Ucraina al bivio UE, i soldati gay in trincea: “Moriamo per la patria ma le nostre famiglie non esistono per la legge” – Intervista a Viktor Pylypenko, primo soldato a fare coming out

Con il nuovo Codice Civile, l'Ucraina rischia di allontanarsi dall'Unione Europea, finendo di fatto nell'orbita della Russia di Putin. Lo racconta a Gay.it Viktor Pylypenko presidente dell'associazione dei militari e veterani LGBTIQ+ ucraini.

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Viktor Pylypenko e alcune persone LGBTIQ+ impiegate nelle forze militari che difendono il Paese dall'aggressione della Russia. L'Ucraina è a un bivio: il nuovo Codice Civile presentato in Parlamento non contempla riconoscimenti per le identità LGBTIQ+
Viktor Pylypenko e alcune persone LGBTIQ+ impiegate nelle forze militari che difendono il Paese dall'aggressione della Russia. L'Ucraina è a un bivio: il nuovo Codice Civile presentato in Parlamento non contempla riconoscimenti per le identità LGBTIQ+
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Il Parlamento ucraino sta preparando un nuovo Codice Civile che nega il riconoscimento legale alle coppie dello stesso sesso, rischia di invalidare matrimoni già contratti e introduce termini vaghi come “buoni costumi” che consegnano alle autorità strumenti arbitrari. La Commissione Europea ha già espresso preoccupazione: senza una legge sulle unioni civili, il percorso di Kiev verso l’Europa rischia di bloccarsi. Ne abbiamo parlato con Viktor Pylypenko.

Viktor Serhiyovych Pylypenko è un militare e attivista ucraino per i diritti delle persone LGBTIQ+ nelle forze armate.  Laureato in traduzione all’Istituto Politecnico di Kiev, ha lavorato per l’ambasciata canadese e per diverse organizzazioni per i diritti umani. In un mondo non in guerra il suo mestiere è quello del traduttore.

Nel 2004 ha partecipato alla Rivoluzione Arancione; nel 2014, quando erano in corso le proteste dell’Euromaidan, ha abbandonato un contratto di lavoro negli Emirati Arabi Uniti per tornare in Ucraina e unirsi alle forze di autodifesa di Maidan.

Ha combattuto nel Battaglione Volontari del Donbas dal 2014 al 2016, con il ruolo di fuciliere e paramedico, e ha preso parte alla Battaglia di Mariupol, per i quali ha ricevuto il distintivo ATO e il riconoscimento presidenziale per la difesa dell’Ucraina.

Nel 2018 Pylypenko ha fatto pubblicamente coming out, diventando il primo soldato ucraino apertamente gay. Quell’atto ha segnato anche la nascita dell’associazione Ukrainian LGBT+ Military and Veterans for Equal Rights, oggi una ONG ufficialmente registrata che conta oltre 600 militari e veterani, attivi in almeno 59 unità delle forze armate ucraine. Viktor ne è il presidente del Comitato esecutivo.

Ucraina: soldati russi catturati da attivisti LGBTQIA+
Viktor Pylypenko

Nel febbraio 2024 il Patriarca Filaret gli ha revocato una medaglia per la “dedizione all’Ucraina” dopo aver saputo della sua omosessualità. In un atto di solidarietà, tutti gli altri decorati hanno restituito il proprio riconoscimento. Nell’agosto 2025, durante i funerali del soldato e artista David Chichkan a Kiev, è stato aggredito fisicamente da Denis Kapustin, noto neonazista e omofoboo dichiarato, comandante del Corpo Volontari Russo.

Sulla chat telegram dell’ong, ragazze e ragazzi, donne e uomini non hanno timore di mostrarsi nella propria realtà di persone di identità LGBTIQ+. Baci di coppia, abbracci, gioia apertamente gay, superamento degli stereotipi di genere. Anche con un fucile in mano. Anche accanto a un carro armato. Anche ai piedi delle macerie causate dall’invasione armata della Russia ferocemente omobitransfobica di Vladimir Putin.

Con Viktor abbiamo parlato di Ucraina, partendo dalla recente presentazione del nuovo Codice Civile presentato dal governo nel quale i diritti LGBTIAQ+ sono di fatto non contemplati.

Intervista a Viktor Pylypenko militare ucraino apertamente gay

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Il nuovo Codice Civile ucraino che tradisce l’Europa

Il nuovo Codice Civile viene presentato dal governo come un aggiornamento agli standard europei. A noi non sembra così: qual è la realtà?

