E’ un Alfonso Signorini decisamente polemico nei confronti della comunità LGBTQIA+, quello che ci ha presentato Il Giornale con una intervista firmata da Hoara Borselli.
L’ex presentatore del Grande Fratello, dopo mesi di silenzio, ha voluto rilasciare una lunga dichiarazione puntando il dito – anche – contro la comunità rea, a suo dire, di aver mantenuto il silenzio di fronte alle accuse sollevate da Fabrizio Corona.

Alfonso Signorini contro la comunità LGBTQ: “Da parte loro silenzio totale”
“Se le organizzazioni LGBTQ sono intervenute in mia difesa? No. Silenzio. Silenzio totale. Eppure si muovono spesso, a volte anche in situazioni molto meno evidenti di omofobia. La cosa paradossale è che se un etero si approccia ad una ragazza nessuno ha niente da dire. Se a farlo è un omosessuale viene messo in croce. Anche questa è una battaglia civile da fare”.
Secondo Signorini – infatti – il suo sarebbe stato anche un caso di “mostruosa omofobia”.
Il giornalista si è sentito infastidito anche dal silenzio di “alcune persone che avrebbero potuto parlare”, senza specificare a chi si riferisse.
Poi ha aggiunto:
“Penso alla politica, al giornalismo. Tacere significa essere conniventi con un sistema che potrebbe colpire chiunque”.
Alfonso Signorini ha ricevuto solidarietà privata, che però, alla luce degli attuali fatti, sembra non essergli bastata:
“Sì, ho ricevuto telefonate di persone molto importanti anche nel mondo dello spettacolo. Parlo anche di numeri uno che dicevano: È una vergogna quello che ti stanno facendo. Io gli rispondevo : Vero , allora perché non lo dichiari pubblicamente?. Allora abbassavano la voce e sussurravano: Non posso, sennò vengo messo in croce anche io”.
Sul suo carro pare non esserci più nessuno, ma sembra esserne lieto:
“Oggi so chi conta nella mia vita e mi sento più ricco. Sono felicissimo che non ci sia più nessuno sul mio carro. Ma voglio che non salga più nessuno. Pur senza rinunciare alla mia vita e alla mia generosità”.
E aggiunge:
“Cosa mi ha fatto più male? A parte la gogna, il silenzio di certe persone che si professavano fratelli, amici, che in passato con biglietti e lettere manifestavano tutta la loro stima professionale e il loro affetto. E che sono letteralmente spariti. Neppure il gesto di prendere in mano il telefono per chiedermi ‘Come stai’?
Ecco, tutto questo dopo trent’anni di frequentazioni, di attestati di affetto, non me lo sarei mai, dico mai, aspettato. Una mancanza di umanità, di empatia che mi ha profondamente ferito. È una cosa che non dimenticherò facilmente. Ma non è questo il momento per lasciarsi andare a questo genere di considerazioni”.
Tornando indietro, comunque, non cambierebbe nulla del suo percorso:
“Rifarei tutto. Non ho fatto nulla di cui vergognarmi”.
E mentre la TV sembra non mancargli per niente, l’accusa che non gli è andata giù è quella di abuso di potere:
“Io non ho mai considerato il potere. Sempre rifuggito. Altrimenti chissà dove sarei arrivato”.
Il compagno di Signorini sempre al suo fianco: “Ce l’ho fatta grazie al suo supporto“
Signorini, nonostante le delusioni degli amici e della comunità, ha accanto a sé il suo compagno, Paolo Galimberti, e il team di avvocati che lo difendono:
“Ce l’ho fatta con mia grande soddisfazione. Soprattutto con il supporto del mio compagno, che aveva tutto il diritto di dirmi: Arrivederci e grazie e invece mi è stato a fianco giorno dopo giorno.
Se me l’aspettavo? Sì, perché lo conosco bene. Ma non è una cosa così scontata”.
