Non tutte le carriere si costruiscono per cambiamenti evidenti. Quella di Malika Ayane procede per spostamenti di sguardo, con la misura come tratto costante. Senza mai alzare la voce per occupare la scena, ha costruito un percorso riconoscibile attraverso il controllo del linguaggio, un’eleganza costante e una raffinatezza naturale. Oggi questa postura emerge con particolare chiarezza tra musica, teatro e un nuovo ritorno a Sanremo 2026, maturato dopo una lunga fase di lavoro.

In questo articolo
- 1 Malika Ayane e gli esordi
- 2 Sanremo, tappa dopo tappa
- 3 Gli album, una traiettoria coerente
- 4 Berlino: la distanza come forma di libertà
- 5 “Ansia da felicità”, l’esordio nella narrativa
- 6 Tra televisione e musical
- 7 “Brokeback Mountain”: la voce che diventa scena
- 8 Il riconoscimento ai Rainbow Awards 2026
- 9 Il ritorno a Sanremo 2026 con “Animali Notturni”
Malika Ayane e gli esordi
Il rapporto di Malika Ayane con la musica si forma molto presto. Cresciuta nella periferia milanese, scopre da bambina che cantare è uno spazio in cui ritrovare concentrazione e ordine. “Mi sono accorta che stavo bene quando cantavo: se ero triste riuscivo a trovare conforto, la musica aveva un potere terapeutico”, avrebbe confessato, più tardi, al Corriere della Sera.
Nel 1995 entra al Conservatorio di Milano, e sceglie di studiare il violoncello come strumento. A undici anni viene ammessa nel coro di voci bianche del Teatro alla Scala, dove resta fino al 2001. L’esperienza del coro incide sul suo modo di stare in scena, dove cantare significa muoversi dentro un insieme, rispettare i tempi degli altri e dare peso anche alle pause.
Lavora in un call center, nella caffetteria del Teatro Arcimboldi, come cameriera in locali con musica dal vivo. È proprio in quest’ultimo contesto, durante una sostituzione imprevista della cantante del locale, che ottiene il primo ingaggio come interprete. Poco dopo viene notata da Ferdinando Arnò, che la coinvolge professionalmente: Malika diventa la sua segretaria personale.
Il passaggio decisivo arriva nel 2008, con la firma per Sugar Music e la pubblicazione dell’album Malika Ayane. Il disco, certificato platino, mostra fin dall’inizio una direzione precisa, costruita su arrangiamenti curati e su un uso della voce lontano dall’effetto, attento alla misura e all’eleganza.
Sanremo, tappa dopo tappa

Sanremo attraversa più volte la carriera di Malika Ayane, senza diventarne il baricentro. Ogni partecipazione intercetta una fase diversa del suo percorso, musicale e personale. Il primo passaggio, nel 2009, nelle Nuove Proposte, si presenta con Come foglie, brano scritto da Giuliano Sangiorgi, che introduce una postura interpretativa fragile e trattenuta, distante dall’idea di performance intesa come esercizio di stile.
Nel 2010 torna in gara con Ricomincio da qui: la canzone segna un consolidamento artistico e le vale il Premio della Critica “Mia Martini” e il Premio della Sala Stampa Radio e Tv. Di quell’edizione vale la pena ricordare un episodio rimasto emblematico: dopo l’esclusione dal podio, alla protesta del pubblico, si unì anche l’orchestra, che manifestò solidarietà e lanciò simbolicamente gli spartiti sul palco. Un gesto inedito nella storia della kermesse musicale.
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Nel 2013, con i brani E se poi e Niente, firmati ancora dall’amico e collega Giuliano Sangiorgi, prosegue in una direzione interpretativa sempre più misurata. Nel 2015, Adesso e qui (nostalgico presente) le vale il terzo posto e un nuovo Premio della Critica. Nel 2021 torna all’Ariston con Ti piaci così, in un Festival diverso per linguaggi e contesto, ma con la stessa coerenza di fondo.
Gli album, una traiettoria coerente

