Dopo le scuole di New York che hanno fatto causa all’amministrazione Trump per aver cancellato 47 milioni di dollari di finanziamenti per la tutela delle persone trans, una giudice ha smontato la politica d’odio voluta dal presidente statunitense.
La giudice distrettuale statunitense Ann Aiken ha infatti annunciato, durante una conference call tra procuratori statali e funzionari federali, che emetterà un’ingiunzione preliminare per bloccare la norma trumpiana che vuole limitare i finanziamenti per l’educazione sessuale nelle scuole che la insegnano in modo inclusivo. Un po’ quanto proposto dalla Lega in Italia, con il divieto all’educazione sessuo-affettiva fino alle scuole medie.
La guerra di Trump a una scuola inclusiva
Da mesi l’amministrazione Trump taglia i finanziamenti federali alle scuole che portano avanti l’educazione sessuo-affettiva, includendo anche gli studenti transgender. Molti distretti si sono rifiutati di conformarsi alle direttive della Casa Bianca, emanate in base a un ordine esecutivo che ha etichettato le persone transgender come “false“, provocando il blocco di decine di milioni di dollari di fondi federali per l’istruzione. La giudice federale dell’Oregon Ann Aiken ha ora informato che intende emettere un’ingiunzione preliminare per bloccare le tanto contestate restrizioni transfobiche.
Una coalizione di 16 Stati ha denunciato la direttiva dell’amministrazione Trump, sostenendo che violasse l’Administrative Procedure Act, definendola arbitraria e capricciosa nonché in aperto contrasto con la separazione dei poteri sancita dalla Costituzione. Sebbene i motivi specifici dell’imminente ingiunzione della giudice Aiken non siano ancora noti, poiché l’ordinanza non è stata resa pubblica, la sua decisione darà un altro duro colpo all’amministrazione Trump, che dovrà necessariamente stoppare i propri sforzi per strumentalizzare i finanziamenti federali contro le scuole che insegnano al rispetto e all’inclusione, abbracciando anche l’identità di genere nei propri programmi di studio.
La sentenza segue mesi di escalation, scrive The Advocate, con l’amministrazione Trump che ha emesso un ordine esecutivo che vieta alle scuole di tutto il paese di impegnarsi in quella che ha definito la “transizione sociale” dei giovani transgender, termine che comprende tutto, dall’uso del nome e dei pronomi scelti da uno studente al permesso di usare il bagno o praticare sport con i propri coetanei. Quando la maggior parte delle scuole ha ignorato l’ordinanza, che non ha valore di legge e definisce erroneamente come “illegali” le pratiche di affermazione di base, l’amministrazione ha minacciato la revoca dei finanziamenti. Sono seguite lettere minatorie federali, con la perdita di decine di milioni di dollari in sovvenzioni federali per il mantenimento di politiche inclusive.
16 Stati d’America contro Trump
Ben 16 Stati si sono coalizzati, sostenendo che la campagna contro l’inclusione delle persone transgender rappresentasse un abuso incostituzionale del potere esecutivo.
Tra questi 16 Stati c’è la California, che si è rifiutata di bloccare lezioni che semplicemente riconoscevano l’esistenza delle persone transgender. Il Maine è stato attaccato dalla Casa Bianca perché il suo glossario curriculare includeva una definizione di “identità di genere”. In Massachusetts i finanziamenti sono stati tagliati perché i suoi materiali di educazione sessuale sottolineavano come le norme di genere siano culturalmente relative, affermando che il genere consiste nelle “idee di una cultura o società sui modi appropriati per uomini e donne di vestirsi, comportarsi, pensare e sentire. Le idee su quale comportamento di genere sia appropriato cambiano nelle diverse culture e nei diversi momenti della storia“. Anche molti singoli distretti scolastici hanno cestiano le richieste dell’amministrazione Trump. In Virginia cinque distretti hanno respinto le pressioni federali per limitare l’accesso ai bagni degli studenti transgender. A Denver il sovrintendente delle scuole pubbliche ha promesso che il distretto “proteggerà tutti i suoi studenti da questa amministrazione ostile“, rifiutandosi di ottemperare alle richieste trumpiane. Chicago e New York hanno seguito l’esempio, respingendo mandati simili nonostante le minacce di revocare i finanziamenti federali.
Negli ultimi giorni due università, ovvero la University of Southern California e la University of Arizona, hanno respinto le richieste dell’amministrazione Trump di imporre il divieto ai bagni per persone transgender. Questo perché il mese scorso l’amministrazione Trump ha inviato lettere a nove università proponendo un cosiddetto “patto” che offriva loro un accesso preferenziale alle sovvenzioni federali in cambio di radicali cambiamenti nelle politiche del campus. L’accordo pretendeva che le università limitassero le iscrizioni di studenti stranieri e adottassero misure mirate nei confronti delle persone transgender, imponendo divieti di accesso ai bagni e di partecipazione agli sport universitari. Dei rifiuti sono arrivati anche dal Massachusetts Institute of Technology, dall’Università della Virginia e da quella della Pennsylvania.
Purtroppo c’è chi ha ceduto, dinanzi all’ipotesi di perdere milioni di fondi. Università come Brown, Columbia, Harvard e Penn hanno accettato le richieste dell’amministrazione Trump di discriminare gli studenti transgender.
I 16 Stati d’America che hanno preso parte a questa causa sono il Colorado, il Connecticut, il Delaware, le Hawaii, l’Illinois, il Maine, il Maryland, il Massachusetts, il Michigan, il Minnesota, il New Jersey, lo Stato di New York, l’Oregon, Rhode Island, lo Stato di Washington e il Wisconsin, nonché il Distretto di Columbia.


