Un anno e mezzo fa Imane Khelif vinceva l’oro olimpico di Parigi nel pugilato dopo mesi di diffamazione a mezzo stampa, facendo impazzire l’Algeria. Definita più e più volte “un uomo” da Donald Trump, Khelif viene ancora oggi insultata perché probabilmente intersex, con i livelli di testosterone più alti rispetto alla media. Lo scorso settembre ad Imane stata negata l’opportunità di competere ai Campionati del Mondo di Pugilato, ma la campionessa olimpica si è detta pronta a sottoporsi al test di genere pur di tornare sul ring, nel corso di un’intervista rilasciata a CNN International.

“Accetterei di fare qualsiasi cosa mi venga richiesta per partecipare alle competizioni”. “Ho la massima fiducia nel Comitato Olimpico Internazionale. È l’organismo più alto autorizzato a dirimere una questione del genere. Dovrebbero proteggere le donne. Ma devono fare attenzione a non ferire altre donne, pur proteggendole.”

La macchina del fango su Imane Khelif

Imane Khelif
 

L’incubo di Imane è iniziato nel 2023, quando la filo-putiniana International Boxing Association, poi messa da parte dal CIO, sospese Khelif e la pugile taiwanese Lin Yu-ting di Taiwan per aver fallito un test di verifica del sesso ai campionati mondiali. Alle Olimpiade del 2024 entrambe le pugili vennero reintegrate, perché perfettamente in linea secondo i parametri richiesti. La scorsa primavera World Boxing ha annunciato l’intenzione di introdurre un nuovo regime di test criticando apertamente Khelif, affermando che avrebbe dovuto sottoporsi ai nuovi controlli per poter partecipare al campionato mondiale, ancor prima di aver formalmente predisposto un programma. L’organo di governo si è poi scusato per quella sconcertante dichiarazione pubblica, con Khelif che ha presentato ricorso alla Corte Arbitrale dello Sport, che ha accolto il ricorso respingendo però la sua richiesta di poter competere ai campionati. Con le Olimpiadi di Los Angeles 2028 alle porte, Imane vuole difendere il proprio oro olimpico. Farlo negli USA di Donald Trump, che da anni la insulta gratuitamente, sarebbe la più straordinaria delle rivincite. Il presidente statunitense ha recentemente definito Imane “un giovane gentiluomo che ha fatto la transizione“.

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Il sogno chiamato Los Angeles 2028

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Khelif, donna cisgender nata in un Paese in cui la transizione di genere è semplicemente illegale, ha sempre risposto a tono. “Voglio  vivere la mia vita. Per favore, non sfruttatemi per i vostri programmi politici”. “Voglio chiarire alla gente, al Presidente e ai politici che non ho nulla a che fare con le persone transgender. Sono un’atleta e il mio sogno è praticare sport. Quello che è successo durante le Olimpiadi mi ha causato un trauma psicologico, per me e per la mia famiglia. Ma sono ancora qui. Sto ancora combattendo. Sto ancora praticando la boxe“.

Intervistata dall’Equipe, l’atleta algerina ha rivelato di essersi sottoposta a una terapia ormonale per abbassare i suoi livelli di testosterone prima delle Olimpiadi di Parigi. “Ho ormoni femminili. La gente non lo sa, ma ho seguito una terapia ormonale per abbassare i miei livelli di testosterone per le competizioni“.

Imane ha conferamto di possedere il gene SRY, situato sul cromosoma Y, che indica la mascolinità. Ma è biologicamente nata donna ed è pronta a cedere ai test imposti da World Boxing, riconosciuta dal Cio, pur di essere a Los Angeles: “Se dovrò sottopormi a un test, lo farò. Non ho problemi e lo ho già fatto. Ho contattato la World Boxing, ho inviato loro la mia cartella clinica, i miei test ormonali, tutto. Ma non ho ricevuto alcuna risposta. Non nascondo nulla, non rifiuto i test”. “Non sono una [donna] trans, sono una ragazza. Sono stata tirata su come una ragazza, sono cresciuta come una ragazza, le persone del mio paese mi hanno sempre conosciuta come una ragazza”.

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