Cosa succede al movimento lesbico in Europa e in Italia? Parola a EL*C, la rete lesbica europea che investe nelle comunità: “Solo il 2% dei fondi LGBTIQ va ai gruppi LBQ”

Pochi fondi, diritti sotto attacco e comunità che resistono: EL*C racconta a Gay.it cosa sta succedendo oggi al movimento lesbico in Europa e in Italia.

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EL*C racconta a Gay.it il divario nei finanziamenti LGBTQIA+
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Il lavoro guidato da lesbiche in Europa resta tra i più sottofinanziati nel panorama dei diritti LGBTQIA+: solo il 2% dei fondi LGBTIQ è destinato ai gruppi LBQ, con conseguenze dirette sulla possibilità di costruire spazi sicuri, servizi e rappresentanza politica.

A fotografare questo scenario è EL*C – Eurocentralasian Lesbian Community, rete femminista e intersezionale che dal 2016 lavora per rafforzare la visibilità, i diritti e il benessere delle persone lesbiche in Europa e Asia centrale. Nell’intervista a Gay.it, l’organizzazione traccia un quadro preciso: dalle disuguaglianze nei finanziamenti agli effetti delle politiche anti-gender, fino al ruolo crescente delle comunità locali.

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Cos’è EL*C e come nasce la rete lesbica europea

EL*C nasce nel 2016 come spazio auto-organizzato, quando oltre 70 attiviste lesbiche provenienti da tutta Europa si incontrano per confrontarsi sulle difficoltà condivise. Nonostante differenze politiche, legali ed economiche tra i vari Paesi, emerge un’esigenza comune: mettere al centro i bisogni delle lesbiche, rafforzare le reti e aumentare la visibilità.

Da allora la rete è cresciuta fino a includere oltre 250 organizzazioni e associazioni e centinaia di membri individuali tra Europa e Asia centrale. Il suo obiettivo è costruire una voce collettiva forte, capace di incidere sulle politiche pubbliche e di promuovere i diritti fondamentali.

Non solo advocacy: EL*C ha organizzato conferenze internazionali, eventi culturali come la LesBiennale, premi sulla visibilità lesbica e la Lesbian Visibility Week, creando spazi di connessione e produzione culturale.

Il problema dei finanziamenti: “Solo il 2% ai gruppi LBQ”

Uno dei nodi centrali riguarda le risorse economiche. Il divario è netto e strutturale. Ne abbiamo parlato con la rete lesbica EL*C, che ci ha spiegato come il lavoro guidato da lesbiche resti tra i più sottofinanziati dell’intero movimento LGBTQIA+:

“I dati disponibili mostrano che le organizzazioni lesbiche restano significativamente sottofinanziate rispetto ad altre aree del movimento LGBTIQ. A livello globale, solo circa il 2% dei finanziamenti totali LGBTIQ è destinato specificamente ai gruppi LBQ, evidenziando uno squilibrio strutturale persistente nella distribuzione delle risorse”.

Secondo EL*C, il quadro si è ulteriormente aggravato negli ultimi anni, anche a causa dei cambiamenti politici internazionali e della contrazione dei finanziamenti destinati ai diritti LGBTQIA+: 

“Questa situazione è peggiorata nel 2025, a seguito delle reazioni legate all’elezione di Donald Trump, che hanno contribuito a una significativa riduzione dei finanziamenti globali per i diritti LGBTIQ”.

“In questo contesto, EL*C ha svolto un ruolo chiave nel colmare queste lacune” – spiegano – “Negli ultimi cinque anni ha redistribuito circa 2 milioni di euro attraverso il programma Daphne per la prevenzione della violenza di genere specifica per lesbiche, 1 milione di euro per advocacy e organizzazione comunitaria e 200.000 euro in supporto emergenziale”.

Questi dati evidenziano sia l’entità dei bisogni insoddisfatti sia l’importanza di finanziamenti mirati per rafforzare il lavoro guidato da lesbiche in Europa e Asia centrale.

Il programma di sovvenzioni: rafforzare il movimento dal basso

Per rispondere a questo squilibrio, EL*C ha lanciato il programma “Strengthening the Lesbian Movement”, un’iniziativa che combina finanziamenti, mentoring e sviluppo organizzativo.

