In Italia la PrEP iniettabile ogni due mesi è stata approvata dall’AIFA e può essere erogata dal sistema sanitario nazionale. Il 26 marzo 2026 il Consiglio di Amministrazione dell’AIFA ha approvato la rimborsabilità da parte del SSN del cabotegravir LA, indicato per la profilassi pre-esposizione al fine di ridurre il rischio di infezione da HIV-1 acquisita per via sessuale in adulti e adolescenti dai 16 anni in su.
Sei iniezioni l’anno, una ogni due mesi, al posto di una pillola al giorno per proteggersi dall’hiv. Si chiama cabotegravir a lunga durata d’azione, ed è la prima PrEP iniettabile mai approvata, sviluppata e commercializzata da ViiV Healthcare. È una svolta concreta per chiunque voglia vivere la propria sessualità con maggiore libertà e meno pensieri. È anche una buona notizia per la battaglia contro l’hiv i cui contagi stentano a diminuire.
Cos’è la PrEP e perché cambia tutto
La PrEP, profilassi pre-esposizione, è un farmaco che le persone hiv-negative possono assumere per prevenire il contagio. Fino ad oggi esisteva solo in forma di compressa da prendere ogni giorno, senza saltarne una. Funziona, ma non per tutti: c’è chi dimentica, chi fatica a mantenere una routine, chi non vuole tenere pillole in casa per paura dello stigma, chi non tollera l’assunzione orale per problemi clinici. Il nuovo cabotegravir iniettabile fornisce una procedura che aiuta a superare questi ostacoli: che consiste nel recarsi al centro clinico predisposposto, sotto la supervisione di un medico infettivologo, sei volte l’anno per una puntura intramuscolare. A quel punto la protezione è garantita.
Più efficace della pillola
Negli studi internazionali che hanno coinvolto uomini gay e bisessuali, donne transgender e donne cisgender, il cabotegravir iniettabile ha ridotto il rischio di contrarre l’HIV fino al 90% in più rispetto alla pillola quotidiana. È una differenza tangibile emersa in questa fase sperimentale, che in Italia ha visto in avanscoperta lo Spallanzani di Roma e il Sacco e il San Raffaele di Milano, e che nella vita reale si traduce in meno contagi e più sicurezza.
Va precisato che la PrEP orale è ugualmente efficace in termini farmacologici. Tuttavia ampie ricerche hanno dimostrato che spesso l’assunzione quotidiana non risulta sempre puntuale. E la puntualità e la precisione dell’assunzione quotidiana della PrEP orale sono condizioni indispensabili per la sua efficacia. Accade dunque, secondo gli studi, che in molti, troppi casi, nellla modalità “pillola quotidiana” si perda quella che viene chiamata “aderenza alla terapia”. Invece la PrEP iniettabile, ogni due mesi, garantisce maggior aderenza. Da qui deriva la percentuale del 90% di efficacia in più dell’iniettabile rispetto a quella da assumere oralmente.
Parlano gli infettivologi che hanno seguito la fase sperimentale
Il Professor Andrea Antinori dello Spallanzani di Roma, durante un incontro stampa del 13 maggio a Milano, ha raccontato l’esperienza italiana come un primato europeo: come detto, Spallanzani, Sacco e San Raffaele sono stati i primi in Europa a utilizzare il cabotegravir iniettabile in via sperimentale, i primi a presentarne i risultati ai congressi internazionali e i primi a pubblicarli su riviste scientifiche.
Allo Spallanzani, ha spiegato Antinori, circa il 10% delle persone già in PrEP è passato al cabotegravir iniettabile: nessuno si è infettato, nessuno ha abbandonato il percorso, e i livelli di aderenza sono altissimi.
Antinori ha poi sottolineato il valore sociale dello strumento: la PrEP in pillola funziona, ma tra il 20 e il 40% delle persone che la assumono risulta poco aderente nel giro di uno o due anni, vanificandone l’efficacia. Le categorie più a rischio di abbandono sono proprio le più vulnerabili: donne, persone trans, giovani, sex worker, migranti, persone con basso reddito, senza fissa dimora, con dipendenze o problemi psichiatrici. Il cabotegravir iniettabile, secondo Antinori, diventa dunque anche uno strumento di equità sanitaria: raggiunge chi fa fatica ad arrivare da solo a un percorso di prevenzione.
La professoressa Antonella Castagna, direttrice di Malattie Infettive all’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano, ha parlato di grande soddisfazione. “La rimobrsabilità” secondo Castagna, “significa che chi è HIV-negativo ma esposto a un rischio elevato di contagio potrà accedervi gratuitamente“. Dunque un farmaco che negli studi clinici ha dimostrato di ridurre drasticamente le nuove infezioni, e che da oggi smette di essere un’opzione riservata a pochi centri sperimentali per diventare uno strumento di prevenzione a disposizione di tutti.
Il Professor Andrea Gori, direttore del Dipartimento di Malattie Infettive dell’Ospedale Sacco di Milano, durante la conferenzz stampa ha messo il dito su uno dei problemi più concreti della prevenzione: prendere una pillola ogni giorno non è così semplice come sembra. E quando la PrEP non viene assunta correttamente, il rischio di contagio non sparisce: anzi, si aggiunge quello, ancora più insidioso, di contrarre una forma di HIV resistente ai farmaci. Per Gori la PrEP iniettabile è una “svolta rivoluzionaria” non solo sul piano clinico, ma su quello umano: raggiunge chi fino ad oggi faceva fatica a restare agganciato a un percorso di prevenzione quotidiana.
Un passo avanti anche contro lo stigma
Non dover portare con sé una compressa ogni giorno significa anche meno visibilità, meno domande, meno giudizi. Per molte persone questa nuova opzione può fare la differenza tra scegliere la prevenzione o rinunciarci.
I primi dati europei di utilizzo reale, proprio dall’Italia, mostrano un farmaco ben tollerato, molto accettato, e percepito come più pratico e protettivo rispetto alle alternative già esistenti.

Il contesto: in Italia i contagi non calano
Nel 2024 in Italia sono state registrate 2.379 nuove diagnosi di HIV. Un numero che, dopo anni di discesa, ha ripreso a salire tra il 2021 e il 2023. Ampliare le opzioni di prevenzione disponibili e renderle accessibili a più persone possibile, è oggi più urgente che mai.
Siamo naturalmente ancora lontani da una disponibilità immediata a larga diffusione. Nelle prossime settimane il sistema sanitario nazionale provvederà all’organizzazione della distribuzione. Sarà possibile chiederlo direttamente al medico di famiglia? Non ancora. Il cabotegravir è classificato in fascia H, può essere dunque prescritto e somministrato in regime ospedaliero, all’interno dei centri specialistici già dedicati alla PrEP. Nei quali, le persone che inizieranno il percorso di PrEP iniettabile bimestrale, saranno controllate anche rispetto alle altre malattie sessualmente trasmissibili, per le quali la PrEP non fornisce protezione. “È importante parlarne” spiegano i tre infettivologi Castagna, Antinori e Gori “affinché la richiesta di una maggior libertà grazie alla PrEP iniettabile ogni due mesi arrivi dalle stesse persone“.
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