Negli ultimi anni la prevenzione dell’HIV è cambiata in modo sostanziale, non solo sul piano scientifico ma anche su quello culturale. Parlare di salute sessuale oggi significa poter contare su strumenti concreti, efficaci e sempre più personalizzabili. La PrEP – profilassi pre-esposizione – è diventata uno dei pilastri della prevenzione dell’HIV, accanto al preservativo, ai test periodici e alla terapia antiretrovirale per le persone che vivono con il virus.
Accanto alla versione orale quotidiana, si è affermata una novità che sta modificando l’approccio di molte persone alla prevenzione: la Long Acting PrEP, ovvero la PrEP iniettabile bimestrale.
Perché parlarne? Perché rappresenta uno dei passi più innovativi nella prevenzione dell’HIV: la somministrazione ogni due mesi supera alcune delle principali difficoltà legate all’aderenza alla pillola quotidiana. In Italia è già disponibile in diversi centri specializzati e c’è chi l’ha scelta, iniziando da mesi il trattamento, e raccontando come questa innovazione abbia cambiato il proprio rapporto con la prevenzione.

In questo articolo
Cos’è la PrEP
La PrEP è una strategia di prevenzione che permette a una persona HIV-negativa di ridurre in modo molto significativo il rischio di contrarre l’HIV assumendo un farmaco antiretrovirale prima di una possibile esposizione al virus. Non si tratta di un vaccino e non è una terapia per chi vive già con HIV: è uno strumento preventivo pensato per chi, in determinati momenti della propria vita, può trovarsi in una condizione di maggiore vulnerabilità.
Il principio è semplice ma scientificamente solido: mantenere concentrazioni adeguate del farmaco nel sangue impedisce al virus, qualora entri in contatto con l’organismo, di stabilire un’infezione. Le evidenze cliniche raccolte negli ultimi anni hanno dimostrato che, se assunta correttamente e sotto controllo medico, la PrEP è altamente efficace nel prevenire l’HIV. Non a caso le principali autorità sanitarie internazionali e nazionali ne riconoscono il valore come parte integrante delle strategie di prevenzione.
È però fondamentale chiarire due aspetti che spesso vengono fraintesi. La PrEP protegge esclusivamente dall’HIV: non offre alcuna copertura contro altre infezioni sessualmente trasmissibili come sifilide, gonorrea, clamidia, HPV o herpes. Per questo motivo l’uso del preservativo, insieme a screening regolari e alle vaccinazioni raccomandate, rimane uno strumento centrale nella tutela della salute sessuale.
Allo stesso modo, la PrEP non è una soluzione “isolata” o automatica. Funziona al meglio quando è inserita in un percorso sanitario strutturato, che prevede test HIV prima dell’inizio e durante il trattamento, controlli periodici e un confronto aperto con il medico o con il centro di riferimento. È un’opzione di prevenzione importante, ma richiede consapevolezza, informazione e monitoraggio costante.
La PrEP orale: come funziona e quando si usa
Prima dell’arrivo delle formulazioni iniettabili, la PrEP è stata – e resta – principalmente orale. La combinazione più utilizzata è a base di tenofovir disoproxil fumarato ed emtricitabina (TDF/FTC), assunta una volta al giorno. Se utilizzata con buona aderenza, riduce in modo molto significativo il rischio di infezione da HIV, come confermato dalle principali linee guida internazionali e dagli studi clinici che ne hanno sostenuto l’approvazione.
Accanto allo schema quotidiano, in contesti specifici e sotto controllo medico, è prevista anche la modalità cosiddetta “on demand” (o 2-1-1), che prevede l’assunzione di due compresse tra le 2 e le 24 ore prima del rapporto, una compressa dopo 24 ore e un’ultima dopo 48 ore. Questa strategia è stata studiata soprattutto negli uomini cis che fanno sesso con uomini e non è indicata per tutte le popolazioni, in particolare per le persone con vagina, a causa delle differenze di assorbimento del farmaco nei tessuti genitali.
La PrEP orale ha rappresentato una svolta nella prevenzione dell’HIV, ma richiede costanza e gestione quotidiana. Proprio le difficoltà legate all’aderenza, insieme agli aspetti pratici e psicologici dell’assunzione giornaliera, hanno spinto la ricerca verso formulazioni long-acting, pensate per semplificare la protezione mantenendo un’elevata efficacia.
