Molto prima che esistessero unioni civili, matrimoni egualitari o un linguaggio moderno per parlare di orientamento sessuale, nel mondo della pirateria esistevano forme di legame tra uomini che ancora oggi incuriosiscono storici e studiosi LGBTQIA+. Il termine è matelotage e indica un accordo documentato tra marinai, bucanieri e pirati tra il Seicento e primi decenni del Settecento.
Negli ultimi anni, il matelotage è stato spesso raccontato come “il matrimonio gay dei pirati”. La realtà storica, tuttavia, è più complessa di quanto spesso si racconti, ma non per questo meno interessante. Tra beni condivisi, sostegno reciproco, diritti ereditari e possibili legami affettivi, il fenomeno mostra come uomini inseriti in contesti esclusivamente maschili sviluppassero forme di convivenza e rapporti personali al di fuori dei modelli sociali tradizionali.

In questo articolo
- 1 Cos’era davvero il matelotage
- 2 Il racconto di Alexandre Exquemelin
- 3 Tra pirati era davvero un “matrimonio gay”?
- 4 Lo studio universitario che rimette ordine
- 5 Il caso Hood-Beavis del 1699: il documento che prova il matelotage
- 6 Intimità maschile in mare: il caso Equiano-Baker
- 7 Pirati francesi più tolleranti? Cosa dicono gli storici
- 8 L’importanza nella storia LGBTQIA+
Cos’era davvero il matelotage
Per matelotage si intendeva un accordo tra coppie di marinai europei, in particolare bucanieri, nel XVII e all’inizio del XVIII secolo. I due partner decidevano di condividere i guadagni, ereditare i beni dell’altro in caso di morte e impegnarsi a proteggersi reciprocamente.
Il termine deriva dal francese matelot, cioè marinaio. Non si trattava necessariamente di un’istituzione limitata ai pirati: accordi simili potevano coinvolgere anche altri gruppi sociali, ma fu proprio nel mondo caraibico dei bucanieri che il fenomeno divenne più noto.
Per comprendere il contesto basta ricordare le condizioni di vita dell’epoca: traversate lunghissime, rischio costante di morte, ferite, malattie, assenza di tutele legali e separazione prolungata dalle famiglie. In questo scenario, un patto stabile con un compagno poteva rappresentare sicurezza economica e sostegno emotivo.
Visualizza questo post su Instagram
Il racconto di Alexandre Exquemelin
Una delle fonti storiche più citate è Alexandre Exquemelin, autore di The Buccaneers of America. Exquemelin descrive il matelotage come una “consuetudine generale e solenne” che consisteva nel cercare “un compagno” con cui unire beni e proprietà “verso un guadagno reciproco”.
La formula è importante perché mostra chiaramente la dimensione economica dell’accordo. Due uomini decidevano di affrontare insieme la precarietà della vita marittima, condividendo rischi e risorse.
Exquemelin aggiunge anche un dettaglio spesso dimenticato: alcuni uomini sposati lasciavano i propri beni a mogli e figli, altri invece al proprio matelot. Questo suggerisce che il sistema non fosse uniforme e che potessero convivere diversi modelli relazionali.
Tra pirati era davvero un “matrimonio gay”?
È qui che nasce il dibattito storico. Alcuni autori hanno letto il matelotage come una forma storica di legame tra uomini che alcuni studiosi leggono in chiave queer. Altri invitano alla prudenza, ricordando che non ogni legame esclusivo tra due uomini va automaticamente interpretato come relazione romantica o sessuale.
Lo storico Barry Richard Burg, nel volume Sodomy and the Pirate Tradition (1995), arrivò a sostenere che il contatto omosessuale fosse “the ordinary form of sexual expression”, cioè “la forma ordinaria di espressione sessuale” tra i pirati inglesi nei Caraibi del Seicento. Una tesi forte, diventata molto famosa, ma anche criticata da numerosi studiosi per l’ampiezza delle conclusioni rispetto alle prove disponibili.
