A Bergamo si combatte una battaglia silenziosa e spesso invisibile contro un fenomeno preoccupante: le estorsioni ai danni di uomini gay, spesso legate a incontri online tramite Grindr. Protagonista della vicenda è Dominguel Radesca, 36 anni, noto attivista per i diritti Lgbtqia+ e titolare del locale Lə Gattarə – Ritrovo enogattonomico, un luogo inclusivo e sicuro per la comunità. Dopo aver subito personalmente una rapina a mano armata, Radesca ha deciso di trasformare quell’esperienza drammatica in un gesto di coraggio e supporto verso chi vive situazioni simili ma teme di denunciare.

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Paura, insulti omofobi e una rapina: la storia di Dominguel Radesca
Il 19 novembre scorso, Dominguel Radesca ha vissuto un’esperienza che molti temono ma pochi denunciano. Era quasi sera, buio, e il suo locale stava chiudendo. Un uomo in bici si è fermato davanti all’ingresso, chiedendo una sigaretta. Quando Dominguel è tornato fuori, però, sarebbe accaduto l’impensabile: “Quando torno fuori per fumare anch’io, senza telefono, lo vedo fare strani movimenti. Mi è venuto istintivo chiudermi la porta alle spalle. E un attimo dopo ha fatto scattare il coltello, dicendomi di dargli i soldi”, ha raccontato l’uomo al Corriere della Sera.
Non solo le minacce, armato di coltello, ma anche insulti con riferimenti omofobi. “Non so se è stato il mio passato nel sociale, il fatto che so gestire le persone, ma, nonostante la paura, sono riuscito a non perdere il controllo. Gli ho spiegato che nel bar non c’erano contanti”, ha proseguito Dominguel nel suo racconto. A quel punto però, il malvivente lo avrebbe intimato di andare insieme a prelevare.
Nonostante la paura, Radesca ha mantenuto la calma ed ha assecondato la richiesta di prelevare soldi in banca, sperando di guadagnare tempo. Le minacce, però, sarebbero andate avanti: “Dammi i soldi altrimenti con mio fratello facciamo un casino e ti incendiamo il locale”. Arrivati alla filiale, il rapinatore avrebbe peccato di poca astuzia, accettando senza esitazioni di entrare nello sportello, dove come in tutte le banche sono presenti le telecamere di sorveglianza. Dopo avergli consegnato 200 euro, se ne è andato asserendo che non lo avrebbe più visto poiché in partenza per la Francia.
Emerso giro di estorsioni su Grindr: cinque le vittime
Durante il tragitto, la conversazione tra i due ha fatto capire a Dominguel che l’aggressore lo conosceva già, legandolo a un inquietante giro di estorsioni tramite app di incontri gay. Il sospetto di Dominguel si è rivelato fondato, e dopo la denuncia, la conferma l’avrebbe avuta conversando con alcuni amici. Da ciò sarebbe emersa una realtà molto più complessa: “È saltato fuori che altri gay erano stati agganciati su Grindr a scopo estorsivo ed era sempre lui”.
Grazie ai filmati registrati dalla banca, al passaparola tra amici e frequentatori del suo locale e all’identificazione di diversi profili falsi (scam) su Grindr, gli agenti della polizia locale – scherzosamente definiti “gli sbirri” da Radesca, che riconosce però il loro ottimo lavoro – sono riusciti a risalire a Idriss Idrissi, 29 anni, originario del Marocco e residente a Bergamo. Idrissi è stato arrestato dopo che la Procura, guidata dalla pm Silvia Marchina, ha ricostruito cinque episodi a lui attribuiti: oltre alla rapina in via Carducci, quattro casi di estorsione ai danni di uomini tra i 36 e i 40 anni, tutti contattati tramite Grindr.
Le accuse
Secondo le accuse, durante gli incontri sessuali, Idrissi passava improvvisamente alle minacce, pretendendo denaro e dicendosi capace di accoltellare, usare spray al peperoncino o diffamare le vittime sul luogo di lavoro. In alcuni casi, se gli incontri avvenivano in auto, strappava le chiavi dal cruscotto e le tratteneva finché le vittime non consegnavano il denaro richiesto.
Tutte le vittime lo hanno riconosciuto nelle foto mostrate dalla polizia locale. Nel corso degli episodi, avrebbe ottenuto pagamenti di 100 euro il 3 agosto, altri 100 euro tramite bonifico sul conto della moglie – che però risulta estranea all’indagine – e ancora 200 euro rispettivamente il 9 e il 29 ottobre, oltre a 160 euro il 12 dicembre.
Il processo
Nei confronti di Idriss Idrissi è già stato emesso un decreto di giudizio immediato. Il prossimo 3 luglio, dopo aver richiesto il rito abbreviato – che comporta una riduzione di un terzo della pena – comparirà davanti alla giudice per l’udienza preliminare Federica Gaudino. Dominguel Radesca, insieme alle altre vittime, ha deciso di costituirsi parte civile nel processo.
L’importanza di denunciare e i luoghi sicuri
Secondo i dati dell’Agenzia dell’Unione Europea per i Diritti Fondamentali, meno di una persona Lgbt+ su cinque denuncia un’aggressione o una violenza subita. La paura di non essere creduti, il timore di subire ulteriori discriminazioni o di esporsi pubblicamente rappresentano grandi ostacoli.
Dominguel Radesca è convinto che denunciare sia un passo fondamentale non solo per la giustizia, ma anche per costruire una rete di supporto e sicurezza nella comunità. “Io ho scelto di parlare per aprire una strada e lanciare un appello: smascherare questi comportamenti è possibile, ma solo se non restiamo in silenzio. Non siamo noi a doverci vergognare”, ha dichiarato. E proprio il suo locale rappresenta un luogo sicuro. “Se qualcuno ha subito un’esperienza simile, anche senza esporsi subito, può venire qui”, ha aggiunto.
Sull’importanza di denunciare, l’assessore alla Sicurezza di Bergamo, Giacomo Angeloni, ha espresso piena solidarietà a Radesca e ha incoraggiato chiunque sia vittima di simili situazioni a farsi avanti. “Credo sia importante lanciare un appello alla denuncia. La sensazione è che altre persone potrebbero farsi avanti”.
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Il locale Lə Gattarə: un rifugio inclusivo e antidiscriminatorio
Il locale Lə Gattarə aperto da Dominguel e suo marito Arthur è molto più di un semplice bar. Si parte dal nome scelto, con la schwa per superare il binarismo di genere, e rappresenta uno spazio che punta all’inclusione e all’accoglienza, con un’atmosfera familiare e piatti vegani e senza glutine. “La chiamiamo piccola cucina inclusiva, anche se noi non lo siamo, vegani”, ha commentato con ironia il proprietario. Oltre a essere un punto di ritrovo conviviale, il locale rappresenta un presidio culturale e sociale per la comunità Lgbtqia+ di Bergamo, dove si promuovono valori di rispetto e solidarietà.