Dal suo avvio, il programma ha sostenuto 43 organizzazioni, distribuendo 850.000 euro in oltre 20 Paesi. I progetti spaziano da festival culturali a ricerca, da formazione a iniziative di advocacy.

Non si tratta solo di finanziare attività, ma di costruire capacità e connessioni tra realtà locali, creando un movimento più coordinato e resiliente.

I risultati concreti: sopravvivenza e crescita delle organizzazioni

L’impatto del programma è stato immediato e tangibile, soprattutto a livello locale: “Il cambiamento più concreto osservato grazie ai progetti sostenuti dal programma è stato il rafforzamento, la sostenibilità e l’aumento della visibilità delle organizzazioni lesbiche a livello locale. In molti casi, queste organizzazioni hanno ricevuto finanziamenti per la prima volta, permettendo loro di realizzare attività essenziali che prima erano fuori portata a causa della mancanza di risorse”.

Un risultato centrale riguarda la sopravvivenza stessa delle organizzazioni lesbiche. In diversi contesti, il sostegno economico si è rivelato decisivo per evitare chiusure e garantire continuità al lavoro sul territorio. Come sottolinea EL*C, “un risultato chiave è stata la sopravvivenza stessa delle organizzazioni lesbiche”.

Per le comunità locali, queste realtà rappresentano spesso gli unici spazi sicuri in cui le lesbiche possono accedere a servizi, incontrarsi e costruire relazioni e senso di appartenenza. Allo stesso tempo, il programma ha favorito anche la produzione di nuovi dati e conoscenze: molte organizzazioni beneficiarie hanno avviato ricerche sulle vite delle lesbiche, contribuendo a colmare un vuoto informativo ancora molto ampio.

Infine, emergono progressi anche sul fronte della violenza di genere. “Ponendo al centro le esperienze lesbiche, queste iniziative stanno contribuendo a ridefinire il modo in cui tale violenza viene compresa e affrontata”, spiegano da EL*C, evidenziando come si tratti ancora di un ambito poco riconosciuto e sottofinanziato.

Politiche anti-gender e destra radicale: cosa sta succedendo in Europa

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Il contesto politico europeo è sempre più complesso, con un impatto diretto sulle comunità lesbiche: “Le politiche anti-gender e l’ascesa dei movimenti di estrema destra stanno colpendo duramente e in modo sproporzionato le comunità lesbiche in tutta Europa.

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Intrappolate all’intersezione degli attacchi ai diritti femministi e LGBTI, le lesbiche sono direttamente prese di mira da narrazioni che mirano a smantellare l’uguaglianza di genere, limitare l’autonomia corporea e rafforzare modelli familiari tradizionali. Queste non sono più tendenze astratte: si traducono in politiche concrete. In Italia, ad esempio, recenti misure che riguardano il riconoscimento legale dei figli di coppie lesbiche mostrano come i governi possano prendere di mira le famiglie lesbiche come bersagli politicamente convenienti”.

Allo stesso tempo, si registra un restringimento dello spazio civico, con un impatto diretto sulle comunità lesbiche. Secondo EL*C, queste realtà vengono sempre più marginalizzate, mentre attori di estrema destra “dipingono la loro esistenza come incompatibile con le proprie agende ideologiche” e i movimenti anti-gender utilizzano retoriche simili per giustificare arretramenti nei diritti.

A questo si aggiunge la questione economica. I tagli ai finanziamenti aggravano ulteriormente la situazione: con la riduzione delle risorse destinate al lavoro LGBTI, le organizzazioni guidate da lesbiche – già strutturalmente sottofinanziate – sono spesso le prime a perdere supporto, con il rischio di indebolire infrastrutture comunitarie già fragili.

Nonostante il contesto, però, la risposta delle comunità resta attiva. “Le comunità lesbiche continuano a organizzarsi, resistere e reagire”, sottolinea EL*C, evidenziando come la sfida oggi riguardi soprattutto la disponibilità di volontà politica, risorse e solidarietà sufficienti per contrastare questi attacchi coordinati.

Le comunità più invisibili e marginalizzate

All’interno del mondo lesbico esistono forti differenze, e alcune comunità restano particolarmente invisibili. “Le comunità lesbiche in Europa sono tutt’altro che omogenee, e quelle più marginalizzate sono spesso quelle che affrontano molteplici livelli di discriminazione, tra cui lesbiche razzializzate, migranti e rifugiate, lesbiche con disabilità e quelle che vivono in condizioni di precarietà, sottolineano.

