Bologna, scritte sessiste e omofobe sotto il portico di San Luca: violata la privacy di decine di donne, “Questa è violenza”

Scritte sessiste e omofobe al Portico di San Luca a Bologna: la denuncia di Camilla Guidotti e il coraggio di Alice Guerra accendono la lotta alla violenza di genere: "Unite possiamo davvero smuovere il mondo".

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Una delle tante scritte omofobe e sessiste a Bologna
Una delle tante scritte omofobe e sessiste a Bologna
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Nei giorni scorsi, Bologna si è risvegliata con un nuovo sfregio al suo simbolo più amato e riconosciuto nel mondo: il portico di San Luca è stato imbrattato con scritte sessiste, misogine e omofobe. Non semplici atti vandalici, ma messaggi di odio esplicito nei confronti di decine di donne ignare, che riportano insulti, minacce e perfino dati sensibili delle vittime.

Scritte sessiste e omofobe sotto il portico di San Luca
Scritte sessiste e omofobe sotto il portico di San Luca

Bologna, scritte sessiste, misogine e omofobe

L’avvocata Camilla Guidotti, da anni impegnata nella tutela dei diritti antidiscriminatori con il suo studio Wildside, ha scelto di denunciare con forza, tramite i social, quanto accaduto sotto i portici di San Luca a Bologna: “Oggi la mia camminata a San Luca non è stata un momento di pace, ma un pugno allo stomaco. E non per la fatica, ma per lo schifo che mi sono trovata davanti, portico dopo portico”, ha esordito in un post su Instagram, in cui sono riportati decine di insulti sessisti e omofobi.

Ciò che Guidotti si è ritrovata davanti agli occhi, è stato “Un susseguirsi continuo di scritte violente, misogine, omofobe. Frasi che umiliano, sessualizzano, minacciano e che talvolta espongono, identificandola, la vittima con nome e cognome, città, luogo di lavoro, persino numero di telefono”.

 

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Doxing e odio pubblico verso le donne

L’avvocata ha denunciato senza mezzi termini la violenza, resa pubblica, verso le donne: “Una vera e propria forma di doxing. Una persecuzione pubblica, nero su muro”.

Il fenomeno, come spiega Guidotti, non si limita al semplice imbrattamento. Esporre dati personali con intento intimidatorio rientra nel cosiddetto doxing, pratica pericolosa che trasforma lo spazio pubblico in un campo di persecuzione.

Scritte distribuite lungo tutto il portico “profanano uno dei luoghi simbolo della città”, denuncia ancora l’avvocata, ricordando che i restauri in corso rischiano di essere vanificati da un odio che resta nella memoria collettiva.

“L’odio resta consolidato nella mente di chi quelle parole le ha pensate e scritte, affinché chiunque passasse le leggesse. Resta come arma versatile per moltiplicare vergogna, umiliazione e paura”.

“Non è goliardia, non è una battuta, non è uno scherzo, non è vandalismo, non è una reazione a una “provocazione”. E’ violenza”, aggiunge ancora.

La denuncia è possibile: “Non minimizziamo la violenza”

Molti si chiedono se si possa denunciare. Guidotti è chiara, come riporta Il Resto del Carlino: “La risposta è sì: se la persona oggetto delle scritte si sente minacciata può denunciare per atti persecutori. Anche se di solito è difficile risalire agli autori del gesto”.

E avverte contro chi tende a minimizzare: alcuni commentatori, dopo il suo post su Instagram, hanno liquidato le scritte come “dediche d’odio di amori finiti”. Una lettura che lei respinge con fermezza: “Giustificare frasi simili, come augurare a una donna di bruciare, significa giustificare automaticamente anche tutti i femminicidi, perché il passo è breve. E il movente è il medesimo”.

La denuncia di Alice Guerra

Alice Guerra
Alice Guerra

Le scritte sessiste e omofobe che hanno imbrattato i portici di San Luca a Bologna hanno colpito in maniera diretta una donna, con nome e cognome esposti in grande. Si tratta di Alice Guerra, 34 anni, personal trainer e dottoressa in Scienze Motorie, che, dopo essersi imbattuta nel post social di Camilla Guidotti racconta al Resto del Carlino: “Ho visto alcune scritte pubblicate, ovviamente con i cognomi e i dati sensibili oscurati, e una mi ha colpito profondamente. Ho capito potesse essere riferita a me. Nel graffito compaiono il mio nome e cognome, il mio nickname di Instagram, tra l’altro in un primo momento segnato in maniera scorretta e poi sistemato, e un insulto al mio lavoro e al mio titolo di ‘dottoressa'”.

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Una volta recatasi con un’amica sul post, ha potuto confermare il suo sospetto, rivelatosi fondato: “Ipotizzare è un discorso, pensarlo anche, ma vederlo è diverso. Mi sono sentita svenire, non mi sono sentita bene e avevo le gambe che tremavano”.

Superato lo choc iniziale, Alice ha deciso di presentare denuncia in Questura, “perché dobbiamo cercare di affrontare quanto accaduto. Sentivo il bisogno di fare rumore e ho pubblicato il reel raccontando l’episodio, nella speranza di raggiungere più donne possibili e spingere tutte a verificare di non essere coinvolte”.

Nonostante le scritte rivolte a lei fossero “più leggere” rispetto ad altre, Alice sottolinea: “Rispetto agli altri imbrattamenti, il mio è ‘leggero’, ma è sempre violenza. Ho letto scritte terribili: insulti, frasi omofobe, sessiste e violenza. Questa è violenza, non va banalizzata. Per aiutare le altre donne, mi sono appuntata su un foglio tutti i nomi e cognomi che ho trovato e contatterò ognuna di loro per avvisarle”.

Cancellate le scritte: Guidotti e Guerra unite contro la violenza sessista

Bologna, San Luca

Dopo le due denunce – alle quali se n’è aggiunta una terza, sempre da parte di una donna vittima delle scritte vergognose -, il Portico di San Luca è tornato “immacolato”. Le scritte sessiste, misogine e volgari che avevano deturpato il patrimonio Unesco e colpito decine di donne sono state coperte dagli operai del Comune, con il supporto della Curia. A coordinare i lavori, il sindaco Matteo Lepore, che sui social ha condiviso un reel per condannare l’accaduto e ribadire l’impegno della città contro la violenza di genere.

Con pennellate di colore sono stati cancellati nomi, cognomi e numeri di telefono che avevano esposto pubblicamente la privacy di tante donne, ferendone dignità e identità professionale.

A verificare la pulitura delle scritte è stata l’avvocata Camilla Guidotti, la prima a denunciare il caso online. Con lei c’era Alice Guerra, tra le vittime dirette degli insulti.

Mano nella mano, le due hanno trasformato un episodio di odio in un atto di solidarietà e sensibilizzazione. Guidotti ha commentato: “Perché da sole siamo una forza, ma unite possiamo davvero smuovere il mondo. E, nel nostro piccolo, lo abbiamo fatto. Più gocce unite fanno marea”.

 

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Sicurezza e prevenzione: la proposta della politica

Sul tema è intervenuta anche Annamaria Cesari, coordinatrice provinciale di Azzurro Donna (Forza Italia), che ha sollevato la questione della prevenzione: “Ho chiesto con un odg l’installazione di videosorveglianza all’interno dell’impianto di illuminazione, bocciato dalla maggioranza del Porto Saragozza”, riporta ancora Il Resto del Carlino.

Secondo Cesari, le telecamere avrebbero potuto identificare gli autori delle scritte e “presentare loro il conto”. E aggiunge: “Non smetteremo di rimarcare che serve maggior rigore nella tutela del territorio”.

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