Alessandro Piscopo, ex manager di Antonio Medugno, finalmente rompe il silenzio. Intervistato da Il Giornale, ha parlato ampiamente del caso Signorini sollevato da Fabrizio Corona durante gli ultimi due appuntamenti di Falsissimo, il suo format di YouTube.
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Caso Signorini, parla Alessandro Piscopo: l’ex manager di Medugno rompe il silenzio
Il controverso manager, ha deciso di chiarire alcune dichiarazioni che lo riguardano da molto vicino, specie dopo essere stato citato (non esattamente bene) dagli ex talenti con i quali ha lavorato (da Medugno a Davide Donadei).
“Tengo a precisare che non ho mai incoraggiato Antonio ad avere rapporti con Alfonso Signorini. Al contrario, per quanto mi riguarda, ho più volte cercato di invitarlo alla prudenza e alla riflessione. Sono stato io a consegnare a Fabrizio Corona alcune chat tra Medugno e il direttore di Chi, ritenendo, forse ingenuamente, che fossero utilizzate con correttezza”, afferma Alessandro Piscopo.
Poi continua:
“Dopo la messa in onda della seconda puntata, Antonio probabilmente anche a causa di una forte esposizione mediatica ha dichiarato che io lo avrei spinto ad accettare certe situazioni. Questa ricostruzione, però, non corrisponde a quanto ricordo. Ho reso pubbliche anche conversazioni in cui lo invitavo esplicitamente a valutare con attenzione eventuali compromessi. Fu lui a dirmi: Ho puntato un obiettivo, non mi dà fastidio, voglio continuare. Respingo con fermezza l’idea di aver mai manipolato qualcuno. Ritengo inoltre che un adulto consapevole sia responsabile delle proprie scelte”.
Piscopo conferma la veridicità delle chat mostrate da Corona, ma aggiunge:
“Non ero presente e posso riferire solo ciò che Antonio mi ha raccontato. Mi disse di aver trascorso una notte a casa di Signorini e che quest’ultimo avrebbe manifestato un interesse personale nei suoi confronti. Non sono a conoscenza di eventuali regali o benefici successivi. So che i due si scambiavano messaggi. Talvolta Antonio mi chiedeva aiuto nel rispondere, soprattutto per difficoltà espressive, e in quei casi lo supportavo nella stesura dei messaggi”.
“Me Too italiano? Mi sembra una espressione forte”
Piscopo ritiene comunque che non si possa parlare di Me Too italiano:
“È un’espressione forte. Io posso dire che, dal mio punto di vista, è importante che certe dinamiche vengano portate all’attenzione pubblica, sempre nel rispetto della verità e delle indagini in corso. Non mi pento di aver contribuito a sollevare interrogativi, anche se col senno di poi avrei forse agito diversamente o prima.
Sono disponibile, qualora richiesto, a riferire la mia esperienza agli inquirenti. In passato avevo anche tentato di avviare un confronto interno con alcune figure che ritenevo potessero incidere su queste dinamiche, ma senza esito”.