La discografia di Malika Ayane procede per assestamenti progressivi. L’esordio del 2008 introduce elementi destinati a restare centrali: cura degli arrangiamenti, scrittura non allineata al pop radiofonico più immediato, attenzione al lavoro vocale.
Con Grovigli (2010) il suono si fa più stratificato e inquieto, mentre Ricreazione (2012) lavora su una forma di pop più mobile, aperta al dialogo con il soul e il cantautorato, senza perdere controllo formale.
Naïf (2015) segna una fase più introspettiva e dichiarata: la fragilità non è più solo un tema, ma una condizione attraversata consapevolmente, anche sul piano sonoro. Con Domino (2018) questa maturità si stabilizza ulteriormente, in un disco che rinuncia all’urgenza dell’impatto immediato e privilegia una scrittura che si rivela nel tempo.
Malifesto (2021) rappresenta uno spostamento ulteriore. Nato in una fase di sospensione collettiva e personale, è un lavoro più libero nei riferimenti e nei linguaggi, in cui Ayane introduce con maggiore evidenza ironia, corpo e leggerezza, senza rinunciare alla precisione. Non una rottura, ma un ampliamento del perimetro espressivo.
Nel 2024 torna con Sottosopra, brano che apre una nuova fase. Nato a Parigi, il singolo lavora sui contrasti – elemento ricorrente della sua scrittura – e introduce il tema della distanza come strumento di lettura del presente. Un passaggio che mette in dialogo la Malika di Naïf con quella di oggi, più consapevole e meno orientata alla necessità di essere compresa a tutti i costi.
Berlino: la distanza come forma di libertà

A un certo punto, per Malika Ayane, Berlino diventa casa. La città, in realtà, l’aveva accolta molto prima del trasferimento definitivo. Ancora diciottenne, spese il suo primo stipendio in biglietti aerei per raggiungerla, tra concerti, club improvvisati, serate allo YAAM sulle rive della Sprea. È lì che scopre che un altro modo di vivere e d’essere – è possibile.
Dopo un lungo periodo di spola con l’Italia, Ayane si stabilisce definitivamente nella capitale tedesca, scegliendo una città che le restituisce qualcosa di essenziale, l’assenza di uno sguardo costante. A Berlino, ha raccontato più volte, non si sente giudicata, né avverte la pressione di dover essere “qualcosa” per qualcuno.
Questa distanza diventa anche mentale. Berlino le consente di sottrarsi alle dinamiche dell’industria e all’ansia di piacere a tutti i costi, offrendo una solitudine che aiuta a fare ordine. Una città che cambia, come cambia lei, senza nostalgia paralizzante e senza bisogno di restare identica a sé stessa per sentirsi autentica.
“Ansia da felicità”, l’esordio nella narrativa

Nel 2023 Malika Ayane pubblica Ansia da felicità, il suo esordio nella narrativa, estensione naturale del suo modo di raccontare. Il titolo arriva da lontano, da un brano omonimo contenuto nell’album Naïf e da una domanda che attraversa da anni il suo percorso: perché, quando la felicità sembra a portata di mano, diventa così difficile restarci dentro.
Il libro procede per frammenti. Ayane scrive del tempo che sfugge, dell’incapacità di fermarsi, di quella sensazione che definisce come “la cosa che non mi fa godere a pieno della festa”. Con una scrittura asciutta e autoironica, non spiega né giustifica, osserva e riporta. Lo fa con la stessa misura che caratterizza la sua musica più matura.
Tra televisione e musical

Nel corso degli anni Malika Ayane ha attraversato anche la televisione e il musical senza trasformarli in un asse portante della propria carriera. Nel 2015, per alcune puntate, è special coach a The Voice of Italy, affiancando il team di Roby e Francesco Facchinetti. Nel 2019 entra invece nel cast dei giudici di X Factor Italia, accanto a Sfera Ebbasta, Mara Maionchi e Samuel dei Subsonica, portando nel programma uno sguardo più legato al lavoro sulla voce e sull’identità artistica che alla costruzione del personaggio televisivo. A conferma di un filo di coerenza immutabile nell’approccio all’idea di “artista musicale”.
Ancora più significativo è il rapporto con il teatro musicale. Tra la fine del 2016 e l’inizio del 2017 interpreta Evita Perón nel musical Evita diretto da Massimo Romeo Piparo, in un lungo tour da settanta repliche. Successivamente veste i panni di Grizabella in Cats, ruolo centrale, che Ayane ha descritto come una sintesi efficace del personaggio, legata alla libertà di scegliere.
“Brokeback Mountain”: la voce che diventa scena

