È stata sempre vicina alla comunità LGBTIAQ+ già quando, privi di acronimo, eravamo clandestini a tutte le ore. Ed è stata una persona profondamente queer, parola che probabilmente non ha mai pronunciato. Ornella Vanoni se n’è andata da questo mondo, giunta a l’appuntamento senza fine tra fiori diversi.
Se n’è andata per un arresto cardiaco alle 23 del 21 Novembre 2025 nella sua casa di Milano, in Brera. E a Milano era nata il 22 Settembre 1934. L’intero paese è in lutto, autorevoli media e celebrità commemorano tra canzoni e lacrime l’elegante grandezza e la sottile ironia di una gigante della musica e dello show business. Non si è mai collocata al centro, ma non è mai uscita di scena.
70 anni di pungoli politici (“fumo le canne e voto Radicali”) e canzoni indimenticabili. Amanti famosi e coltissimi, amanti di potere e pettegolezzi dissolti con una vibrazione tra gola e naso: una stracciatella di alto e basso su cui affondava i tacchi. O spegneva una sigaretta. Un orecchio al sax e uno agli amici gay che affollavano la sua casa.
“Ora è tardi vado a nanna, voi fumatevi le vostre cannette e poi andatevene”.
Per celebrare Ornella Vanoni, lungi dall’ambizione di poter dire qualcosa di sensato, ho raccolto alcuni momenti della sua carriera e vita artistica, episodi raccontati nei decenni da Gay.it, certa come sono che questo sia soltanto un lato, a sua volta sfuggente, di una donna solida e imprendibile che in ultimo è riuscita, tra le altre cose, a dare vigore all’idea che non siamo inutili dopo i 70 anni e possiamo e dobbiamo, anche se anziani, essere parte attiva del discorso collettivo e della convivenza civile. E della rappresentazione.
2008 – Milano, tacchi a spillo e piazza multi-inclusiva
Per i suoi 50 anni di carriera annuncia in Duomo un concerto-monstre e lo vuole “pieno di tutte le razze” (ipse dixit), come se l’inclusione fosse aria da respirare, non slogan. Si ri-prende Milano (mai persa) con ironia, tacchi, teatralità e un’idea di mondo dove nessuno è fuori posto. L’aneddoto: in conferenza stampa dice a proposito di Mina “Ci sentiamo spesso al telefono, non so perché, ma abbiamo deciso di volerci bene… La canzone è molto ironica, noi ci vogliamo bene, sì ci vogliamo bene!”
(2002) “Siate gay, e ditelo”: visibilità prima del lessico
Intervistata da Gay.it, nel 2002 ci chiama per nome e per aggettivo, “gay”, e insiste: bisogna dirlo, ai genitori e al mondo. È ancora legata a un immaginario fatto di Priscilla, macchiette, vitalità clandestina, ma il cuore è lì: niente armadi, niente mezze verità. Ornella parla come un’alleata d’epoca: imperfetta, ma radicalmente dalla parte giusta della storia.
(2009) “Non siamo mai tutto uomo o tutto donna”
Con “Più di te” canta al maschile senza cambiare i testi e commenta che nessuno è completamente uomo o donna. È una frase quasi pre-queer theory, detta con la leggerezza di chi non ha bisogno di glossari. Scivola via come un’ovvietà e invece è un pizzino sulla porosità del genere, infilato in un disco di cover: superare il binarismo come fumare erba.
2024 – “Ti voglio” queer, tre voci e nessun recinto
La nuova “Ti voglio” con Elodie e Ditonellapiaga è un piccolo manifesto queer travestito da pezzone pop: tre generazioni di donne che cantano il desiderio senza chiedere permesso, un invito all’amore senza limiti e senza timori. Il desiderio femminile diventa un coro che inneggia alla nudità. Il corpo è mio, anzi è nostro.
2024 – Contro la polizia del decoro
Al Power Hits 2024 difende il diritto di fare gesti “equivocabili” senza ansia moralista: un disco è rotondo, le mani pure, il corpo non va censurato. È un rant perfettamente queer contro la sorveglianza su linguaggio e fisicità. Dove tutti si autocontrollano, lei a 90 anni ci invita a sconfinare.
2024 – Tre voci, un solo desiderio tra donne: “Ti voglio”
Per i suoi 90 anni Ornella non si celebra: si moltiplica. Chiama Elodie e Ditonellapiaga e rifà “Ti voglio”, pezzone del ’77 che oggi suona come un invito esplicito a un amore senza recinti. Tre generazioni di donne che si passano il microfono come una staffetta erotica e politica: Ornella al centro, regina fluida che ci insegna ancora una volta a spogliarci dei “mille problemi” e a lasciare che l’eros dica tutto. Il desiderio femminile diventa un coro che inneggia alla nudità. Il corpo è mio, anzi è nostro.
