Il sesto posto finale di Gus Kenworthy nel Freeski halfpipe alle Olimpiadi di Milano Cortina 2026 potrebbe apparire come una delusione, se solo non fosse un risultato straordinario.
Oggi 34enne, lo sciatore si era ritirato nel 2022 dopo le Olimpiadi di Pechino, le sue prime in rappresentanza del Team Gran Bretagna dopo le due vissute con la pettorina degli Stati Uniti d’America. Poi un anno fa il colpo di scena, con il ritorno in pista per provare a conquistare Milano Cortina. Una sfida che sembrava onestamente impossibile, ma Gus si è messo sotto, è tornato a gareggiare e ha strappato il pass per la sua 4a Olimpiade arrivando sesto in finale dopo aver vinto una medaglia d’argento alle Olimpiadi invernali di Sochi nel 2014. L’anno dopo il coming out, che l’ha di fatto trasformato in attivista per i diritti LGBTQIA+ a pieno titolo. Appena arrivato in Italia Kenworthy ha fatto parlare di sè per come ha espresso il proprio dissenso nei confronti dell’ICE trumpiano, ovvero urinando sulla neve, tanto dall’essere subissato dagli insulti social da parte dei sostenitori del tycoon.
Gus Kenworthy tra rimpianti olimpici e orgoglio
Conclusa l’Olimpiade lo sciatore ha voluto condividere via IG i suoi pensieri, parlando dell’esperienza olimpica sia sul piano sportivo che umano.
” Se avessi sciato al meglio e fossi arrivato sesto perché cinque sciatori avevano sciato meglio di me, sarei stato in pace con me stesso”, ha confessato Gus. “Ciò che è stato più difficile da accettare è sapere di essermi trattenuto un po’. Le condizioni erano difficili e dopo aver visto così tante cadute nella prima manche ho deciso di rallentare e fare una discesa in sicurezza. Il punteggio è stato 84,75. Nell’ultima manche ho dato il massimo, ma sono scivolato nell’atterraggio e questo è stato tutto. È incredibile quanto velocemente finisca tutto dopo così tanta attesa e preparazione. Ripensandoci, vorrei essermi impegnato al massimo in ogni manche. Non perché il sesto posto non sia qualcosa di cui essere orgoglioso – lo è – ma perché rispetto e ammiro davvero la mentalità del “darsi da fare”. Complimenti, nessun rimpianto. E quindi, per me, questa è la lezione che porterò avanti”.
Fatta la premessa, Kenworthy si è definito “incredibilmente orgoglioso” del percorso vissuto. “Un anno fa ero in pensione e non mi ero mai lanciato in un halfpipe nei tre anni trascorsi da Pechino 2022. L’idea di potercela ancora fare dopo tutti quegli anni mi tormentava e non volevo chiedermi “e se?”. Così ho tirato i dadi e ho scommesso su me stesso per provare a tornare. Non è stato facile, fisicamente, mentalmente o finanziariamente, dato che ho dovuto autofinanziare l’intero percorso. C’erano molti rischi. Ma essere di nuovo in cima al pipe, guardare in basso e sapere di avere una possibilità di vincere, quel momento da solo ne è valsa la pena. Non ho rimpianti per essere tornato. Potrei essere stato il più anziano della mia gara, ma il nonno ha ancora fame, quindi non datemi per spacciato“.
Gus ha infine ringraziato il suo allenatore “per aver scommesso anche su di me“, e soprattutto il suo compagno, Andrew Rigby, “per essere stato la mia calma nella tempesta”. Ringraziamenti speciali anche “ai miei amici e alla mia famiglia che sono volati in Italia per sostenermi”.
Anche Andrew Rigby è planato a Livigno, con tanto di bacio social all’amato Gus e doverosa dedica finale: “Congratulazioni per le tue 4 Olimpiadi! Il mio cuore è pieno di tanto orgoglio e amore per te”.
Ci si rivede alle Olimpiadi invernali del 2030?