Nei Paesi segnati da politiche autoritarie o anti-gender, la pressione sulle comunità lesbiche tende ad aumentare sensibilmente. Anche quando non sono esplicitamente nominate nelle leggi, spiegano dalla rete, le lesbiche risultano comunque direttamente colpite da misure restrittive e da contesti sempre più ostili.

Allo stesso tempo, emerge una contraddizione evidente: “le lesbiche sono da tempo in prima linea in molte lotte sociali – dalla migrazione all’HIV, dai diritti delle persone con disabilità all’ecofemminismo – spesso senza il riconoscimento o il sostegno che meritano”.

Per questo, l’organizzazione punta a colmare questi squilibri attraverso un approccio intersezionale, con l’obiettivo di “dare priorità ai gruppi più sottofinanziati e rafforzare l’organizzazione dal basso in tutta Europa e Asia centrale”, costruendo reti più solide e inclusive.

Il movimento lesbico è ancora invisibile?

Per EL*C, la risposta è meno scontata di quanto si possa pensare. Più che di invisibilità, si parla oggi di un processo in evoluzione, fatto di crescita e consolidamento: “Lungi dall’essere invisibile, il movimento lesbico sta guadagnando visibilità e slancio in tutta Europa, come risultato di un decennio di organizzazione collettiva costante”, spiegano. 

Oggi EL*C connette “una rete di oltre 250 organizzazioni membri e migliaia di lesbiche”, segno di un movimento sempre più ampio e interconnesso. I progressi, sottolineano, sono concreti: “la Giornata della Visibilità Lesbica del 26 aprile è oggi ampiamente riconosciuta, e la lesbofobia viene sempre più considerata una forma specifica di violenza”.

Le criticità non mancano, ma la direzione appare chiara: “la visibilità lesbica sta diventando una potente forza politica e sociale in tutta Europa”.

Italia: comunità forti ma sotto pressione

L’Italia rappresenta un caso interessante, tra crescita del movimento e contesto politico complesso: “Lo scorso aprile (2025), EL*C ha organizzato la sua quarta conferenza a Roma, ed è stato un grande successo. Le comunità lesbiche in Italia sono forti, organizzate e profondamente radicate in tutto il Paese. L’Italia è infatti uno dei Paesi più rappresentati all’interno della rete EL*C, sia in termini di organizzazioni che di membri individuali, il che riflette un movimento molto attivo e con una significativa capacità organizzativa”.

L’impatto dei finanziamenti si traduce in un rafforzamento concreto delle realtà locali: “Abbiamo visto organizzazioni lesbiche in città come Bologna e Roma, così come in regioni come la Sardegna, rafforzare il loro lavoro di costruzione comunitaria e advocacy, aumentando sia la loro resilienza che il loro impatto politico”.

Un risultato che assume un peso ancora maggiore nello scenario attuale in cui “i diritti sono sempre più messi in discussione”, perché mette in luce il ruolo centrale dell’organizzazione dal basso nel sostenere le comunità lesbiche e difendere i diritti sul territorio.

Le sfide future e il nuovo fondo

Guardando al futuro, EL*C punta a rafforzare ulteriormente l’autonomia economica delle organizzazioni lesbiche. In questa direzione si inserisce il nuovo programma in fase di lancio, pensato per sostenere modelli più sostenibili e meno dipendenti dai finanziamenti pubblici.

Come spiegano dalla rete, “EL*C sta lanciando un nuovo programma focalizzato sull’empowerment economico delle organizzazioni lesbiche, aiutandole a sviluppare modelli sostenibili che riducano la dipendenza dai finanziamenti pubblici”.

L’iniziativa sarà aperta anche alle realtà italiane: “le organizzazioni italiane potranno candidarsi, e vediamo questa come un’opportunità per rafforzare la resilienza e sostenere nuove forme di resistenza di fronte alla crescente pressione dell’estrema destra”.

I dettagli saranno resi noti a breve. “Invitiamo a seguire i canali social di EL*C: il Lesbian Genius Fund sta per essere lanciato”.

© Riproduzione riservata.

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