2023 – Ornella officiante: nozze gay (unione civile) come fatto di famiglia
Quando sposa due amici uomini a Palazzo Reale, Vanoni non fa la madrina glamour: parla di tenerezza che resta quando il sesso sfuma, di sopportarsi e capirsi. È la benedizione queer di una zia che ha visto tutto e ci dice che il matrimonio (unione civile) è solo questo: vita quotidiana.
2019 – Contro Verona e i fantasmi “curativi” sui gay
Nel 2019 smonta il Family Day ultracattolico. Al Congresso delle Famiglie con una semplicità quasi brutale ribadisce che “i gay non sono malati, ma nascono così” (a Bianca Berlinguer durante il talk Cartabianca), non vanno né curati né ammazzati. Difende aborto, divorzio, ribadisce la propria vicinanza ai Radicali, si schiera contro razzismo e nostalgie nere. Nessun linguaggio inclusivo perfetto, ma la posizione è chiarissima: Ornella è con noi, non su di noi.
2004 – “Io lesbica, tu gay”: malintesi e desiderio fuori norma
Nel racconto di Gino Paolo, intervistato da Gay.it, si viene a sapere che negli anni ’60 girava voce che fossero lui gay e lei lesbica. Si muovono cauti, convinti di doversi “rispettare”, finché scoprono che no, possono anche chiudersi in albergo per tre giorni. È un piccolo frammento di confusa fluidità ante litteram: identità sballate, corpi che si scelgono lo stesso. Cieli nelle stanze.
2023 – Belve, amore fluido e mutande opzionali
A Belve confessa amori per donne (“Ho fatto soffrire le donne che ho amato“), relazioni finite male, un innamorarsi della persona più che del genere. Si definisce “fluida nel giudizio”, ma di fatto normalizza il desiderio che sborda dalle categorie. Tra nudità in salotto e mutande ridotte al minimo, Ornella davanti a Fagnani in visibilio ci dice: la vita queer è provare, sbagliare, restare vivi.
2024 – Outing a Mahmood, il fidanzato che cucina e la gayness da tinello
Nel podcast con Fazio, Vanoni butta lì che Mahmood ha un fidanzato a Berlino che cucina. Nessuna fanfara, zero pedagogia, un semplice outing proferito con la consueta, ironica tenerezza. Un dettaglio domestico, un vociare da tinello di amiche. I due canteranno insieme in seguito nel meraviglioso “Sant’Allegria” del dicembre 2024, ultimo brano inciso da Vanoni nella sua carriera. L’outing a Mahmood è il suo modo normalizzato di fare politica queer: togliere all’amore gay la patina di “tema” e riportarlo dove nasce davvero, in cucina, fra una cena e un volo low cost.
2024 – Senza fine e senza etichette sull’amore
Negli ultimi concerti della sua vita (Arcimboldi di Milano e Caracalla a Roma nella primavera 2024), torna Vanoni che ha amato uomini e donne e rifiuta “muri” attorno all’amore. Dice che ci si innamora della persona, della gioia che ti dà, non del genere. È l’icona gay riluttante che finisce per consegnarci una delle definizioni più limpide e queer di sempre. Queste ultime date entrano nella storia, con lei sul palco il meglio della musica italiana contemporanea: Madame, Elisa, Calcutta, Mahmood, Patty Pravo…
2023 – Personaggio dell’anno ai Diversity Award
Ai Diversity Media Awards 2023 viene incoronata personaggio dell’anno: il suo volto, il suo corpo stanco e lucidissimo ci regalano una rappresentazione inclusiva che passa per tv, musica, memoria. È il momento in cui la zia queer di tutti ritira un premio come fosse un paio di ciabatte da camera. Ancora una volta seria e capace di decostruire enfasi e ingessature.
2013 – Il bacio alla Venier, lucidalabbra e menta in prime time
Nel 2013 bacia Mara Venier in diretta e le chiede se ha sentito il gusto del lucidalabbra. È un gesto minuscolo e portentoso: due donne adulte che si baciano su RaiUno come se niente fosse, senza proclamare nulla. Ornella, ancora una volta, porta il superamento del conforme là dove, secondo un certo potere, non dovrebbe stare: nel pomeriggio domenicale delle famiglie.
