20 anni fa Brokeback Mountain vinceva il Leone d’Oro a Venezia ed entrava nella Storia del Cinema

Il 10 settembre del 2005 il capolavoro di Ang Lee sbancava la Mostra del Cinema, con una travolgente storia d'amore che a Hollywood (quasi) nessuno voluva produrre. Perché con due cowboy protagonisti.

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I segreti di Brokeback Mountain
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Il 10 settembre del 2005 il presidente di giuria Dante Ferretti annunciava il vincitore della 62ª edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. I segreti di Brokeback Mountain di Ang Lee.

Il capolavoro del regista taiwanese conquistò il Leone d’Oro superando film come Good Night and Good Luck di George Clooney, I fratelli Grimm e l’incantevole strega di Terry Gilliam, I giorni dell’abbandono di Roberto Faenza e La Bestia nel Cuore di Cristina Comencini, Lady Vendetta di Park Chan-wook, Les amants réguliers di Philippe Garrel, Romance & Cigarettes di John Turturro e Mary di Abel Ferrara.

Iniziava così la lunga corsa di un film che ha riscritto la Storia del Cinema LGBTQIA+, con una produzione a lungo evitata da celebri divi e non pochi registi costretti ad abbandonare il progetto. C’è stato un prima e c’è stato un dopo Brokeback Mountain, e da quel 10 settembre del 2005 nulla è stato come prima.

I segreti della produzione di Brokeback Mountain

Basti pensare che per anni in tanti hanno evitato di adattare il racconto di Annie Proulx, uscito sulle pagine del New Yorker nel 1997. La sceneggiatura, scritta dal premio Pulitzer Larry McMurtry e da Diana Ossana, prese forma nel 1999 ma Hollywood la temeva, la guardava con ostilità. Nessuno voleva raccontare la storia d’amore tra due cowboy. Il primo ad interessarsene fu Gus Van Sant, che voleva Matt Damon protagonista dopo averlo appena diretto in Will Hunting ma l’attore rifiutò la parte. Il film fu proposto anche a Pedro Almodovar, all’epoca restio a girare in lingua inglese, così come a Lee Daniels, che pur volendolo dirigere non riuscì a trovare un produttore. Oltre a Damon, schivarono Brokeback Mountain anche Leonardo DiCaprio, Ryan Phillippe, Mark Wahlberg, Josh Hartnett, Joaquin Phoenix e Brad Pitt. Tutti terrorizzati dal dover interpretare personaggi omosessuali, innamorati l’uno dell’altro.

Poi dal nulla arrivò Ang Lee, che aveva recentemente sbancato i Cinema con La tigre e il dragone, le cui riprese furono estenuanti, e non entuasiasmato con Hulk. Il regista stava valutando l’ipotesi di ritirarsi, di abbandonare la regia, fino all’arrivo di quello script che gli ha cambiato la vita. La Focus Features si imbarcò in un’avventura che molti pensavano suicida, i giovani e quasi sconosciuti Heath Ledger e Jake Gyllenhaal accettarono di interpretare Ennis Del Mar e Jack Twist, affiancati da Michelle Williams e Anne Hathaway. Le riprese si svolsero nell’estate del 2004, con un budget da cinema indipendente. Per contenere ulteriormente i costi Lee girò tutto il film nella regione dell’Alberta, in Canada. Il costo finale arrivò ai 14 milioni di dollari.

Ang Lee, prima volta a Venezia e primo Leone d’Oro

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A volere Brokeback Mountain in Concorso a Venezia fu Marco Muller, alla sua 2a edizione da direttore dopo aver a lungo curato la selezione dei film asiatici. Ang Lee non era mai stato al Lido.

Il banchetto di nozze, suo altro film a tematica queer, aveva vinto l’Orso d’Oro a Berlino, mentre Mangiare bere uomo donna venne presentato nella Quinzaine des Réalisateurs al 47º Festival di Cannes. Anche Ragione e sentimento venne proiettato alla Berlinale, con annesso 2° Orso d’Oro conquistato, con Tempesta di Ghiaccio vittorioso per la migliore sceneggiatura al 50º Festival di Cannes e La tigre e il dragone di nuovo sulla Croisette ma fuori Concorso.

Con I segreti di Brokeback Mountain il regista di Taiwan vinse il suo primo Leone d’Oro alla sua prima apparizione veneziana, bissando nel 2007 con Lussuria – Seduzione e tradimento, nonché il suo primo Oscar alla regia, bissato nel 2013 con Vita di Pi.

L’Oscar rubato per chiara omofobia hollywoodiana

brokeback mountains, baci gay al cinema

Ma Brokeback Mountain vinse decine e decine di riconoscimenti, tra i quali 4 Golden Globe, 4 Bafta, 3 Critics’ Choice Movie Award e 3 premi Oscar su 8 nomination (Migliore regia, Migliore sceneggiatura non originale, Miglior colonna sonora). Mai una pellicola a tematica LGBT aveva raccolto tanto, mai un film con due personaggi gay protagonisti era diventato ‘mainstream’. I segreti di Brokeback Mountain cambiò la percezione di Hollywood nei confronti del cinema a tematica queer. Per sempre.

