Un racconto personale può diventare qualcosa di più ampio. È su questo che da sempre lavorano i grandi autori. È su questa premessa che prende forma “Ragazzo, Uomo, Altro”, il monologo di Francesco Cicconetti portato in scena all’Auditorium Zona Santi di Trepuzzi (LE) all’interno della rassegna “DIVERSI – Quando il limite si fa panorama” lo scorso venerdì 27 marzo.
Nel giorno del TDoV, che celebra in tutto il mondo la visibilità trans come trionfo di resistenza e presenza civile nelle nostre civiltà, abbiamo fatto quattro chiacchiere proprio con lui, che da anni sui media rende visibile la propria individualità di persona trans.

In questo articolo
Francesco Cicconetti: “Ragazzo, Uomo, Altro”, il suo monologo a Trepuzzi
Francesco Cicconetti attraversa consapevolmente l’identità (crepe comprese) con tutte le possibilità. Il limite, in questo caso, non è più qualcosa da superare a tutti i costi, ma si trasforma in uno spazio da riconoscere e abitare, un punto di osservazione da cui il mondo cambia prospettiva.
Nel suo lavoro, Cicconetti intreccia esperienza personale e linguaggio performativo, alternando profondità e leggerezza, fino a trovare nell’ironia uno strumento preciso per smontare stereotipi e restituire complessità a un racconto spesso ridotto a pochi cliché.
Lontano dalla retorica del dolore come unica chiave di lettura, il suo racconto apre a una rappresentazione più ampia e stratificata delle vite trans*, in cui convivono fragilità, forza e contraddizioni.
In occasione del suo spettacolo a Trepuzzi, noi di Gay.it lo abbiamo incontrato per parlare di identità, visibilità, linguaggio e di quel sottile equilibrio tra ciò che fa male e ciò che, invece, può ancora far ridere.
Buona lettura!
Gay.it intervista Francesco Cicconetti
Quando hai capito che raccontarti non era solo una necessità personale, ma anche un atto politico?
Io ho iniziato a raccontare la mia esperienza come ragazzo trans nel 2018, più o meno, e mi sono reso conto che le persone avevano molte domande da farmi, volevano proprio sapere tanto. E mi sono reso conto che c’era poca informazione a livello mainstream, poca accessibilità alle cose da sapere. Da lì si è creata la community e il bisogno di informazioni. Poi una cosa ha tirato l’altra e oggi si è creata questa community grande. Mi sono reso conto che fare informazione serve perché aiuta le persone a scoprirsi e avere anche più informazioni su loro stessi”.
L’abbiamo visto anche nel tuo spettacolo, hai trasformato i momenti transfobici in uno strumento creativo quasi performativo: che tipo di responsabilità senti nel farlo su un palco?
“Portare i commenti transfobici sul palco significa un po’ esorcizzarli, togliere l’idea che hanno coloro che credono di avere il potere di distruggerci o di rattristarci, in questo modo diventano strumento di comicità. Questo è un po’ il linguaggio che che uso da anni sui miei social e che spero di avere sempre.
Non sempre si ha la forza di scherzare su queste cose, però ad oggi è il linguaggio attraverso cui faccio più divulgazione tra tutti”.
Tu parli di un’identità diventata impermeabile ai giudizi. È davvero così o ci sono ancora parole che riescono a ferirti?
“Se ci sono parole che riescono a ferirmi? Sì, ma non sono parole transfobiche o cose becere. Le parole ignoranti o di odio non mi toccano, perché comunque l’identità mia si è molto rafforzata nel corso degli anni e sono consapevole di chi sono, so da dove arrivano quelle parole, quindi non mi interessa.
Mi colpisce magari, quando deludo qualcuno che mi segue e mi stima. Questa è l’unica cosa che mi ferisce nel mondo online, perché per il resto la transfobia davvero non mi tocca più”.
Essere così visibile significa anche essere continuamente osservato. Dove finisce Francesco e dove inizia il “personaggio pubblico”?
“Sui social sono molto me stesso, sicuramente sono molto genuino, spontaneo. Chiaro che essere sui social, seguirmi, vuol dire conoscere un 10% di me, un 20%.
