Nel pieno della guerra tra Ucraina e Russia, per molti militari ucraini la linea del fronte non è l’unico luogo di scontro. Per le persone LGBT arruolate nell’esercito, il conflitto si intreccia con un’altra battaglia, quella per il riconoscimento e la dignità. Mentre combattono contro l’invasione russa, molti di loro continuano infatti a non vedere riconosciute le proprie famiglie dallo Stato. In Ucraina le coppie dello stesso sesso non hanno alcun riconoscimento legale e, in caso di ferimento o morte al fronte, i partner restano invisibili agli occhi della legge.
A raccontarlo in un’intervista a Gay.it è Viktor Pylypenko, militare e attivista, primo soldato ucraino ad aver fatto coming out pubblicamente e oggi presidente dell’associazione Ukrainian LGBT+ Military and Veterans for Equal Rights. È in questo contesto che stanno nascendo nuove iniziative di supporto per i militari e i veterani LGBTQIA+, come l’LGBT Veteran Hub, pensato per offrire assistenza, rete e visibilità a chi ha combattuto o combatte per il Paese.
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Essere LGBT nelle forze armate in Ucraina
Fare coming out nelle forze armate ucraine può essere estremamente difficile. In alcune brigate, in particolare quelle più orientate a destra, persistono atteggiamenti apertamente omofobi tra i comandanti. In questo contesto, dichiararsi gay, lesbica o trans può significare esporsi a pressioni e discriminazioni interne.
Pylypenko descrive una realtà in cui all’angoscia della guerra si somma un ulteriore carico emotivo. L’essere parte della comunità LGBT può aggiungere stress e umiliazione alla condizione già estrema di chi rischia la vita ogni giorno al fronte.
“Quando sei in prima linea non hai tempo per rimandare”, spiega. “Se io o uno qualsiasi dei miei compagni d’armi dovesse morire, il nostro partner non è nessuno agli occhi della legge. Non può venire in ospedale, non può prendere decisioni mediche, non riceve alcun sostegno dallo Stato”.
Una contraddizione che pesa soprattutto su chi combatte per un Paese che aspira a entrare nell’Unione Europea. “Stiamo difendendo l’Ucraina e il suo futuro europeo”, aggiunge Pylypenko. “Non chiediamo privilegi, chiediamo l’uguaglianza che i nostri soldati hanno guadagnato sul campo”.
È proprio da queste esigenze concrete, vissute ogni giorno al fronte e nel ritorno alla vita civile, che negli ultimi anni sono nate reti di sostegno dedicate ai militari LGBTQIA+.
Il Veteran Hub: sostegno e comunità per i militari LGBTQIA+
Il Veteran Hub di Kiev rappresenta oggi uno dei principali punti di riferimento per soldati e veterani della comunità LGBTQIA+ in Ucraina. L’organizzazione, nata nel 2018 e guidata da Viktor Pylypenko, riunisce centinaia di militari e veterani della comunità.
Secondo i dati dell’associazione, i membri sono circa 700, tra cui 60 donne e 23 militari trans. Alcuni partecipano apertamente, altri preferiscono mantenere l’anonimato per ragioni di sicurezza.
Oltre a creare una rete di sostegno tra pari, il centro offre supporto psicologico ai veterani, assistenza legale e servizi per il reinserimento nella vita civile dopo il ritorno dal fronte. Tra le attività figurano anche gruppi di supporto, spazi sicuri di confronto e iniziative di raccolta fondi a sostegno dell’esercito ucraino.
L’obiettivo è accompagnare i militari anche dopo il servizio, aiutandoli a ricostruire una quotidianità fuori dal contesto della guerra e a trovare una comunità di riferimento.
Advocacy politica e diritti ancora negati
L’attività del Veteran Hub non si limita però all’assistenza. Una parte centrale del lavoro riguarda l’advocacy politica, con l’obiettivo di ottenere diritti che in Ucraina non sono ancora pienamente riconosciuti.
Pylypenko indica due priorità legislative: la legge sulle unioni civili e una legge specifica sui crimini d’odio. Il riconoscimento delle unioni civili garantirebbe infatti tutele legali alle coppie dello stesso sesso. Oggi, in caso di ferimento o morte al fronte, i partner dei militari LGBTQIA+ non vengono riconosciuti come familiari e non hanno accesso ai diritti previsti per le famiglie dei soldati.
Parallelamente, una legislazione specifica sui crimini d’odio rafforzerebbe gli strumenti per contrastare le aggressioni motivate da orientamento sessuale o identità di genere, che spesso vengono trattate come semplici episodi di teppismo.
“Per troppo tempo gli attacchi contro la nostra comunità sono stati liquidati in questo modo”, sottolinea Pylypenko. “La legge deve finalmente riconoscere i crimini motivati dall’odio verso l’orientamento sessuale e l’identità di genere”.
Combattere al fronte e per i diritti
Per i militari LGBTQIA+ ucraini, la battaglia per i diritti è inseparabile dalla difesa del Paese. “Quando combattiamo in prima linea non difendiamo solo un territorio”, spiega ancora Pylypenko. “Stiamo abbattendo il fronte interno del pregiudizio che ha tenuto indietro la nostra comunità per decenni”.
Secondo il militare, la presenza visibile di soldati LGBTQIA+ nelle forze armate sta contribuendo a cambiare la percezione sociale della comunità nel Paese. “In un Paese in guerra il soldato è il simbolo per eccellenza del cittadino meritevole”, osserva. “Essere apertamente gay e servire nell’esercito costringe l’opinione pubblica a rendersi conto che la persona che protegge la propria casa è la stessa persona contro cui magari avrebbe manifestato a un Pride tre anni fa”.
Mentre combattono contro l’invasione russa, il lavoro del Veteran Hub continua quindi anche su un altro fronte, quello dei diritti civili, con l’obiettivo di costruire un’Ucraina più inclusiva nel futuro.
Una società che cambia più velocemente della politica
Dal racconto di Viktor Pylypenko emerge anche il contesto sociale in cui si muove oggi la comunità LGBTQIA+ ucraina. Se il Parlamento continua a discutere leggi che rischiano di escludere le coppie dello stesso sesso dal riconoscimento giuridico, nella società qualcosa sta cambiando. Secondo il militare e attivista, la guerra e la presenza visibile di soldati LGBTQIA+ nelle forze armate hanno contribuito a modificare la percezione pubblica.
Prima dell’invasione russa su larga scala, il sostegno ai diritti uguali per le persone LGBTQIA+ oscillava tra il 28 e il 33%. Oggi, racconta Pylypenko, i sondaggi indicano che oltre il 60% degli ucraini ritiene che i cittadini LGBTQIA+ debbano avere gli stessi diritti degli altri.
Nonostante questa evoluzione, però, la politica resta indietro rispetto alla società. “La cultura si muove più in fretta della Rada”, afferma Pylypenko. “I miei compagni d’armi non si preoccupano minimamente di chi amo, purché io tenga la linea. I politici, invece, continuano a giocare con le nostre vite”.


