Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti d’America ha ufficialmente chiesto ai funzionari dell’immigrazione degli Stati Uniti di negare i visti aglə atletə transgender che vogliono entrare negli Stati Uniti per prendere parte ad eventuali competizioni e di vietare in modo permanente l’ingresso a tuttə gli atletə che “dichiarino in modo errato” il loro sesso di nascita nelle domande di visto.
Un’avvocata dell’ACLU ha definito simile decisione “allarmante”, ricordando come la legge utilizzata per giustificare simile divieto fosse stata precedentemente usata per negare l’ingresso negli Stati Uniti a criminali fraudolenti.
Il diktat transfobico di Marco Rubio

Il messaggio è arrivato direttamente dal Segretario di Stato Marco Rubio, che ha ordinato ai consolati USA e agli uffici che si occupano di immigrazione di negare il visto ai richiedenti transgender tramite una sezione dell’Immigration and Nationality Act del 1952, che etichetta le persone che mentono sulle proprie domande di visto come “fraudolente”. Ne dà notizia il The Guardian. Il “divieto per frode” darebbe forma ad un’esclusione a vita contro i richiedenti transgender, con poche deroghe per annullarla.
“Nei casi in cui si sospetta che i richiedenti abbiano travisato lo scopo del loro viaggio o il sesso, dovrete considerare se questa falsa dichiarazione sia tale da supportare un accertamento di ineleggibilità”, si legge nella direttiva del segretario di Stato americano.
Rubio ha emesso il messaggio in seguito all’ordine esecutivo del Presidente Donald Trump che ha diramato il suo divieto nazionale per le atlete transgender negli sport femminili, sia a scuola che al college. Trump vorrebbe ora ampliarlo al resto del mondo. Il presidente ha incaricato lo stesso Rubio di fare pressione sul Comitato Olimpico Internazionale (CIO) affinché bandisca le atlete trans dai futuri Giochi Olimpici, perché “gli USA non resteranno a guardare mentre gli uomini picchiano e malmenano le atlete”.
Los Angeles 2028, cosa aspettarsi alle Olimpiadi?

La recente richiesta di Rubio ai funzionari dei visti è chiaramente parte di questa campagna. L’ordine avrà infatti effetto sulle Olimpiadi del 2028, che si terranno a Los Angeles, California, con Trump ancora in carica. Attualmente il CIO consente alle atlete trans di competere, a condizione che si siano qualificate ai Giochi Olimpici se considerate idonee all’interno delle rispettive federazioni sportive. Il CIO ha deciso di non decidere, scaricando ogni responsabilità sui singoli sport. Con l’ultima mossa dell’amministrazione Trump tuttə lə atletə transgender natə all’estero rischiano la revoca del visto e il divieto permanente di ingresso negli Stati Uniti, anche se le leggi dei propri Paesi d’origine consentono loro di cambiare il genere indicato sui certificati di nascita e sul passaporto.
I consolati e gli uffici visti degli Stati Uniti di tutto il mondo dovranno ora esaminare tutti i certificati di nascita in conflitto eventuale con altri documenti di identità ufficiali, contrassegnando tutti i casi sospetti con “SWS25”, in modo che il Dipartimento di Stato possa tracciare i casi e far rispettare la legge. Una vera e propria schedatura. L’ordine di Rubio afferma inoltre che l’Ufficio per gli affari educativi e culturali del Dipartimento di Stato emetterà presto ulteriori linee guida per “impedire agli atleti biologicamente maschi di partecipare a eventi sportivi femminili”.
Sarah Mehta, consulente senior per le politiche presso l’American Civil Liberties Union (ACLU), ha osservato come il “permanent fraud bar” dell’Immigration and Nationality Act del 1952 sia stato precedentemente applicato caso per caso per punire quelle persone accusate di aver falsificato la propria identità per entrare nel paese. “Ma è piuttosto bizzarro e terribilmente inedito dire che si basi sulla falsa rappresentazione del proprio sesso o genere per venire a partecipare a un evento negli Stati Uniti”. “Individuare ed etichettare le persone transgender in questo modo è davvero allarmante“.
Nelle ultime settimane anche l’Italia ha iniziato a muovere i primi passi. Marco Quarta, eurodeputato di Fratelli d’Italia, ha proposto tramite interrogazione all’Unione Europea di bandire le atlete trans come negli USA, mentre la deputata leghista Laura Ravetto ha presentato alla Camera una proposta di legge contro le donne trans nello sport “per garantire pari opportunità”.
Olimpiadi e atlete trans
La prima e unica atleta trans ad aver partecipato alle Olimpiadi è stata Laurel Hubbard, sollevatrice neozelandese nel 2021 travolta da un’infinità di polemiche a Tokyo. Uscì subito nella prima gara di sollevamento peso femminile + 87 kg, per poi ritirarsi pochi giorni dopo, esausta per gli insulti ricevuti nei mesi precedenti.
A Parigi non ci sono state atlete trans in gara, seppur la destra transfobica abbia accusato Imane Khelif di essere “nata uomo”. Il primo a puntarle il dito contro, anche recentemente, è stato proprio Donald Trump. Ma l’atleta algerina, difesa dal CIO, infangata dall’IBA a trazione russa e poi medaglia d’oro, è nata donna e soffrirebbe di iperandrogenismo, cosa che andrebbe a giustificare l’elevato livello di testosterone.
Poi c’è stato il caso di Nikki Hiltz, 30enne mezzofondista statunitense che ha fatto coming out nel 2021, definendosi persona non binaria e trans pur non avendo ancora mai intrapreso alcun percorso di affermazione del genere. Sui 1500 m piani è arrivata settima.
Ai piedi della Torre Eiffel ha gareggiato anche la nostra Valentina Petrillo, prima atleta trans di sempre alle Paralimpiadi.
Tra un mese il CIO eleggerà il suo nuovo presidente, dopo l’addio di Thomas Bach, in carica da 12 anni. Tra i 7 candidati tre di questi chiedono regole molto più stringenti per le atlete trans.




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