Solo 1 persona su 2 sa cosa sia la PrEP, e ancora meno conoscono la versione iniettabile ogni due mesi. Il nostro sondaggio – condotto su Instagram e sul sito di Gay.it, con oltre 1.000 risposte complessive – fotografa una realtà sorprendente: anche all’interno della comunità LGBTIAQ+, la conoscenza della profilassi pre-esposizione contro l’HIV resta limitata, segnata da stigma e da una comunicazione frammentata. Eppure, oggi la PrEP bimestrale iniettabile rappresenta una delle innovazioni più importanti nella prevenzione dell’HIV, pensata per chi non vuole o non può assumere la compressa quotidiana.
Ne abbiamo parlato con il Dr. Davide Moschese, infettivologo, per capire perché la PrEP in Italia è ancora poco diffusa, perché c’è tanta curiosità verso i farmaci long-acting e come la loro disponibilità possa davvero cambiare la lotta all’HIV. Ma prima, ecco cosa ci hanno detto le persone partecipanti al sondaggio “PrEPARATI 2025”.
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I risultati del sondaggio “PrEPARATI 2025”
Il sondaggio, promosso da Gay.it tra febbraio e marzo 2025, ha raccolto circa 500 risposte su Instagram e 440 sul sito web. Il campione web – con età media di 38 anni – è composto per il 75% da uomini omosessuali. Quello social, più giovane (età media 33 anni), riflette invece una composizione queer e fluida.
Conoscenza della PrEP
Circa il 37% degli intervistati sul web dichiara di non sapere cosa sia la PrEP, e un altro 14% ne ha solo “sentito parlare”. Dato che conferma quanto la prevenzione resti, ancora oggi, un tema poco raccontato persino in ambienti informati.
| Domanda |
|---|
| Sai cos’è la PrEP? |
| Si | No | Ne ho sentito parlare |
|---|---|---|
| 48% | 37% | 14% |
Percezione e opinioni
La maggioranza (59%) riconosce l’utilità della PrEP, ma una quota rilevante (circa un quarto) manifesta ancora dubbi o diffidenza.
| Risposta | Percentuale |
|---|---|
| È utile | 59% |
| Non saprei | 13% |
| Ho dubbi / timori | 12% |
| Non mi piace / Non mi serve | 17% |
Conoscenza della PrEP iniettabile
La PrEP bimestrale iniettabile è nota solo a metà del campione, ma la possibilità di assumerla ogni due mesi genera grande interesse.
| Risposta | Percentuale |
|---|---|
| Ne ho sentito parlare, non so bene cosa sia | 50% |
| Mai sentita | 27% |
| La uso già | 11% |
| Il medico non può prescriverla | 11% |
Perché si rinuncia alla PrEP?
Il principale ostacolo non è la paura, ma la complessità del percorso per ottenerla. Molti segnalano difficoltà di accesso o scarsa disponibilità dei medici a prescrivere la formulazione long-acting.
| Motivazione | Percentuale |
|---|---|
| Troppo “sbatti” (visite, controlli, burocrazia) | 61% |
| Preferivo l’iniezione, ma il medico ha detto di no | 25% |
| Timore dello stigma | 15% |
Preferenze di somministrazione
Più della metà degli intervistati sceglierebbe la PrEP iniettabile, segno di una chiara domanda di innovazione e semplicità.
| Modalità preferita | Percentuale |
|---|---|
| Iniezione (ogni 2-6 mesi) | 52% |
| Pillola quotidiana | 48% |
Intervista al Dr. Davide Moschese, infettivologo
Sui risultati del nostro sondaggio abbiamo interpellato il Dr. Davide Moschese, infettivologo che opera in una nota struttura pubblica del Nord Italia.
Dottor Moschese, come mai ancora così poca conoscenza della PrEP anche in un sondaggio rivolto alla comunità LGBTIAQ+?
La conoscenza della PrEP in Italia resta ancora limitata per diversi motivi. La comunicazione su questo tema è stata finora piuttosto scarsa, e non sempre le informazioni sono arrivate in modo chiaro alle persone potenzialmente interessate. Inoltre, permangono stigma e disinformazione sull’HIV: molti pensano che sia un problema ormai superato o che riguardi solo alcuni gruppi, e questo riduce l’attenzione verso la prevenzione. Va anche detto che molti specialisti non infettivologi — come dermatologi, urologi o ginecologi — che si trovano a trattare infezioni sessualmente trasmesse, spesso non conoscono a fondo la PrEP o non effettuano un counselling specifico sull’HIV. Rafforzare la formazione e la collaborazione tra specialisti può davvero fare la differenza nel far conoscere e utilizzare correttamente questo strumento di prevenzione.
Come mai tanta voglia di innovazione e di farmaci long acting?
La PrEP orale è estremamente efficace: se assunta correttamente, protegge dall’infezione da HIV in oltre il 99% dei casi. Tuttavia, questa efficacia così alta dipende dall’aderenza, cioè dalla capacità di assumere la compressa con regolarità. Non per tutti è semplice: c’è chi dimentica la dose, chi vive con disagio il dover assumere un farmaco ogni giorno o teme il giudizio degli altri. Da qui nasce l’interesse per le formulazioni long-acting, iniettabili ogni due mesi o con intervalli ancora più lunghi. Questi nuovi approcci eliminano il problema dell’assunzione quotidiana, rendono la prevenzione più discreta e possono migliorare l’aderenza e l’efficacia “reale” nella vita quotidiana. È l’evoluzione naturale della prevenzione: strumenti sempre più personalizzabili e che si adattino alla vita delle persone.
La diffusione capillare della PrEP potrebbe portare alla diminuzione sostanziale dei contagi?
Assolutamente sì. Tutti gli studi internazionali dimostrano che la PrEP, se assunta correttamente, riduce il rischio di infezione da HIV di oltre il 99%. Dove è stata diffusa su larga scala — come in alcune città del Regno Unito, in Australia o negli Stati Uniti — si è già osservata una netta riduzione dei nuovi casi di HIV, soprattutto tra gli uomini che fanno sesso con uomini. In altre parole, una PrEP accessibile, conosciuta e senza stigma è, insieme alle altre strategie di prevenzione, una delle armi che abbiamo per mettere davvero fine all’epidemia da HIV.
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