Imane Khelif: “Non mi ritiro, combatto per le donne. Voglio una medaglia a Los Angeles 2028”

L'atleta algerina mette a tacere le voci che parlavano di una sua fuga dai test di genere resi obbligatori da World Boxing e rilancia. Vuole vincere un'altra medaglia davanti a quel Donald Trump che da un anno la insulta.

Ascolta:
0:00
-
0:00
Imane Khelif: "Non mi ritiro, combatto per le donne. Voglio una medaglia a Los Angeles 2028" - Imane Khelif 1 2 - Gay.it
Imane Khelif
4 min. di lettura

Non solo non si ritira, come scelleratamente annunciato dal suo ex agente settimane fa, ma vede e rilancia.

Imane Khelif, medaglia d’oro nella boxe alle Olimpiadi di Parigi dopo un mese di infamanti accuse, vuole difendere l’oro olimpico conquistato l’anno scorso a Los Angeles 2028, quando sarà Donald Trump il padrone di casa. Intervistata dalla Gazzetta dello Sport, l’atleta algerina ha messo nuovamente a tacere i rumor che la volevano in fuga dai test d’idoneità di genere resi obbligatori dal World Boxing.

Los Angeles 2028, Imane Khelif  vuole esserci

Imane Khelif: "Non mi ritiro, combatto per le donne. Voglio una medaglia a Los Angeles 2028" - Imane Khelif - Gay.it
Imane Khelif punta le Olimpiadi 2028

Non ho alcuna intenzione di ritirarmi“, ha precisato Imane. “La vittoria della medaglia d’oro alle Olimpiadi di Parigi mi ha dato ulteriore carica: ho affrontato molte sfide per raggiungere questo successo, compreso il bullismo, e voglio continuare a combattere per far tacere chi dubita di me. Con i miei traguardi sportivi raggiunti sono cresciuti i miei obiettivi. Voglio un’altra medaglia e voglio contribuire a creare più opportunità per le donne nello sport. Purtroppo quello che ho affrontato è qualcosa che altri atleti hanno affrontato in passato e che devono affrontare continuamente anche oggi. La mia esperienza alle Olimpiadi dimostra che qualsiasi atleta può diventare una vittima e quello che è successo è stato molto dannoso ma io sono riuscita a rimanere concentrata senza farmi influenzare dal clamore che c’era intorno”.

Khelif è stata esclusa dall’Eindhoven Box Cup e dai Campionati del mondo in Serbia perché secondo l’International Boxing Association bandita dal CIO e guidata da un filo putiniano “non soddisfa i criteri di idoneità a causa di livelli troppo alti di testosterone”. Una menzogna, per Imane, da sempre convinta che dietro gli attacchi nei suoi confronti ci sia una battaglia politica che punta ad estromettere le atlete trans dagli sport professionistici. Ma Khelif è donna cisgender, probabilmente iperandrogina avendo un più alto tasso di ormoni maschili.

“Come atleta dedico tutta la mia vita all’allenamento e alla preparazione e rispetto le regole così come sono scritte. Ma quando pressioni esterne rendono il tutto non chiaro, diventa facile essere soggetti a decisioni improvvise e ingiuste. Questo non danneggia solo l’atleta, ma anche lo spirito stesso dello sport, che dovrebbe basarsi su trasparenza e rispetto reciproco”.

Nei mesi scorsi World Boxing ha introdotto “test sessuali obbligatori per determinare l’idoneità degli atleti maschi e femmine che vogliono prendere parte alle sue competizioni“. Una  “nuova politica su ‘Sesso, età e peso’ per garantire la sicurezza di tutti i partecipanti e offrire condizioni di parità competitiva per uomini e donne“.  World Boxing “ha scritto alla Federazione Algerina di Boxe per informarla che Imane Khelif non sarà autorizzata a partecipare nella categoria femminile a qualsiasi evento di World Boxing fino a quando Imane Khelif non si sottoporrà al test sessuale“. Non è chiaro se Imane si sia rifiutata di sottoportsi al test o meno, mentre la pugile taiwanese Lin Yu, altra medaglia d’oro alle Olimpiadi di Parigi la cui ideonità di genere era stata messa in discussione, avrebbe accettato di sottoporsi ai test, in modo da prendere parte ai Campionati Mondiali in programma dal 4 al 14 settembre.

Imane Khelif vuole combattere per i diritti delle donne

imane khelif, ricerche google 2024

Imane è convinta che il suo caso, che ha avuto risonanza mondiale grazie anhe agli sconsiderati attacchi di esponenti politici (da Donald Trump a Matteo Salvini) e celebri personaggi (J.K. Rowling), abbia contribuito ad un cambiamento.

Aggiungi Gay.it come fonte preferita in Google!

Credo che abbia aiutato a far luce sulle sfide che le donne affrontano nello sport e sulle ingiustizie che talvolta subiscono a causa della discriminazione. La mia esperienza ha dimostrato che restare saldi e aggrapparsi alla verità può alla fine portare al successo, e che chi fa del male alle donne non spezzerà mai la loro determinazione. Il duro lavoro e la dedizione possono portare giustizia e cambiare lo scenario sportivo in meglio. C’è ancora molto da fare per sensibilizzare l’opinione pubblica. Un vero cambiamento richiede tempo, sforzo continuo e l’unione delle voci degli atleti con quelle delle istituzioni che li sostengono“.

Per riuscire ad arrivare dove è arrivata Khelif ha faticato, e non poco, anche perché poco sostenuta dalla famiglia.

“Inizialmente erano contrari all’idea che praticassi boxe, soprattutto mio padre. Veniamo da una piccola città e per una ragazza in Algeria fare boxe era insolito. Nonostante questo mia madre mi ha supportata e con il tempo, vedendo i miei progressi, anche mio padre ha iniziato a sostenermi. All’inizio però è stata molto dura, anche economicamente. Ogni giorno, per potermi allenare, percorrevo dieci chilometri a piedi e per permettermelo vendevo pane, alluminio e ferro per strada. Poi ci sono stati momenti duri anche a livello mentale, perché praticare sport ad alto livello richiede sempre dedizione e grandi sacrifici. Quando però un pensiero di arrendermi e mollare mi attraversava la mente sapevo che era il momento giusto per spingere ancora più duramente”.

Imane Khelif vs. Donald Trump

Imane Khelif: "Non mi ritiro, combatto per le donne. Voglio una medaglia a Los Angeles 2028" - Imane Khelif 1 - Gay.it

L’obiettivo futuro si chiama Los Angeles 2028, con Imane Khelif pronta a sfidare Donald Trump, che l’ha più volta pubblicamente insultata definendola un uomo ed è in continuo pressing nei confronti del CIO affinché bandisca ufficialmente le atlete trans da ogni competizione. “Sono ottimista che l’impatto sarà diverso, perché la discussione che abbiamo iniziato durante gli ultimi Giochi lasceranno il segno e renderanno le persone più consapevoli e più aperte a comprendere la realtà di ciò che è successo, creando un ambiente sportivo più equo e giusto”, ha concluso la pugile algerina, icona in patria dopo l’oro vinto a Parigi. Sognando il bis tra 3 anni.

© Riproduzione riservata.

Mi piace
Commenta
Salva
Condividi

Partecipa alla discussione

Per inviare un commento devi essere registrato.