Anche in Cile soffia il vento dell’ultradestra, che ha vinto le elezioni presidenziali con José Antonio Kast, noto sostenitore del regime di Augusto Pinochet che ha nettamente sconfitto Jeannette Jara, candidata comunista sostenuta da tutto il centrosinistra. 58,16% contro il 41,84%.
Cattolico praticante, membro del Movimento Apostolico di Schoenstatt e multimilionario di famiglia, Kast ha nove figli, tutti avuti dalla moglie María Pía Adriasola. In passato si era più volte candidato alle elezioni presidenziali, venendo sempre sconfitto. Nel 2017 si fermò all’8%, nel 2021 al ballottaggio contro Gabriel Boric. Ora è diventato presidente.
Suo padre, Michael Kast, fu membro del Partito Nazista e servì come ufficiale nella Wehrmacht, per poi scappare in Sud America una volta caduto Adolf Hitler. Suo fratello Miguel Kast è stato più volte ministro e presidente della Banca Centrale, durante la dittatura. Dalla caduta di Augusto Pinochet, il cui regime durò fino al 1990, il Cile non aveva mai avuto un presidente di ultradestra, fino all’arrivo di Kast, il più votato di sempre.
José Antonio Kast, il Trump cileno

Dopo aver fondato Acción Republicana, che nel giugno 2019 ha trasformato nel Partito Repubblicano, Kast è diventato il megafono del populismo estremo cileno, cavalcando l’odio nei confronti dei 300.000 immigrati che vivono nel Paese, tanto da dare forma negli ultimi mesi ad una fuga di massa verso il Perù, che ha dovuto dichiarare lo Stato d’emergenza.
“Se Augusto Pinoche fosse vivo, voterebbe per me“, disse nel 2021, in piena campagna elettorale, spaventando e non poco i cosiddetti elettori “moderati”. Quattro anni dopo Kast ha volutamente abbassato i toni, sbancando le urne. Ma rimane un nostalgico di Pinochet, favorevole all’amnistia per i militari condannati per torture o omicidi commessi durante la dittatura. Kast propone il porto d’armi per tutti i civili e il diritto di sparare ai ladri, è contrario all’aborto in qualsiasi caso, stupro o di pericolo per la vita della madre compresi, vuole il ritorno dell’ora di religione a scuola perché “i cileni hanno bisogno di Dio e lo stato dovrebbe promuoverlo” ed è un fermo sostenitore della difesa della “famiglia tradizionale”.
José Antonio Kast e i diritti LGBTQIA+
Kast, che ha chiesto “la mano ferma” per governare il Cile, si oppone all’eutanasia e al matrimonio tra persone dello stesso sesso, che in Cile dal 2022 è legge, oltre a rifiutare il consenso scientifico sul cambiamento climatico, minimizzandone i pericoli.
Nel 2021 Kast affermò che “la società funziona meglio con le coppie eterosessuali“, dando poi forma ad un programma presidenziale che offriva solo sussidi alle famiglie eterosessuali sposate con figli, escludendo deliberatamente le coppie dello stesso sesso. Durante i suoi 16 anni da deputato si è ripetutamente opposto a leggi progressiste, votando no ad una legge contro l’omobitransfobia nel 2012 e contro le unioni civili nel 2015. Si è fermamente opposto al disegno di legge sull’identità di genere, approvato nel 2018 per garantire protezione legale alle persone trans, oltre ad essere dichiaramente contrario alla legge sul matrimonio egualitario del 2021, votata poco prima del ballottaggio che lo vide sconfitto.
La vicinanza di Giorgia Meloni

A livello internazionale, Kast ha espresso sostegno a leader come Nayib Bukele, Donald Trump, Jair Bolsonaro, Alberto Fujimori, Javier Milei, Santiago Peña e la nostra Giorgia Meloni, che nella notte si è congratulato “con l’amico per il grande successo ottenuto alle elezioni presidenziali del Cile. Italia e Cile sono nazioni amiche e sono certa che le nostre relazioni bilaterali diventeranno ancora più forti, a partire da temi come la cooperazione economica e il contrasto all’immigrazione irregolare. Buon lavoro!”.
Anche Matteo Salvini, leader della Lega, si è congratulato con Kast per la vittoria elettorale: “Libertà, identità, sicurezza: battaglie comuni che ci uniscono. Una vittoria per il popolo cileno e per chi crede in questi valori. Avanti tutta!”.
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