Un giudice federale del Rhode Island ha concesso a quattro organizzazioni una schiacciante vittoria contro l’ennesimo transfobico ordine esecutivo dell’amministrazione Trump. Ma andiamo con ordine.
L’ordine transfobico di Trump contro l’arte trans
Il 20 gennaio, primo giorno del suo secondo mandato, il presidente Donald Trump ha firmato l’Ordine Esecutivo 14168, in chi ha affermato di “difendere i diritti delle donne” dichiarando che gli Stati Uniti riconoscono solo due sessi, maschile e femminile, determinati dalla biologia. Tra le sue disposizioni anti-trans, l’ordinanza impone a tutte le agenzie federali, inclusa la National Endowment for the Arts (NEA), di “adottare tutte le misure necessarie, come consentito dalla legge, per porre fine ai finanziamenti federali” di quella che viene definita “ideologia di genere“, ovvero il riconoscimento dell’esistenza e dei diritti degli americani transgender e gender-diverse. Dinanzi a quest’ordinanza la NEA ha aggiunto una casella di controllo di conformità alle sue domande di sovvenzione, nel mese di febbraio, chiedendo ai richiedenti di certificare che i fondi non saranno poi utilizzati per progetti che “promuovono l’ideologia di genere“.
La causa e la sentenza del giudice
Il mese successivo l’American Civil Liberties Union (ACLU) ha intentato una causa contro la NEA per conto della principale querelante Rhode Island Latino Arts e di altre tre organizzazioni artistiche che producono regolarmente opere LGBTQ+. La causa sosteneva che la politica violasse il Primo Emendamento, l’APA e il Quinto Emendamento. I querelanti hanno sottolineato come il linguaggio della politica fosse incostituzionalmente vago, in quanto non definisse cosa costituisse promozione dell'”ideologia di genere”. A loro dire la politica trumpiana prendeva di mira un punto di vista specifico e avrebbe comportato il rifiuto di finanziamenti alle organizzazioni o la modifica dei loro discorsi protetti dal Primo Emendamento.
Ebbene il 19 settembre il giudice distrettuale William E. Smith, nominato da George W. Bush, ha stabilito che la politica NEA, che chiede a tutti i richiedenti di sovvenzioni di certificare che “i fondi federali non devono essere utilizzati per promuovere l’ideologia di genere”, viola il Primo Emendamento e l’Administrative Procedure Act (APA). Ne dà notizia Erin in the Morning, via LGBTQNation.
Nella sua decisione Smith si è schierato dalla parte delle organizzazioni artistiche sui primi due capi d’accusa. Il giudice ha stabilito che la politica della NEA di valutare se i progetti “promuovano l’ideologia di genere” nel processo di approvazione delle sovvenzioni “viola il Primo Emendamento perché è una restrizione basata sul punto di vista alla libertà di parola“. Inoltre, tale politica, che conferisce al presidente della NEA l’autorità esclusiva di attuare l’ordinanza anti-trans di Trump, viola l’APA, eccedendo l’autorità del presidente della NEA ai sensi dello statuto autorizzativo della NEA, per la sua natura “arbitraria e capricciosa“.
“Non c’è alcuna spiegazione di cosa significhi per un progetto ‘promuovere l’ideologia di genere’, per non parlare di come questo concetto si relazioni al merito artistico, all’eccellenza artistica, agli standard generali di decenza o al rispetto per le diverse convinzioni e valori del pubblico americano“, ha scritto Smith. “In breve, la NEA non ha fatto alcuno sforzo per giustificare la propria politica su alcun motivo se non quello di conformarsi all’Ordine Esecutivo“. Smith ha però respinto l’argomentazione dei querelanti secondo cui la politica della NEA sarebbe incostituzionalmente vaga ai sensi del Quinto Emendamento.
Le reazioni alla sentenza
Marta V. Martínez, direttrice esecutiva di Rhode Island Latino Arts, ha sottolineato come la decisione affermi “ciò in cui abbiamo sempre creduto: la libertà di creare, di esprimere la propria verità e di raccontare le nostre storie è un diritto protetto dal Primo Emendamento”. “Come organizzazione profondamente radicata nella narrazione, nel teatro e nella conservazione della storia culturale, siamo sollevati e grati che i tribunali abbiano riconosciuto l’importanza di proteggere l’espressione artistica per tutte le persone, comprese quelle appartenenti alle comunità LGBTQ+”.
Vera Eidelman, avvocato senior dello Speech, Privacy, and Technology Project dell’ACLU, ha affermato che la sentenza ha segnato “un’importante vittoria per la libertà di parola e la libertà artistica”. “In un momento in cui il governo sta usando tutto il suo peso per cercare di imporre ideologie. Per quanto riguarda la conformità logica, quest’ordinanza è un importante promemoria del fatto che il Primo Emendamento ci protegge proprio da questo”. “Anche quando il governo finanzia la libertà di parola, non può sostenere solo quei messaggi che ripetono a pappagallo le sue opinioni“.