L’Oscar al miglior film, che tutti davano per scontato, non arrivò per evidente e mai dichiarata omofobia Academy. A conquistare la statuetta più ambita, nello sbigottimento generale, fu Crash di Paul Haggis.

Diana Ossana, co-sceneggiatrice di “Brokeback Mountain”, ne ha recentemente parlato dalle pagine del New York Times, rivelando il momento esatto in cui si rese conto che l’Oscar come miglior film non sarebbe diventato realtà. “Settimane prima della cerimonia, dopo la chiusura delle votazioni per gli Oscar, partecipai a una festa per i candidati a casa di Paul Haggis, il regista di ‘Crash‘”, ha ricordato Ossana. Alla festa c’era anche il leggendario Clint Eastwood e Ossana, fan di ‘Gli spietati’, era “ansiosa di incontrarlo“. “Paul lo portò da me e mi disse: ‘Diana, devo dirtelo, non ho visto il tuo film’. Fu come se qualcuno mi avesse dato un calcio nello stomaco”. “È stato allora che ho capito che non avremmo vinto il premio come miglior film”.

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Anche Ang Lee non si è mai nascosto dietro un dito, sottolineando come Hollywood non fosse evidentemente ancora pronta a consegnare un Oscar ad un film con una storia d’amore gay al suo interno.

Brokeback Mountain era arrivato alla notte Academy dopo aver sbancato anche gli European Film Award, i National Board of Review Award, i DGA e soprattutto i PGA, da sempre anticipatori nei confronti dell’Oscar al miglior film. La pellicola di Ang Lee vinse tutto mentre Crash non aveva vinto praticamente nulla, se non il SAG e i Critics’ Choice Movie Award per il miglior cast e il Bafta per la sceneggiatura, ma alla fine fu proprio Paul Haggis, all’epoca membro di un’ancora potentissima Scientology e l’anno prima già sceneggiatore dell’acclamato Million Dollar Baby, a spuntarla. Indimenticabile la faccia di Jack Nicholson, che annunciò il vincitore Crash vincitore tra lo stupore generale.

A fine corsa Brokeback Mountain si portò a casa ben 141 premi, incassando la bellezza di 178 milioni di dollari in tutto il mondo dopo esserne costati appena 14. Fu un trionfo. E pensare che nessuno voleva realizzarlo. In Italia mamma Rai l’ha più volte mandato in onda censurato, tagliando le scene più intime tra Ledger e Gyllenhaal. “Errore tecnico”, precisarono, se solo quella copia censurata non sia poi stata riproposta in almeno altre due occasioni, invece che finire al macero.

L’amore di Heath Ledger e Jake Gyllenhaal

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Heath Ledger e Jake Gyllenhaal in Brokeback Mountain.

Nel corso degli anni tutti gli attori che hanno preso parte a Brokeback Mountain non hanno fatto altro che difenderlo da eventuali attacchi, a partire dal compianto Heath Ledger, che la notte degli Oscar del 2006 chiese ufficialmente di non fare sketch che ironizzassero sulla pellicola. “Non è uno scherzo per me. Non voglio fare battute a riguardo. Si tratta di amore“, rispose Ledger, mentre Jake Gyllenhaal ne ha sempre parlato con orgoglio, perché consapevole dell’importanza avuta dal film nella sua carriera.

Opera epocale che attraverso la rappresentazione dell’esplosione di un sentimento amoroso tanto inatteso quanto intenso scardinò la visione romantica del Far West e smontò definitivamente la mitologia del cowboy, Brokeback Mountain é entrato da subito nell’immaginario collettivo grazie ai suoi indimenticabili personaggi, così intensi e veri, conquistando la critica e la giuria accorsa al Lido in quella calda estate del 2005. Al fianco di Dante Ferretti, presidente di giuria, sedevano lo scrittore e sceneggiatore Acheng, i registi Edgar Reitz, Amos Gitai e Claire Denis, l’attrice e musicista Emilíana Torrini e la produttrice Christine Vachon.

Diventato anche musical teatrale, con imminente trasposizione italiana e recente riedizione nei cinema d’America per celebrare i 20 anni vita, Brokeback Mountain non è invecchiato di un giorno.

Credo che mi abbia riportato indietro, mi abbia riportato ad amare la vita, ad amare il cinema“, ha confessato Ang Lee. “E sono ancora in piedi, continuo a fare film, grazie a quel film. È stato l’unico film in cui ho pensato: “C’è un Dio del cinema che mi ama. Vuole che continui”. È un film così perfetto. Cosa ho fatto per meritarmelo? È tutto perfetto. Non so cosa abbia di speciale quel film. È un film triste, ma parla d’amore. È così toccante. Tutti sono innamorati. Ed è stato fantastico. Ogni attore si è rivelato fantastico. Non ho fatto molto, mi sono solo occupato del coverage. Non avevo ambizioni cinematografiche. Ho semplicemente portato a termine ogni giornata e mi sono assicurato le interpretazioni. E poi, al primo montaggio, ho capito di aver ottenuto qualcosa. La gente ne è rimasta profondamente colpita”.

20 anni dopo, non a caso, stiamo ancora qui a celebrarlo. E a ringraziarlo.

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