Long Acting PrEP: cos’è e perché può sostituire la versione orale

La novità più recente nel campo della prevenzione dell’HIV è la PrEP iniettabile a lunga durata d’azione, basata su cabotegravir. Si tratta di un antiretrovirale somministrato per via intramuscolare da personale sanitario, con un intervallo molto più ampio rispetto alla compressa quotidiana. Viene somministrata circa ogni due mesi, dopo una fase iniziale più ravvicinata. Questo significa che non è più necessario assumere una pillola ogni giorno: la prevenzione viene affidata a appuntamenti programmati in ambulatorio con cadenza bimestrale, durante i quali si effettuano anche i controlli clinici previsti.
Per molte persone questo rappresenta una trasformazione concreta nel modo di vivere la prevenzione: meno dipendenza dalla routine quotidiana, minori rischi di dimenticanze e una riduzione dell’ansia legata all’aderenza giornaliera. In alcuni casi anche maggiore discrezione, perché non comporta la gestione quotidiana di un farmaco a casa.
L’interesse scientifico per la Long Acting PrEP deriva soprattutto dai risultati dei due grandi studi internazionali HPTN 083 e HPTN 084, pubblicati sul New England Journal of Medicine e su The Lancet. In entrambi i trial, cabotegravir long-acting è stato confrontato con la PrEP orale a base di tenofovir/emtricitabina, mostrando una superiorità statistica nella prevenzione dell’HIV nei contesti studiati. L’incidenza di nuove infezioni è risultata significativamente più bassa nel gruppo che riceveva l’iniezione bimestrale, anche grazie alla maggiore stabilità dei livelli plasmatici che riduce il rischio di “vuoti” di copertura legati a dimenticanze o interruzioni non intenzionali.
È importante però chiarire un punto: la superiorità emersa nei trial non significa che la versione iniettabile sia automaticamente “migliore per tutti”. La PrEP orale resta estremamente efficace se assunta correttamente. La Long Acting PrEP rappresenta piuttosto un’alternativa che può risultare più adatta in determinate situazioni, soprattutto quando l’aderenza quotidiana è complessa o poco sostenibile.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha inserito il cabotegravir long-acting tra le opzioni raccomandate per le persone a rischio sostanziale di HIV, proprio con l’obiettivo di ampliare le possibilità di scelta nella prevenzione. Non si tratta quindi di una sostituzione obbligata, ma di un ampliamento delle strategie disponibili. Anche i dati presentati al Congresso EACS confermano un buon profilo di sicurezza e un’elevata accettabilità tra chi la utilizza.
Anche nella formulazione iniettabile resta necessario un monitoraggio medico regolare, con test HIV prima dell’inizio e durante il trattamento.
La Long Acting PrEP non cambia le regole della prevenzione, ma offre un modo diverso di applicarle. E per molte persone, questa possibilità di scegliere un approccio diverso può fare una differenza concreta.
A chi può essere utile

La PrEP iniettabile può essere una scelta particolarmente adatta per chi fatica a mantenere con costanza l’assunzione quotidiana di una compressa. Non è raro che, nella vita reale, la routine si complichi: turni irregolari, viaggi frequenti, periodi di stress o semplicemente la difficoltà di integrare un farmaco nella quotidianità possono incidere sull’aderenza. La somministrazione ogni due mesi riduce il rischio di dimenticanze legate alla gestione giornaliera della pillola e garantisce una copertura continuativa.
Per alcune persone il punto non è solo pratico, ma anche emotivo. Sapere di avere una copertura stabile per diverse settimane può ridurre l’ansia legata all’aderenza e alleggerire il pensiero costante del “l’ho presa o no?”. Con la somministrazione in ambulatorio, la gestione non dipende più dal ricordarsi una pillola ogni giorno, ma da appuntamenti periodici con il centro.
C’è poi un aspetto spesso meno discusso ma molto concreto: la discrezione. Non avere blister in casa, non dover portare con sé un farmaco ogni giorno, non dover spiegare la presenza di una compressa nel cassetto o nello zaino può fare la differenza per chi teme lo stigma in famiglia, nella propria cerchia sociale o sul lavoro. In questo senso, la PrEP long-acting rappresenta anche una forma di tutela della privacy. È un’opzione diversa, da valutare in base alle proprie esigenze.
Gli effetti collaterali più comuni sono reazioni locali nel punto dell’iniezione, come dolore o indolenzimento, di solito lievi e temporanee.
Come si ottiene in Italia
La PrEP iniettabile a base di cabotegravir long-acting è stata autorizzata dall’EMA nel 2022 e progressivamente resa disponibile nei Paesi UE dal 2023. In Italia la classificazione da parte di AIFA è arrivata nel 2024, consentendone l’utilizzo anche nel nostro Paese.
