Risolvere un omicidio rimasto irrisolto per 35 anni girando un documentario. Rachel Mason, che aveva diretto nel 2020 Circus of Books, torna al cinema con My Brother’s Killer, presentato in anteprima al South by Southwest di Austin, in Texas.
Mason si è interessata ad un omicidio del 1990, mai risolto e avvenuto all’interno della scena porno gay di Los Angeles. L’idea per il nuovo documentario è nata quando la regista ha letto un vecchio articolo di The Advocate sull’omicidio del pornodivo Billy London, mentre stava girando Circus of Books. Incuriosita ha iniziato a lavorare a stretto contatto con i detective che si occupano di casi irrisolti, facendosi aiutare da investigatori dilettanti fino ad identificare l’assassina, che alla fine ha confessato davanti alle sue telecamere il brutale omicidio, a lungo ritenuto irrisolvibile.
Billy London, la Black Dahlia Gay
Billy London si era trasferito dal Midwest a Los Angeles, iniziando a farsi conoscere nell’industria del porno gay prima di essere ucciso in un raccapricciante omicidio, con la testa e i piedi ritrovati in un cassonetto in un vicolo di WeHo. Intervistata dall’Hollywood Reporter, Mason ha confessato cone il materiale d’archivio porno sia diventato strumento investigativo chiave e il perché la polizia di Los Angeles abbia accettato di collaborare, pur di risolvere quello che è stato a lungo definito la “Black Dahlia Gay”.
“È stato orribile. Una volta che conosci Billy attraverso la sua famiglia, la sua poesia e le persone che lo amavano, la situazione diventa ancora più sconvolgente. Nessuno merita una fine del genere. La storia mi è venuta in mente per la prima volta mentre facevo ricerche per il mio precedente film, Circus of Books. Un archivista di pornografia gay di nome Mickey Skee aveva un raccoglitore pieno di materiale e dentro c’era un vecchio articolo di The Advocate sull’omicidio di Billy. Sono rimasto sbalordita. Era successo proprio qui a Los Angeles, eppure quasi nessuno sembrava saperlo. Io sono molto più una documentarista culturale. Mi interessano i personaggi e le sottoculture. Ma mentre giravo Circus of Books ho iniziato a capire che la pornografia gay è in realtà una forma di storia. Prima degli anni ’80 non si vedevano le vite gay rappresentate in televisione. La pornografia era uno dei pochi luoghi in cui quelle vite esistevano visivamente. Così ho iniziato a pensare: devono esserci storie incredibili sepolte in quel mondo. La storia di Billy si è rivelata una di queste. Il mio obiettivo era semplicemente umanizzare Billy e raccontare la storia di una vittima il cui omicidio non era mai stato risolto. Ma durante le mie ricerche, ho scoperto che un podcast chiamato The Dinner Party Show aveva riacceso l’interesse per il caso. A quel punto ho pensato: se una maggiore attenzione aiuta a generare nuove piste, perché non contribuire? I casi irrisolti spesso vengono risolti perché qualcuno guarda le prove da una prospettiva diversa”.
L’indagine è così diventata collaborativa, con investigatori, ricercatori e il Dipartimento di Polizia di Los Angeles coinvolti dopo decenni di immobilismo. “È stata questa strana convergenza di persone, ognuna delle quali aveva un pezzo del puzzle. Uno degli investigatori, John Lamberti, è stato incredibilmente utile. Aveva iniziato la sua carriera producendo notiziari televisivi prima di diventare un detective della omicidi, quindi capiva come l’esposizione mediatica potesse generare piste. Poi c’erano Clark Williams, che stava conducendo ricerche indipendenti, e un uomo di nome Kevin Clarke che conosceva qualcuno collegato al caso. Ognuno di loro ha contribuito, ma insieme hanno iniziato a rivelare un quadro più ampio”.
La confessione 33 anni dopo l’omicidio
Proprio il materiale porno dell’epoca è stato fondamentale per arrivare all’assassino. “C’è un video di una cerimonia di premiazione commemorativa dell’industria gay per adulti nei primi anni ’90. È praticamente una capsula del tempo di quell’epoca. E in quel filmato si vede qualcuno che in seguito è diventato la presunta assassina salire sul palco. È agghiacciante”, ha confessato Mason, che è riuscita nell’impresa di far confessare l’omicidio a DarraLynn Madden, oggi donna trans. “È stato complicato e doloroso. La mia compagna è transgender, quindi arrivare a questa informazione è stata come una coltellata al cuore. L’ultima cosa che vuoi è che un caso come questo venga usato per rafforzare stereotipi dannosi sulle persone trans. Al momento degli omicidi, questa persona viveva come Darrell. Più avanti nella vita ha fatto la transizione e ora vive come DarraLynn. Niente di tutto ciò giustifica i crimini”.
Alla fine la regista è riuscita ad ottenere una confessione filmata, in carcere, di DarraLynn. “Siamo stati portati in un’unità di massima sicurezza. È uscita in manette con una guardia in piedi dietro di lei. Ma ciò che mi ha colpito è stato il suo carisma”. “Il detective che l’ha interrogata ha detto la stessa cosa: è molto affascinante, molto divertente. Una persona con cui potresti facilmente immaginare di conversare davanti a una birra. Questo rende il tutto ancora più inquietante.”
Il documentario ha aiutato anche l’ex compagno di Billy a scrollarsi di dosso sospetti che non l’hanno mai abbandonato. Perché incolpevole di quel brutale assassinio. “Il partner di Billy, Marc Rabins, ha vissuto con quel sospetti per anni. E la famiglia di Billy non aveva mai chiuso il caso. Dopo aver visto il film mi hanno detto che finalmente sentivano di avere delle risposte. Questo per me ha significato più di ogni altra cosa”. “Billy era un essere umano. Non era solo una raccapricciante storia crime. Era un ragazzo arrivato a Los Angeles con dei sogni e una vita creativa davanti a sé. Se il film aiuterà le persone a ricordarlo come persona – e forse ad impedire che qualcosa del genere possa di nuovo accadere – allora ne sarà valsa la pena”.
My Brother’s Killer arriva dopo l’exploit di Circus of Books
Non è chiaro se anche My Brother’s Killer, come il precedente Circus of Books, uscirà su Netflix. Il pluri-premiato doc del 2020 celebrava il mitico pornoshop gay Circus of Books di Los Angeles. All’insaputa di molti clienti il negozio era gestito da Karen e Barry Mason, una coppia eterosessuale tradizionale con tre figli mandati a studiare in istituti religiosi e ignari dell’attività dei genitori. Per lungo tempo i Mason non hanno rivelato ad amici e familiari la natura dei loro affari. Nascosti dietro al loro segreto hanno vissuto in prima persona la nascita dell’epidemia dell’HIV/AIDS, perdendo una generazione di fidati dipendenti. Tuttavia, durante quel periodo non si sono mai identificati come attivisti, ma solo come ordinari imprenditori che soddisfavano una richiesta di mercato, annientata poi dall’arrivo di Internet. Con Ryan Murphy come produttore esecutivo, Circus of Books ha visto la regista Rachel Mason chiedere ai suoi genitori come siano diventati i maggiori distributori di porno gay negli Stati Uniti e per quale motivo sua madre avesse reagito in modo così negativo al coming out di suo figlio.


