Sono passati dieci anni dalla notte tra il 10 e l’11 gennaio 2016, quando David Bowie moriva a New York, due giorni dopo l’uscita di Blackstar e il giorno successivo al suo sessantanovesimo compleanno. Affetto da un tumore al fegato, l’artista aveva scelto di non raccontare pubblicamente la malattia.
A distanza di un decennio, il ricordo del Duca Bianco resta legato al suo ultimo lavoro, pubblicato due giorni prima della sua morte. Nel decimo anniversario della scomparsa, l’uscita della biografia David Bowie. Oltre lo spazio e il tempo di Paul Morley riapre la riflessione su un artista in continua metamorfosi, capace di attraversare il proprio tempo senza mai aderirvi del tutto.
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David Bowie e Blackstar: il suo testamento artistico
Nove minuti e cinquantasette secondi: è la durata di Blackstar. Bowie e il produttore Tony Visconti avevano inizialmente lavorato a una versione più lunga, superiore agli undici minuti, poi ridimensionata per adeguarsi ai formati richiesti dalle piattaforme di streaming come Spotify e iTunes.
La riduzione non incide sull’impianto del brano, che mantiene una struttura complessa e un linguaggio musicale ibrido, tra jazz e rock. Blackstar affronta il tema della fine in modo esplicito, collocandolo all’interno di una narrazione simbolica e consapevole.
L’album viene pubblicato l’8 gennaio 2016, giorno del sessantanovesimo compleanno di Bowie; due giorni dopo l’artista muore a New York. Una coincidenza temporale che ha contribuito a consolidare la lettura dell’opera come testamento artistico.
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Tempo e spazio: le coordinate di un artista in perenne metamorfosi
Il tempo e lo spazio sono le due grandi categorie attraverso cui Bowie ha costruito la propria identità. È da qui che parte anche Paul Morley, uno dei più autorevoli biografi musicali britannici – già autore di The Age of Bowie – nel suo nuovo libro David Bowie. Oltre lo spazio e il tempo, in uscita in Italia per Hoepli a dieci anni dalla scomparsa dell’artista, venerdì 9 gennaio.
Morley utilizza queste due dimensioni per raccontare la dualità del Duca Bianco: l’essere sempre dentro il proprio tempo storico e, allo stesso tempo, costantemente un passo avanti. Una creatura artistica totale, capace di attraversare e superare identità, generi, corpi e suoni.
Il volume, di 384 pagine, propone una lettura tematica dell’opera e della figura dell’artista, analizzandone le trasformazioni e il rapporto costante con il contesto culturale e storico.
La versione italiana è curata da Ezio Guaitamacchi, con traduzione di Leonardo Follieri, e include una prefazione firmata da Manuel Agnelli e Paolo Fresu. Il libro è strutturato in capitoli che affrontano le principali polarità dell’universo bowiano, tra arte e identità, creazione e fine, immaginario e realtà. L’opera ricostruisce un percorso che va dagli esordi londinesi fino a Blackstar, l’ultimo lavoro pubblicato nel 2016.
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L’omaggio in Tv
Anche la televisione rende omaggio al Duca Bianco. Rai 5 propone una programmazione speciale in due serate. Venerdì 9 gennaio, a mezzanotte, va in onda David Bowie: Finding Fame. Nascita di una star, documentario dedicato ai primi cinque anni della carriera dell’artista, dagli esordi alla fine degli anni Sessanta fino all’annuncio della conclusione del progetto Ziggy Stardust nel 1973. Il film ricostruisce questa fase attraverso materiali d’archivio, testimonianze dirette di Bowie e contributi di collaboratori e colleghi.
Sabato 10 gennaio alle 23.20 è invece in programma Ziggy Stardust and The Spiders From Mars, film-concerto diretto da D.A. Pennebaker e girato in 16 mm durante lo spettacolo del 3 luglio 1973 all’Hammersmith Odeon di Londra. La pellicola documenta l’ultima data dell’Aladdin Sane Tour e rappresenta una delle testimonianze più rilevanti della stagione di Ziggy Stardust nella storia del rock.

