Come un Frate Indovino qualsiasi, il vicepremier nonché ministro dei trasporti Matteo Salvini trova spesso tempo e modo per festeggiare sui social i Santi del calendario, con la giornata di oggi che celebra San Sebastiano, militare romano nonché martire per aver sostenuto la fede cristiana, morto il 20 gennaio del 288.
Il leader leghista ha condiviso su X un’immagine di San Sebastiano festeggiandolo in quanto “Patrono della Polizia Locale“, per poi aggiungere: “Grazie a tutte le donne e gli uomini in divisa che ogni giorno sono al fianco dei cittadini, per sicurezza, legalità e rispetto delle regole. Viva la Polizia Locale”.
Sebastiano, il patrono laico della comunità LGBTQIA+

Tutto vero, perché San Sebastiano è patrono delle Confraternite di Misericordia italiane, poiché si rileva in lui l’aspetto del soccorritore che interviene in favore dei martirizzati, dei sofferenti, e patrono degli Agenti di Polizia locale e dei loro comandanti, ufficiali e sottufficiali, ma Salvini probabilmente non sa che San Sebastiano è anche se non soprattutto il patrono laico della comunità LGBTQIA+ internazionale, prima icona gay della storia per l’evoluzione della sua immagine artistica e per il simbolismo del suo martirio.
Sebastiano venne condannato a morte dall’imperatore Diocleziano che aveva in profondo odio i fedeli a Cristo, legato ad un palo sul colle Palatino, denudato, e trafitto da così tante frecce in ogni parte del corpo da sembrare un istrice. Creduto morto e abbandonato miracolosamente guarì, ma invece di scappare decise di sfidare nuovamente l’imperatore, che ordinò la sua flagellazione per poi gettarne il corpo nella Cloaca Massima. Nel medioevo Sebastiano è sempre stato raffigurato come un soldato anziano, mentre dal Rinascimento in poi artisti come Guido Reni e il Sodoma iniziarono a dipingerlo come un giovane seminudo, muscoloso e dalla bellezza efebica.
La sua espressione, spesso descritta come un misto di estasi e dolore, è successivamente stata interpretata come un ideale omoerotico. Così come le persone omosessuali sono state costrette per decenni a tacere il proprio orientamento, onde evitare persecuzioni di vario tipo, anche Sebastiano è stato costretto a nascondere la propria fede cristiana, in quanto ufficiale romano. Le frecce che trafiggono il suo corpo in tutte le raffigurazioni artistiche degli ultimi secoli sono diventate un simbolo del dolore e della sofferenza vissuti dalla comunità LGBTQIA+, con la sua figura tornata centrale come simbolo di martirio e speranza di guarigione nel pieno dell’epidemia dell’hiv/aids. Il memorabile San Sebastiano di Guido Reni, datato attorno al 1615 e oggi conservato all’interno della Pinacoteca Nazionale di Bologna, ne è in tal senso l’esempio perfetto.
Da Oscar Wilde a Sebastiane di Derek Jarman
Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, inoltre, autori come Oscar Wilde, che scelse “Sebastian Melmoth” come pseudonimo, e Gabriele D’Annunzio con Le martyre de Saint Sébastien del 1911, in cui il Santo amante dell’imperatore venne interpretato da una donna, hanno consolidato il suo status di icona estetica e culturale per il mondo lgbtqia+, fino all’arrivo di Sebastiane, cult assoluto del 1976 diretto Derek Jarman.
Interamente recitato in latino, girato quasi tutto in Sardegna e “rigorosamente vietato ai minori di 18 anni per la particolare scabrosità di alcune scene“, con nudi maschili, full frontal e sesso gay, Sebastiane segue le vicende di un avamposto di un esercito romano in cui alcuni soldati si abbandonano al piacere della carne. Un centurione dimostra particolare interesse proprio per Sebastiano (Leonardo Treviglio), che rifiuta le sue avances. L’ufficiale, indispettito, martirizzerà il ritroso prigioniero legandolo a un palo e facendolo trafiggere dalle frecce.
Un film a dir poco controverso, e a lungo censurato, che all’epoca fece scandalo e ancora oggi quasi introvabile persino in home-video, trasmesso una sola volta in tv, il 15 dicembre del 1981 su Televiterbo, in una versione della durata di 53 minuti ampiamente tagliata.
Un’icona queer assoluta, San Sebastiano, oggi inconsapevolmente celebrata da quel Matteo Salvini che in altri contesti griderebbe urbi et orbi alla fantomatica “ideologia gender“.