Il passaggio al teatro con Brokeback Mountain, in tournée nella stagione 2025/26, rappresenta uno snodo significativo. La storia di Annie Proulx, resa universale dal film di Ang Lee del 2005 – di cui nel 2025 si è celebrato il ventennio -, ha segnato una svolta nella rappresentazione dell’amore tra due uomini nel cinema mainstream, diventando nel tempo un riferimento culturale per la comunità LGBTQIA+.
Nel passaggio teatrale, con Edoardo Purgatori nei panni di un Ennis introverso e attraversato dal conflitto e Filippo Contri in quelli di un Jack più esposto ed esuberante, la messinscena procede per sottrazione. La drammaturgia si articola in una successione di quadri essenziali, che trovano piena densità emotiva nel finale. In questo spazio misurato, Ayane interviene con discrezione, costruendo un controcanto musicale che accompagna il racconto. Un passaggio artistico che sottolinea la capacità di Ayane di essere laterale e al contempo importante: un’eredità della cultura jazz di cui Malika è profondamente intrisa, senza mai strombazzarla
Le musiche originali di Dan Gillespie Sells, tra canti folk, ballad e suggestioni country, diventano attraverso la sua voce un elemento narrativo. Brani come We Got Everything, Beneath the Moon o Coyote, eseguiti dal vivo con una band di quattro elementi, non si sovrappongono alla scena, ma ne seguono le tensioni, amplificandone la dimensione emotiva. Ne nasce un lavoro fondato su controllo e ascolto, in equilibrio tra musica e parola.
Il riconoscimento ai Rainbow Awards 2026
Il Premio Teatro conferito a Malika Ayane ai Rainbow Awards 2026, in scena il 2 febbraio al Teatro Brancaccio di Roma, si inserisce in modo naturale all’interno di questo percorso.
La motivazione – “per una presenza scenica che unisce eleganza, ricerca e libertà espressiva, attraversando i confini tra musica, parola e visione” – restituisce il senso di un metodo di lavoro riconoscibile e costante. Il premio arriva a suggello di una linea sviluppata nel tempo tra musica, parola e scena.
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Il ritorno a Sanremo 2026 con “Animali Notturni”

Il 2026 segna il ritorno di Malika Ayane sul palco del Festival di Sanremo con Animali notturni, un brano che ruota attorno a un inno all’autodeterminazione e che arriva da una nuova consapevolezza emotiva. Ayane ha spiegato a RaiPlay che la canzone nasce come un invito a selezionare ciò che conta davvero: “Scegliere tra una moltitudine è la più grande forma di libertà. Bisogna andare dritti verso ciò che si desidera, proteggerlo e goderne”.
Animali notturni è una canzone che, nelle sue parole, potrebbe essere stata scritta “in qualsiasi momento della storia contemporanea, anche nel futuro”, e che continua a rivelare dettagli nuovi a ogni ascolto.
Il ritorno all’Ariston arriva in una fase personale e artistica segnata da equilibrio e gratitudine. “Sanremo è uno dei miei posti preferiti, ci andrò serena e leggera”, ha raccontato alla vigilia delle prove. Un sentimento che nasce anche dal rapporto costruito nel tempo con il Festival: “La cosa più straordinaria è poter crescere con Sanremo. Il mio primo l’ho fatto diciotto anni fa. Tornare oggi, in un momento emotivo e vitale diverso, è un grande regalo che fa la vita. Sono qui per portare leggerezza, gioia”.
Un ritorno all’Ariston che si inserisce così come un nuovo passaggio coerente all’interno di un percorso che non ha mai cercato semplificazioni. Ayane arriva sul palco con un bagaglio più ampio, fatto di musica, teatro e scrittura, e con una misura che resta il tratto distintivo del suo lavoro. È anche questo che rende l’attesa intorno a Sanremo 2026 meno legata all’effetto e più alla continuità di uno sguardo che continua a spostarsi, senza perdere precisione.
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