Un silenzio che ha una spiegazione: la vicenda è finita subito nelle mani degli avvocati
Le parole di Signorini meritano però un contesto che l’intervista a Il Giornale non fornisce. Nel momento in cui le accuse di Fabrizio Corona hanno preso una piega giudiziaria, con tribunali, indagini e un caso che coinvolge persino Google per la vicenda delle chat pubblicate da Falsissimo, la strada maestra per qualunque organizzazione seria non è certo una nota stampa di solidarietà, ma il rispetto dei tempi della giustizia.
Chiedere alle associazioni LGBTQIA+ una presa di posizione pubblica su un procedimento ancora aperto significherebbe chiedere loro di sostituirsi a un tribunale, cosa che nessuna associazione seria farebbe, né per Signorini né per chiunque altro.
Se, come sostiene Signorini, parte degli attacchi ricevuti hanno assunto toni omofobi, quei contenuti meritano di essere condannati senza esitazione. Ma è altrettanto vero che condannare l’omofobia non significa automaticamente schierarsi a difesa dell’intera vicenda personale o giudiziaria di chi la subisce. Le due cose possono, e forse devono, restare distinte.
C’è poi un altro elemento che l’intervista lascia fuori: il rapporto tra Signorini e la comunità che oggi lamenta il suo silenzio non è sempre stato lineare. Nel gennaio 2021, durante una puntata del Grande Fratello Vip, il conduttore aveva più volte definito l’omosessualità “una scelta”, suscitando la reazione del segretario generale di Arcigay Gabriele Piazzoni, che aveva parlato di parole inesatte, ricordando che la scelta appartiene semmai a chi discrimina, non a chi ha un orientamento sessuale.
Sempre nel 2021 dichiarò in diretta: “Noi siamo contrari all’aborto in ogni sua forma”, frase dalla quale persino Endemol prese le distanze e che gli attirò l’appoggio di Giorgia Meloni e del mondo delle associazioni cattoliche integraliste.
Anche nelle scorse edizioni del Grande Fratello, la gestione di espressioni omobitransfobiche (un esempio quelle verso Vittorio Menozzi) pronunciate nella Casa ha sollevato più di una polemica sui social, con lo stesso Signorini che ha sempre difeso un approccio basato sul contesto e sull’intenzione più che sull’automatismo dell’espulsione.
Anche sul fronte delle adozioni e della genitorialità delle coppie dello stesso sesso, il percorso di Signorini è tutt’altro che lineare.
Nel 2012, al Circolo della Stampa di Milano, si dichiara contrario aalle adozioni ma sì alle nozze gay: “Sono contrario alle adozioni riservate alle persone dello stesso sesso. Io parlo da omosessuale ma penso che il bambino abbia bisogno di una figura materna e una paterna”.
Nel 2016 ribadisce una visione tradizionale di famiglia, fondata su madre e padre “come ha deciso la natura”. La svolta poi arriva nel 2018, quando in un’intervista al Corriere della Sera attacca il ministro Lorenzo Fontana, che negava l’esistenza delle famiglie omosessuali, e annuncia di volersi battere per le adozioni estese anche ai single e alle coppie gay, raccontando anche il proprio desiderio di diventare padre.
Resta invece sempre fermo sulla maternità surrogata (criminalizzata universalmente dal Governo Meloni), a cui si dice contrario in più occasioni, definendola in un’intervista a Il Giornale una “mercificazione dell’utero femminile” e sostenendo che chi desidera un figlio dovrebbe orientarsi verso l’adozione.
Non si tratta di cancellare i meriti di un conduttore che ha aperto la porta del Grande Fratello a concorrenti con hiv, a persone trans e a una rappresentazione più ampia della comunità. Si tratta di ricordare che le battaglie civili funzionano nei due sensi: si può chiedere solidarietà, ma si deve anche essere disposti a fare autocritica quando le parole pesano, comunque vadano poi le cose nei tribunali.
Signorini dopo lo scandalo: «Felice che non ci sia più nessuno sul mio carro. Ferito dal silenzio di tanti “amici”»
Il modello Antonio Medugno,lo ha denunciato per aver subito ricatti e pressioni di natura sessuale in cambio della partecipazione al Grande Fratello 2021 – 2022 pic.twitter.com/dpgtfaEqzP
— luciano (@artedipulire) July 5, 2026
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