Ho trascorso del tempo in prima linea a difendere il mio Paese, e ho anche partecipato a due rivoluzioni in Ucraina. So cosa significa mettere tutto in gioco per la libertà, per la dignità, per un futuro in cui facciamo parte della famiglia europea. Ecco perché leggere questa bozza di Codice Civile mi sembra uno schiaffo in faccia a tutto ciò per cui molti di noi hanno combattuto.
Stiamo cercando di avvicinarci all’UE, non di tornare al Medioevo. Se questo codice venisse approvato così com’è, non sarebbe solo un insulto alla mia comunità: sarebbe un tradimento dei valori che definiscono il perché siamo ancora in piedi.
Ecco cosa mi tiene sveglio la notte: riguardo a questa bozza. La realtà del fronte: diritti umani e uguaglianza. Definire il matrimonio come unione solo tra uomo e donna significa ignorare la realtà e i diritti umani fondamentali. Anche quando la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo si è espressa chiaramente sulla nostra dignità, questa bozza cerca di chiudere la porta in faccia alle coppie dello stesso sesso. Meritiamo lo stesso riconoscimento di qualsiasi altra unità familiare. Quanto ai diritti delle persone transgender: è pura regressione. Basti pensare all’idea che la legge possa invalidare il tuo matrimonio a causa di una transizione di genere.
La trappola della “moralità”. La bozza introduce termini vaghi come “buoni costumi” e “standard morali”. Quando si danno alle autorità strumenti ambigui, si consegna loro un’arma da usare contro chiunque non piaccia. Si crea un sistema in cui la legge dipende da chi sei, non da ciò che è giusto.
L’incertezza economica. Incorporare il Codice Commerciale in questo pasticcio non è solo un cambiamento tecnico: rischia di creare scappatoie legali che danneggiano le imprese e i diritti di proprietà. Gli investitori hanno bisogno di stabilità, e questo non sembra stabilità: e questo è un problema enorme.
Stiamo combattendo per un’Ucraina moderna e europea. Non chiediamo un trattamento speciale; chiediamo l’uguaglianza che i nostri partner europei si aspettano e che i nostri soldati hanno guadagnato sul campo. Abbiamo bisogno di un Codice Civile che rifletta il XXI secolo, non uno che cerchi di trascinarci nel passato.

Soldati LGBTIQ+ combattono al fronte

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Quanti soldati LGBTIQ+ stima che stiano combattendo oggi al fronte? E quali sono le discriminazioni concrete che subiscono ogni giorno, dentro l’esercito?

Le stime delle ONG della nostra comunità, come Ukrainian LGBT Military for Equal Rights, collocano la percentuale tra il 5% e il 10% della forza totale, in linea con quanto rilevato nella maggior parte degli eserciti moderni. Nessuno ha mai condotto una ricerca su larga scala in proposito.

Una battaglia politica che vale per tutti

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La battaglia dei militari LGBTIQ+ vale anche per le persone LGBTIQ+ non militari?

Assolutamente sì. Quando combattiamo in prima linea, non difendiamo solo un territorio: stiamo abbattendo il “fronte interno” del pregiudizio che ha tenuto indietro la nostra comunità per decenni. Il nostro servizio è l’arma più potente che abbiamo contro l’ideologia del “Mondo Russo” (Russkiy Mir), che ci vuole fuori da questa società.
Per anni la propaganda, in gran parte finanziata dai nostri vicini a est (Russi, parola che Viktor non pronuncia mai ndr), ci ha dipinto come un “prodotto d’importazione straniero” estraneo all’identità ucraina. Quando la gente vede un soldato con la patch dell’unicorno tirare fuori un commilitone dal fuoco, quella menzogna muore.
Prima dell’invasione su vasta scala, il sostegno ai diritti uguali si attestava attorno al 28-33%. Nel 2025-2026 i sondaggi mostrano che oltre il 60% degli ucraini concorda sul fatto che i cittadini LGBTIQ+ debbano avere gli stessi diritti. In un Paese in guerra, il soldato è il simbolo per eccellenza del “cittadino meritevole”. Essere apertamente gay e servire nell’esercito costringe l’opinione pubblica a rendersi conto che la persona che protegge la propria casa è la stessa persona contro cui magari avrebbe manifestato a un Pride tre anni fa.

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Le urgenze: unioni civili, crimini d’odio, visibilità

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Quali sono le urgenze più impellenti per le persone LGBTIQ+ ucraine, sia in termini di leggi e diritti sia in termini culturali?