Solo i miei amici, le persone strette conoscono Francesco realmente per com’è. Credo che esca fuori un personaggio reale e fedele alla persona che sono, però è un personaggio limitato nel suo essere e sono molto più stratificato di come si mostro sui social, ma credo che questo valga per qualsiasi persona”.
E invece c’è qualcosa di te che hai scelto di non condividere mai, nemmeno con l’ironia?
“Sì, tante cose non le ho condivise. Non so farti esempi specifici, anche perché non le ho condivise, quindi forse non le condividerò neanche oggi (ride, ndr).
Però sicuramente cose legate a relazioni passate o a cose legate alla mia famiglia. È vero che io parlo anche di famiglia e di mio padre, di mia madre, perché comunque serve a raccontare anche la mia identità di genere, come si è formata. Però sì, sicuramente molte cose sono mie e basta, non sono parte della mia divulgazione”.
In merito ai tuoi progetti, hai citato il tuo libro, “Scheletro femmina“, anche durante lo spettacolo e nel 2023 era stato annunciato l’uscita del film: quali sono le novità in merito?
“Fare un film dal libro di Scheletro Femmina, sì c’era un progetto, ma è molto complicato anche per il panorama politico, portare un film del genere, però ci stiamo muovendo dietro le quinte, diciamo così.
Ad oggi sto lavorando al mio secondo romanzo, quindi immagino che questo poi porterà nuova visibilità al primo, che comunque ha sempre continuato a vivere, è diventato Oscar Mondadori, per cui sarà sempre pubblicato e disponibile e non sparirà mai dagli scaffali.
E chissà che un giorno comunque non diventi anche un film, una serie o un progetto teatrale, qualsiasi cosa”.
Questo spettacolo ha altre tappe in programma?
“Sì, oggi era la prima volta che portavo questo spettacolo pubblicamente, perché in realtà avevo fatto due altre date più private e speriamo che sia l’inizio di altre possibilità.
Ringrazio il Comune di Trepuzzi che mi ha accolto per la prima volta pubblicamente, si è fidato di questo spettacolo nuovo e penso anche diverso da cose che siamo abituati a vedere, perché la transgenerità ha sempre poco spazio in generale.
Voglio usare anche il palco che ho, il microfono che ho, lo spazio che ho per raccontare in ogni linguaggio che cos’è la transgenerità.
Quindi ringrazio il Comune di Trepuzzi e spero che altri comuni seguano il suo esempio”.
Ultima domanda, si avvicina il TDoV: vuoi mandare un tuo messaggio?
“È un bel momento per stare insieme ad altre persone trans e alleate della comunità trans, per sostenersi a vicenda. Ci saranno vari eventi nelle città (qui la guida di Gay.it ndr), quindi seguite gli aggiornamenti e partecipate più che potete, è importante che non siamo solo noi persone trans ad esserci: è importante che andiamo tutte e tutti, esattamente quanto andare al Pride”.
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Chi è Francesco Cicconetti
Francesco Cicconetti, conosciuto anche come Mehths sui social, è un autore e divulgatore tra le voci più riconoscibili e seguite della comunità LGBTQIA+ italiana.
Originario di Rimini, ha scelto di raccontare pubblicamente il proprio percorso di affermazione, condividendo in prima persona le tappe più complesse e intime, dagli interventi chirurgici al riconoscimento legale della sua identità. Un racconto che negli anni ha coinvolto migliaia di persone, trasformandosi in uno spazio di confronto, consapevolezza e rappresentazione.
La sua esperienza, attraversata da momenti difficili, ma anche da una forte spinta all’autodeterminazione, è diventata per molti un punto di riferimento. Il suo percorso sui social si è poi tradotto anche nella scrittura con Scheletro Femmina, un libro in cui affronta la complessità della sua identità e il bisogno, prima ancora che la scelta, di vivere pienamente se stesso.
“Non sono un attivista, ma posso spiegarti cosa significa essere trans”, scrive, rivendicando una forma di racconto diretta, personale e accessibile, capace di parlare a chiunque sia disposto ad ascoltare davvero.
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