Questo però non significa che sia automaticamente accessibile ovunque e a chiunque. L’erogazione avviene esclusivamente in ambito specialistico, nei centri di malattie infettive o negli ambulatori dedicati a HIV e infezioni sessualmente trasmissibili. La disponibilità può variare da regione a regione e, al momento, l’accesso risulta concentrato soprattutto in centri ospedalieri che hanno attivato percorsi specifici o programmi dedicati.
Il primo passo, quindi, è rivolgersi a un centro di malattie infettive. La PrEP – sia orale sia iniettabile – non è un farmaco che si ottiene tramite medico di base o prescrizione generica: richiede una valutazione specialistica strutturata.
Durante la prima visita viene effettuata una valutazione individuale del rischio e delle esigenze personali. È un momento di confronto in cui si discutono abitudini sessuali, eventuali periodi di maggiore esposizione, difficoltà legate all’aderenza quotidiana e preferenze rispetto alla modalità di somministrazione. In questa fase si decide insieme allo specialista se la formulazione iniettabile rappresenti la scelta più adatta rispetto alla PrEP orale.
Prima dell’inizio è obbligatorio confermare la negatività all’HIV. Le indicazioni regolatorie e le linee guida internazionali sottolineano che la PrEP non deve essere avviata in presenza di un’infezione HIV non diagnosticata, poiché ciò potrebbe favorire lo sviluppo di resistenze. Oltre al test HIV, vengono generalmente proposti screening per altre infezioni sessualmente trasmissibili, test per le epatiti e una valutazione clinica complessiva. Non è una formalità, ma una misura di sicurezza essenziale.
Una volta confermata l’idoneità, viene programmata la somministrazione: una prima iniezione, una seconda dopo un mese e, successivamente, un’iniezione ogni due mesi. È importante rispettare le finestre temporali previste per garantire livelli adeguati di protezione.
Ogni appuntamento non coincide soltanto con la somministrazione del farmaco. Rappresenta anche un momento di follow-up clinico: vengono ripetuti i test HIV periodici, valutata l’eventuale comparsa di effetti collaterali e, se necessario, aggiornato lo screening per le altre IST. Il monitoraggio regolare è parte integrante del percorso.
In Italia la diffusione è ancora limitata ma in crescita. I primi dati dei centri che hanno avviato programmi dedicati mostrano buona continuità del trattamento e nessuna nuova infezione nel periodo iniziale di osservazione, sebbene si tratti di numeri ancora contenuti.
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Esami e controlli: cosa sapere
La PrEP, sia orale sia iniettabile, richiede un monitoraggio medico regolare. Prima di iniziare è indispensabile risultare HIV-negativi, escludendo anche un’infezione in fase acuta. Durante il percorso sono previsti test HIV periodici, screening per le altre infezioni sessualmente trasmissibili e controlli clinici di routine. A differenza della PrEP orale a base di tenofovir, che richiede un monitoraggio specifico della funzione renale, la formulazione iniettabile con cabotegravir non è associata a nefrotossicità significativa.
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Il valore della PrEP iniettabile per la comunità LGBTQIA+
Il valore della PrEP iniettabile non si misura soltanto in termini clinici o nei risultati degli studi. È anche un valore sociale e culturale. Ampliare le modalità di prevenzione significa riconoscere che le persone vivono la propria sessualità e la propria quotidianità in modi diversi, con esigenze e vulnerabilità differenti.
Per molte persone della comunità LGBTQIA+, la possibilità di ricevere un’iniezione ogni due mesi può tradursi in maggiore discrezione, soprattutto in contesti familiari o lavorativi dove parlare di prevenzione dell’HIV non è semplice. Non dover gestire blister o farmaci visibili può rappresentare una forma concreta di tutela della propria privacy.
C’è poi il tema dell’aderenza in vite spesso irregolari: turni variabili, mobilità frequente, precarietà. La somministrazione bimestrale riduce il rischio di dimenticanze e alleggerisce il carico mentale legato alla pillola quotidiana, contribuendo a una maggiore serenità.
Avere un’opzione in più significa anche poter scegliere. La prevenzione non è identica per tuttə: è un percorso che si costruisce in base al proprio stile di vita, alle proprie priorità e al proprio rapporto con il corpo e la salute. In questo senso, la PrEP long-acting amplia le possibilità disponibili e rafforza l’autonomia nelle scelte di salute sessuale.
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