Quando sei in prima linea, non hai tempo per rimandare. Per noi le priorità riguardano la sopravvivenza, legale e fisica.
In questo momento, nel 2026, stiamo perseguendo il riconoscimento legale tramite le unioni civili registrate. Attualmente, se io o uno qualsiasi dei miei compagni d’armi cadesse, il nostro partner non è nessuno agli occhi della legge. Non può venirci a trovare in ospedale, non può prendere decisioni mediche, e non ottiene il sostegno statale che spetta a un coniuge tradizionale. Approvare una legge sulle unioni civili è un debito d’onore. Non chiediamo un favore; chiediamo che lo Stato riconosca le famiglie delle persone che lo stanno difendendo.
Abbiamo anche bisogno di una legge sui crimini d’odio. Per troppo tempo gli attacchi contro la nostra comunità sono stati liquidati come atti di teppismo. La legge deve finalmente riconoscere i crimini motivati dall’odio verso l’orientamento sessuale e l’identità di genere. Se stiamo combattendo un regime che usa l’omofobia come arma di guerra, non possiamo permettere che quegli stessi crimini rimangano impuniti nelle nostre strade.
Sul fronte culturale, la nostra priorità è la visibilità come forma di resistenza: la “realtà dell’unicorno”, come la chiamiamo noi. Ogni volta che un soldato indossa la patch dell’unicorno o fa coming out con la propria unità, un mito muore. Stiamo passando dall’essere “tollerati” all’essere una parte innegabile dell’identità ucraina. Il nostro obiettivo è una società in cui un adolescente gay di un piccolo paese si senta parte di questa vittoria quanto un veterano di Kiev.

La risposta all’accusa di omonazionalismo

militari coppia gay ucraina

Cosa rispondi a chi sostiene che questo approccio militare per i diritti LGBT sia “omonazionalista”, guerrafondaio, imperialista e vicino ai valori dell’estrema destra?

L'”omonazionalismo” è un lusso per chi non sta affrontando un genocidio. Non siamo guerrafondai: stiamo difendendo le nostre case da un regime che ci vuole morti. Combattendo, ci riappropriamo della nostra bandiera sottraendola all’estrema destra e dimostriamo che essere ucraino ed essere gay è una cosa sola. È sopravvivenza.

Dal coming out del 2018 a oggi: cosa è cambiato

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Sei stato il primo soldato ucraino a fare coming out pubblicamente, nel 2018, dopo due anni di guerra nel Donbas. Cosa è cambiato da allora per i militari LGBTIQ+ ucraini?

All’epoca ero una voce solitaria che si buttava in un abisso, ma oggi la nostra ONG rappresenta centinaia di soldati e veterani apertamente LGBTIQ+ che costituiscono una forza visibile e organizzata all’interno delle Forze Armate ucraine. Abbiamo smesso di essere casi isolati e siamo diventati parte integrante dell’istituzione più rispettata d’Ucraina.
La vecchia scusa “la società non è ancora pronta” è morta nelle trincee; nel 2026 quasi l’80% dei nostri concittadini concorda finalmente sul fatto che meritiamo i diritti uguali. Abbiamo persino una commissione d’inchiesta e dei consulenti che indagano realmente sulla discriminazione, insegnando ai comandanti che la vera coesione di un’unità significa proteggere ogni soldato, non solo quelli eterosessuali. Il cambiamento più grande, però, è nella nostra fiducia in noi stessi. Abbiamo smesso di chiedere il permesso di esistere. Mancano ancora cambiamenti istituzionali: dobbiamo inserire SOGI (acronimo per orientamento sessuale e identità di genere ndr) negli Statuti delle Forze Armate ucraine, e la nostra ONG continuerà a lavorare in questa direzione. Senza cambiamenti istituzionali, i nostri successi rischiano di essere vanificati da qualsiasi svolta politica. Quindi la battaglia continua.

Quanto conta la pressione Europea (moltissimo)

La Commissione Europea ha risposto all’appello della tua organizzazione esprimendo preoccupazione per la bozza di Codice Civile. Quanto conta, concretamente, la pressione europea sulla politica ucraina in questo momento?

La pressione europea non è solo un educato “profonda preoccupazione”: è l’arma più potente che abbiamo sul fronte interno. I nostri politici sanno che non possono dichiararsi filo-europei ignorando i nostri diritti. È proprio questa pressione che li ha già costretti a fare marcia indietro sui punti più scandalosi. Per quelli di noi in uniforme, l’Europa è il parametro per cui stiamo versando il nostro sangue. Se la Rada (parlamento ucraino ndr) ignora tutto questo, non tradisce solo noi: sta sabotando l’intero futuro dell’Ucraina.

La società ucraina è pronta, il Parlamento no

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Come vengono accettate le persone LGBTIQ+ nella società e nella cultura ucraina oggi?

La società è pronta, e non per via degli slogan, ma perché ci ha visti in prima linea. Nel 2018 la gente aveva paura o a disagio a guardarci. Nel 2026 quasi l’80% degli ucraini sostiene la nostra parità di diritti. La patch dell’unicorno è diventata il simbolo di un guerriero che combatte per la libertà di tutti, e quel rispetto è reale.
Ma la cultura si muove più in fretta della Rada. I miei compagni d’armi non si preoccupano minimamente di chi amo, purché io tenga la linea. I politici, invece, continuano a giocare con le nostre vite. Abbiamo conquistato il cuore della gente; ora abbiamo solo bisogno che le leggi smettano di trattare le nostre famiglie come se fossero invisibili.

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