La Liga Antioqueña de Voleibol, ovvero l’ente regolatore della lega di pallavolo di Antioquia in Colombia, dovrà obbligatoriamente modificare le proprie politiche che ad oggi escludono le atlete trans dalle competizioni ufficiali. A deciderlo la corte costituzionale colombiana.
Il caso Emiliana Castrillón
L’anno scorso Emiliana Castrillón, pallavolista trans, ha pubblicamente denunciato di essere stata discriminata dalla Lega di pallavolo di Antioquia a causa della propria identità di genere. Questo perché dal giorno alla notte l’ente regolatore ha modificato l’articolo 4 del regolamento del campionato 2024-2025, precisando che “nella categoria maschile è necessario soddisfare il requisito di essere nato uomo mentre in quella femminile devi essere nata donna“.
Emiliana, che aveva otto anni di esperienza nella pallavolo e non aveva mai subito discriminazioni di questo tipo, non ha quindi più potuto giocare. Dopo essersi definita “ingiustamente esclusa” ha deciso di combattere, trascinando la Lega in tribunale con il sostegno di esperti e attivisti.
La Corte Costituzionale colombiana abbatte la transfobia sportiva
Nella giornata di ieri la Corte Costituzionale ha dato ragione all’atleta trans, sostenendo che la norma vìola i suoi diritti umani e il suo diritto costituzionale alla dignità e all’uguaglianza. Ne dà notizia Marca.
Secondo la Corte, la lega di pallavolo non ha tenuto conto del fatto che la giocatrice in questione avesse livelli di testosterone equivalenti a quelli delle sue compagne di squadra e che ha sempre solo fatto parte della divisione femminile. “Il pluralismo valutativo alla base delle decisioni costituzionali del 1991 richiede di valutare le opzioni, introdurre sfumature, contrastare le discrepanze e modulare gli effetti“, ha stabilito la Corte.
I giudici Natalia Ángel Cabo e José Fernando Reyes Cuartos hanno precisato che non vi sono prove scientifiche che suggeriscano che le atlete transgender possano avere con certezza un vantaggio competitivo intrinseco rispetto alle atleti cisgender, osservando come l’abilità fisica sia più comunemente legata alla “composizione corporea“, all’allenamento e all’alimentazione.
La Corte ha inoltre sostenuto che l’autorità di regolamentazione si è spinta troppo oltre, basando la propria norma solo e soltanto sul sesso assegnato alla nascita rispetto ad altri fattori come i livelli ormonali. I giudici hanno fatto notare come la giocatrice transgender avesse già partecipato ad almeno quattro partite del campionato in corso senza ricevere obiezioni, prima che l’autorità di regolamentazione approvasse la nuova discriminatoria norma.
L’autorità di regolamentazione, sostengono i giudici, non ha giustificato sufficientemente la propria decisione nello squalificare la giocatrice, poiché non c’erano state lamentele da parte delle altre pallavoliste e l’atleta non aveva causato incidenti a causa di un presunto vantaggio fisico. I giudici hanno ordinato alla lega di consentire alla giocatrice di terminare il torneo e di modificare la propria politica, con l’aiuto del Ministero dello Sport, per eliminare qualsiasi misura che escluda le persone trans dagli eventi sportivi.
La Corte Costituzionale ha infine ribadito come l’esperienza di ogni donna transgender sia diversa, quindi qualsiasi regolamentazione deve tenere conto delle specificità di ciascun caso, evitando generalizzazioni o parametri rigidi. Questa sentenza rappresenta una pietra miliare nella difesa dei diritti delle persone transgender nello sport colombiano, perché chiede la revisione di tutti i regolamenti sportivi basati sull’uguaglianza e la pluralità, senza imporre restrizioni assolute basate esclusivamente sullo stato di nascita.
“Penso che il mio caso ponga fine alla discriminazione“, ha dichiarato Emiliana dopo aver appreso la straordinaria notizia.
