A meno di due settimane dall’inaugurazione, la panchina trans di Montopoli in Val d’Arno, in provincia di Pisa, è finita nel mirino dei vandali. Un gesto che colpisce non solo un bene pubblico, ma un simbolo collettivo di visibilità, diritti e inclusione. A denunciarlo è l’associazione Coming Out APS, promotrice dell’iniziativa, insieme alle istituzioni locali.

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La panchina trans vandalizzata a Montopoli: cosa è successo
Secondo quanto riporta Il Tirreno, l’episodio si è verificato in piazza Vittorio Veneto, a Montopoli in Val d’Arno. La panchina, inaugurata il 25 marzo alla presenza della sindaca Linda Vanni e della giunta comunale, è stata parzialmente divelta dalla base in cemento.
Un danneggiamento che, per modalità e tempistiche, lascia poco spazio a interpretazioni casuali. “La panchina è stata in parte divelta dalla base in cemento, come se qualcuno, forse nottetempo, avesse provato a staccarla da terra, forse per portarla via o magari solo per fare l’ennesimo sgarbo”, scrive il quotidiano toscano.
Quando a essere colpiti sono simboli legati ai diritti e alla visibilità LGBTQIA+, il gesto assume inevitabilmente un significato politico e sociale. Non si tratta, dunque, di semplice vandalismo, ma di un atto che si inserisce in un clima più ampio di ostilità.
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Un simbolo nato per la visibilità transgender
La panchina trans era stata inaugurata in un momento altamente simbolico: la settimana del 31 marzo, giornata internazionale del Transgender Day of Visibility (TDoV). L’iniziativa, patrocinata dal Comune, aveva coinvolto cittadinanza, famiglie e bambini in un momento di forte partecipazione.
Un segnale importante, soprattutto in un territorio periferico, spesso distante dai grandi centri urbani dove la visibilità dei diritti è più marcata. La panchina rappresentava infatti un invito alla riflessione su una delle comunità ancora oggi più esposte a discriminazioni e violenze.
Non a caso, già nei giorni precedenti all’inaugurazione, il progetto aveva attirato commenti ostili e volgarità sui social, comparsi anche sotto i post ufficiali del Comune di Montopoli.
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“Un bene comune e un simbolo di amore”: la denuncia di Coming Out APS
A commentare l’accaduto è stato Jonathan Lucchesi dell’associazione Coming Out APS, tra i promotori del progetto, che al quotidiano ha sottolineato con chiarezza la gravità del gesto:
“Quando abbiamo saputo cosa era successo siamo stati presi da una certa amarezza. La cosa ci rende veramente tristi, perché chi ha compiuto quel gesto lo ha fatto danneggiando un bene comune e cercando di ledere nient’altro che un simbolo di amore verso il prossimo”.
Lucchesi ha inoltre risposto alle polemiche sui costi dell’iniziativa, chiarendo che la panchina era stata finanziata dall’associazione stessa:
“Ci hanno accusato anche di sperperare i soldi e se non ci fosse da arrabbiarsi, ci sarebbe da ridere dato che la panchina l’abbiamo pagata noi. Mentre adesso il comune dovrà metterci qualcosa per ripararla”.
Le sue parole restituiscono non solo l’amarezza, ma anche la consapevolezza di trovarsi davanti a un attacco che va oltre il danno materiale.
Il messaggio dell’associazione: “Esistere è resistere”
L’associazione Coming Out APS ha raccontato quanto accaduto anche attraverso un post pubblicato sui social, in cui emerge tutta la frustrazione per l’accaduto, ma anche la volontà di non arretrare. “Esistere è resistere: ma a quanto pare non per chiunque”, si legge nel messaggio diffuso online.
E ancora: “Come associazione non riusciamo a concepire come si possa arrivare ad odiare fino a tal punto da distruggere un simbolo di unione e comunità… Tanta amarezza, tanta tristezza e tanta delusione non ci fermeranno perché noi crediamo in un mondo dove ogni persona può vivere liberamente senza paura di essere ‘staccata da terra’”.
Un passaggio, quest’ultimo, che richiama direttamente la dinamica dell’atto vandalico – il tentativo stesso di sradicare la panchina -, trasformandolo in una metafora della violenza simbolica subita dalle persone trans.
Un presidio LGBTQIA+ in un territorio periferico
Fondata nel 2020 e con sede a Montopoli, Coming Out APS rappresenta oggi un punto di riferimento per la comunità LGBTQIA+ in diverse aree della Toscana, tra cui la Zona del Cuoio, la Valdinievole e la piana di Lucca.
Un lavoro prezioso, soprattutto in contesti lontani dai grandi centri, dove – come sottolinea lo stesso articolo de Il Tirreno – spesso mancano “gli anticorpi militanti, culturali e politici delle città”.
In questo senso, la panchina trans non era solo un oggetto urbano, ma un presidio simbolico di visibilità e diritti in un territorio complesso.
Dopo l’accaduto, si sta valutando la possibilità di presentare una denuncia formale alle autorità. Un passaggio necessario per fare luce su quanto avvenuto e, soprattutto, per ribadire che atti di questo tipo non possono essere derubricati a semplici vandalismi.
