politici e media mainstream seminano ad ampio raggio ostentando ignoranza e sempre più esplicità pericolosità.

Michela Andreozzi e il perché di un’opera necessaria

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Unicorni, il nuovo film di Michela Andreozzi co-sceneggiato da Alessia Crocini

Con questo film, ho voluto esplorare il ruolo delle figure genitoriali nel delicato compito di educare i ragazzi, specialmente quando chiedono comprensione e sostegno in scelte che possono turbare, sorprendere o persino sfidare le convenzioni“, ha precisato Andreozzi, qui al suo miglior film da regista

 “Insomma, quando si allontanano dalle aspettative che avevamo coltivato e pensato per loro. È un viaggio che richiede forza, perché obbliga noi adulti a rivedere le nostre posizioni per abbracciare incondizionatamente i loro desideri. Che forse è il modo più coraggioso di dimostrare amore.”

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