George Santos, il repubblicano gay condannato a 7 anni di carcere liberato da Donald Trump

Espulso dalla Camera dei rappresentanti USA dopo essere stato accusato di frode, riciclaggio di denaro, furto di fondi pubblici e dichiarazione del falso, George Santos, repubblicano e omosessuale poi condannato al carcere, è stato salvato da Donald Trump. "Un ribelle come tanti, buona vita!". Fosse stato un democratico avrebbe fatto altrettanto?

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George Santos
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Prima o poi la storia di George Santos diverrà film, o serie tv, o documentario, perché ha dell’incredibile.

37enne figlio di immigranti brasiliani, repubblicano e omosessuale dichiarato, Santos è stato eletto alla Camera dei rappresentanti a fine 2022, per poi esserne espulso dopo un anno perché travolto dalle accuse di reato di frode, riciclaggio di denaro, furto di fondi pubblici e dichiarazione del falso. Sesto deputato della storia degli Stati Uniti ad essere cacciato dalla Camera, Santos ne ha dette e fatte di tutti i colori.

Chi è George Santos?

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Ha raccontato di essere discendente di ebrei polacchi sopravvissuti all’Olocausto e che sua madre fosse morta nell’attentato alle Torri Gemelle, ma non era vero. Si era vantato di avere due lauree e di essere un broker di Wall Street, ma non era vero. Perché sua madre è morta per un tumore, non è mai andato all’univeristà, non ha mai avuto parenti ebrei polacchi e a Wall Street non sapevano chi fosse.

A metà 2023 è stato accusato dalla procura di New York di aver organizzato un sistema fraudolento di raccolta di contributi elettorali, poi usati per spese personali, di aver fatto richiesta nel 2020 di un sussidio governativo dichiarandosi disoccupato, se solo non fosse impiegato in una società di investimento in Florida con uno stipendio da 120mila dollari l’anno, e di aver mentito sulla propria situazione finanziaria durante la campagna elettorale, sovrastimando i propri redditi e gli utili ricavati dalle azioni di una società a lui intestata, la Devolder Organization. Contributi politici, si è poi scoperto, utilizzati per il botox, gli abiti firmati, beni di lusso e abbonamenti on line. Santos è stato condannato a 87 mesi di carcere, con un giudice federale che gli ha ordinato di restituire centinaia di migliaia di dollari. Ha iniziato a scontare la pena nel mese di luglio presso il Federal Correctional Institution di Fairton, nel New Jersey. Tre mesi dopo Donald Trump gli ha concesso la libertà.

Donald Trump libera George Santos

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George Santos (al centro) sul suo profilo Instagram

Nel weekend il tycoon ha di fatto salvato il repubblicano Santos, definendolo semplicemente un “ribelle“.

“È stato in isolamento per lunghi periodi e, a quanto pare, è stato terribilmente maltrattato. Pertanto, ho appena firmato una commutazione, rilasciando George Santos dal carcere, immediatamente. Buona fortuna George, ti auguro una grande vita!”.

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Secondo Trump, “George Santos è stato in qualche modo un “ribelle”, ma ci sono molti ribelli nel nostro Paese che non sono costretti a scontare sette anni di prigione“. Parole che stridono con il clima di terrore imposto dal tycoon in tutti gli Stati Uniti, con l’esercito schierato nelle principali città a reprimere qualsiasi contestazione, senza dimenticare gli arresti di massa nei confronti di quegli attivisti che in Florida hanno osato ridipingere le strisce arcobaleno rainbow al memoriale del Pulse. Uno sfacciato doppiopesismo a tutela di un esponente politico a lui affine, seppur omosessuale.

La commutazione della pena risparmia a Santos oltre 7 anni di carcere, ma lascia intatta la sua condanna. A differenza della grazia, la commutazione non cancella la fedina penale; pone semplicemente fine alla pena detentiva.

Prima dell’intervento di Trump, la deputata della Georgia Marjorie Taylor Greene aveva esortato il presidente a concedere clemenza, definendo la punizione di Santos una “grave ingiustizia”. In una lettera all’Ufficio del Procuratore per la Grazia, Greene ha sostenuto che la sua condanna “si estende ben oltre quanto giustificato”, affermando che Santos si era assunto la responsabilità e aveva mostrato rimorso.

Santos, primo repubblicano gay dichiarato eletto al Congresso degli Stati Uniti d’America, prima di entrare in carcere aveva rivelato di volersi arrendere “in Ferragamo, così da poter uscire in Ferragamo“. Nel 2023 una drag aveva raccontato che quindici anni fa George si esibiva a Rio de Janeiro con il nome d’arte di Kitara. Le foto di Santos in drag hanno fatto il giro del mondo, con il diretto interessato che smentì di aver mai sfilato al carnevale di Rio in abiti femminili. Pochi mesi dopo il castello di bugie tirato su da George è rovinosamente crollato, portandolo fino al carcere. Da cui ora Donald Trump l’ha salvato. Ma se fosse stato un ex deputato democratico avrebbe fatto altrettanto?

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