Stonewall, torna a sventolare la bandiera Progress Pride. È sfida aperta a Donald Trump

Più di 1000 persone hanno partecipato alla protesta di piazza. Una rivolta nel luogo della più celebre rivolta LGBTQIA+ della storia, quasi 60 anni dopo.

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Ha fatto il giro del mondo la sconcertante notizia della rimozione della bandiera Progress Pride dal monumento di Stonewall voluta da Donald Trump. Da giorni New York è in fermento, con oltre 1000 persone che nella serata italiana di ieri hanno riempito l’area circostante Christopher Park, nel Greenwich Village, issando nuovamente la bandiera.

L’Orgoglio di Stonewall

Monumento nazionale da 10 anni per volontà di Barack Obama, Stonewall è il luogo dove prese vita il moderno movimento LGBTQIA+ internazionale, grazie alla rivolta contro la polizia da parte di chi si trovava all’interno del celebre bar queer, stanco dei soprusi e delle violenze. Lunedì scorso il National Park Service ha rimosso la bandiera Progress Pride che da 10 anni illuminava il monumento, sconcertando leader cittadini, statali e federali. Chiara l’intenzione dell’amministrazione Trump, che da un anno vuole ‘cancellare’ la comunità LGBTQIA+ d’America, riscrivendone persino la Storia. Una voluta provocazione che ha riportato Stonewall sui siti di tutto il mondo, rilanciando la pochezza di un Governo che da quando ha ripreso forma alla Casa Bianca non fa altro che attaccare la popolazione LGBTQIA+ statunitense. Il sindaco di New York, Zohran Mamdani, ha definito la rimozione “profondamente oltraggiosa“, sottolineando come “nessun atto di cancellazione cambierà mai, o metterà a tacere, quella storia“, per poi aggiungere che la città ha il “dovere non solo di onorare questa eredità, ma di esserne all’altezza“.

Nel tardo pomeriggio di ieri centinaia di persone si sono ritrovate a Christopher Park, occupando l’intera zona. Tra i presenti non pochi rappresentanti eletti di New York, tra cui il senatore dello Stato Erik Bottcher, il deputato Dan Goldman e la presidente di The Human Rights Campaign Kelley Robinson, tutti insieme appassionatamente per issare nuovamente la bandiera arcobaleno, portata in spalla tipo reliquia con tanto di nuova asta da conficcare nel “sacro terreno” di Stonewall, sfidando la censura dell’amministrazione Trump che aveva lasciato a sventolare solo la bandiera a stelle e strisce, mai presente fino a pochi giorni fa. Dalla folla, scrive The Advocate, si è alzato il coro “Questa è la nostra bandiera! Questa è la nostra bandiera!”. Altri hanno scandito “Alza la nostra bandiera” e “Solo la nostra bandiera“, fino ad arrivare ad un “Fanc*lo Trump” più volte ripetuto. C’è chi ha provato a strappare la bandiera Progress Pride, a ribadire quanto l’America trumpiana sia divisa e incattivita, ma la folla è riuscita a riprenderla e ad issarla definitivamente, dopo averla legata insieme alla bandiera statunitense. Non è chiaro se e quando il National Park Service tornerà all’attacco, come accaduto in Texas e Florida con i due governatori repubblicani che hanno schierato la polizia per farmare gli attivisti che ridipingevano le strisce pedonali rainbow definite illegali da Trump e da allora ovunque cancellate. Ma intanto Stonewall è tornato a pulsare.

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Una rivolta nel luogo della più celebre rivolta LGBTQIA+ della storia, quasi 60 anni dopo quel 28 giugno del 1969, quando la polizia fece irruzione per l’ennesima volta nel bar gay di Stonewall, per arrestare i presenti. Che si ribellarono, per la prima volta. Guidati da Sylvia Rivera, che leggenda narra lanciò una un bottiglia contro i poliziotti, prese vita una resistenza che durò per 5 notti, con neri, bianchi, latini, drag queen, donne trans, omosessuali, in prima linea nel replicare agli attacchi della polizia, che da tempo li umiliavano, pestavano, arrestavano, solo e soltanto perché desiderosi di essere se stessi.

Al cospetto di un presidente che è tornato a discriminare e a soffiare sul fuoco dell’odio, Stonewall è tornato ad essere quello che è sempre stato. Molto più di un semplice “monumento”, per quanto storico, ma punto d’Orgoglio da cui ripartire, sempre, insieme, come comunità, con la consapevolezza assoluta che quei tempi bui mai più potranno tornare. Che Donald Trump e i suoi adepti se ne facessero una ragione.

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