Ancona, studente 22enne ricattato su app di incontri gay: “Dammi 200 euro o pubblico le tue foto intime”

Uno studente universitario di 22 anni ad Ancona denuncia un caso di sextortion su un’app d’incontri gay: “Pagami o pubblico le tue foto intime”.

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Se non paghi dico che sei gay, arrestato
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Un giovane studente fuorisede di 22 anni, iscritto alla Politecnica delle Marche ad Ancona, ha denunciato ai carabinieri di essere stato vittima di un ricatto sessuale (sextortion) da parte di un malintenzionato su un’app di incontri gay. “Pagami o pubblico le tue foto intime”, sarebbe stata questa la minaccia che lo ha convinto a presentarsi subito in caserma. 

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Ancona, 22enne ricattato su app di incontri gay: il racconto

Secondo il racconto fornito dallo studente e reso noto da Corriere Adriatico, lo sconosciuto lo ha ricattato chiedendo 200 euro per non diffondere le immagini. “Mi ha chiesto 200 euro, minacciandomi di far girare le mie foto se non avessi pagato”, ha riferito la giovane vittima.

Lo scambio di messaggi è avvenuto nei giorni precedenti alla denuncia, in una chat dell’app di incontri gay. L’impostore si sarebbe mostrato insistente e affabile, usando lusinghe e immagini (probabilmente prese altrove) per guadagnarsi la fiducia del ragazzo. 

Una volta guadagnata la sua fiducia, il ventiduenne ha inviato anche foto intime, alcune delle quali “temporanee” che si autodistruggono dopo pochi secondi. Nonostante questo, dall’altra parte dello schermo il malintenzionato sarebbe riuscito a salvarle o a replicare. Poi è arrivata la richiesta in denaro. “Adesso mi paghi”, gli avrebbe scritto il ricattatore. 

Alla reazione incredula del giovane – “Scusa?” – la risposta è stata netta: “Tu adesso mi mandi 200 euro, altrimenti diffondo le foto che mi hai mandato. Posso anche fare un fotomontaggio e metterti ancora più nei guai”.

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La reazione della vittima e la denuncia

Spaventato, il ragazzo ha cancellato la conversazione, ha bloccato il profilo e si è recato alla stazione dei carabinieri per sporgere denuncia, consegnando agli investigatori il cellulare nella speranza di aiutare le indagini. Non ha ceduto al ricatto economico. 

Gli investigatori hanno ora a disposizione i messaggi e il dispositivo usato per comunicare; compito dei carabinieri sarà risalire all’autore del ricatto tramite analisi dei tabulati, tracce digitali e, se possibile, collaborazioni con le piattaforme coinvolte.

I precedenti

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I casi di sextortion – una specifica forma di estorsione che utilizza materiale sessualmente esplicito per ottenere denaro, favori o ricatti dall’invitato -, soprattutto tramite app di incontri come Grindr, sono sempre più diffusi. 

Di recente a Bergamo era emerso un giro di estorsioni ai danni di uomini gay adescati su Grindr: cinque le vittime identificate. Tra loro anche l’attivista Dominguel Radesca, rapinato e minacciato, che proprio con la sua denuncia aveva permesso di risalire all’identità del responsabile.

Prima ancora, a Scandicci due sex worker adescavano uomini gay su Grindr per poi ricattarli con video e foto intime, estorcendo denaro e oggetti di valore. L’indagine dei Carabinieri ha portato al loro arresto, rivelando otto episodi di sextortion e una rete di ricatti che colpiva uomini tra i 33 e i 61 anni.

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