In sostanza: sì, esistevano legami stretti tra uomini e ci sono indizi di rapporti sessuali; tuttavia non possiamo affermare seriamente che tutta la pirateria fosse una società apertamente gay.
Lo studio universitario che rimette ordine
Un contributo più recente è arrivato dalla ricerca di Nicole Keegan della Loyola Marymount University, intitolata Men and Matelotage: Sexuality and Same-Sex Relationships within Homosocial Structures in the Golden Age of Piracy, 1640-1720.
Keegan critica l’idea di una pirateria completamente omosessuale, ma riconosce che sulle navi esistessero condizioni favorevoli alla nascita di legami profondi tra uomini. Equipaggi quasi interamente maschili, condizioni di vita durissime, rischio continuo e isolamento creavano un ambiente in cui amicizia, dipendenza reciproca, compagnia e talvolta sessualità potevano intrecciarsi.
Secondo la studiosa, il matelotage non va letto solo come contratto economico, ma nemmeno ridotto automaticamente a matrimonio queer. Piuttosto, rappresenta uno spazio relazionale fluido che sfugge alle categorie moderne.
Il caso Hood-Beavis del 1699: il documento che prova il matelotage
Uno dei pochissimi accordi scritti di matelotage arrivati fino a oggi riguarda Francis Hood e John Beavis, firmato nel 1699 a Fort Dauphin, allora importante snodo marittimo dell’Oceano Indiano frequentato anche da pirati e marinai europei.
Il documento stabiliva che “oro, argento o qualsiasi altra cosa” sarebbe passata interamente al sopravvissuto nel caso in cui uno dei due fosse morto durante la navigazione.
Si tratta di una testimonianza storica rilevante perché conferma l’esistenza del matelotage non come leggenda, ma come accordo concreto tra uomini. Il testo non chiarisce se tra Hood e Beavis esistesse un rapporto sentimentale o sessuale, ma dimostra che due uomini potevano organizzare patrimonio, successione e tutela reciproca in modo molto simile a una partnership stabile.
Intimità maschile in mare: il caso Equiano-Baker
Nicole Keegan richiama anche il rapporto tra Olaudah Equiano e Richard Baker, raccontato nelle memorie dello stesso Equiano. I due si conobbero da giovanissimi durante la vita in mare e svilupparono un legame profondissimo. Equiano scrive che erano “inseparabili” e ricorda le difficoltà affrontate insieme a bordo, tra fatiche, paure e precarietà.
Nei suoi testi non compare alcun riferimento esplicito a rapporti sessuali, ma emerge una vicinanza emotiva e fisica intensa, condivisione quotidiana e sostegno reciproco costante.
Per gli studiosi, casi come questo aiutano a capire come nel mondo marittimo del tempo le relazioni tra uomini potessero assumere forme di affetto e intimità oggi difficili da classificare con categorie moderne.
Pirati francesi più tolleranti? Cosa dicono gli storici

Alcune ricerche suggeriscono che il mondo francofono dei bucanieri fosse culturalmente più flessibile rispetto a quello inglese. Non significa assenza di pregiudizi, ma forse una maggiore tolleranza pratica verso relazioni non convenzionali.
Anche per questo il termine matelotage nasce in area francese e viene spesso associato soprattutto a Tortuga, Giamaica e ad altri snodi della pirateria atlantica.
L’importanza nella storia LGBTQIA+
Il matelotage non dimostra che “i pirati erano gay”, ma mostra qualcosa di storicamente più interessante: già secoli fa esistevano forme di convivenza, solidarietà e possibili legami affettivi tra uomini al di fuori dei modelli familiari tradizionali.
In assenza di documenti espliciti, molte vicende restano aperte all’interpretazione. Proprio per questo il tema continua a interessare studiosi e comunità LGBTQIA+, perché ricorda quanto il passato sia spesso più complesso e sfaccettato di come è stato raccontato.
Cinema, romanzi e cultura pop hanno trasformato il pirata in simbolo di virilità brutale e libertà assoluta. Le ricerche sul matelotage restituiscono invece un quadro più articolato: uomini costretti a vivere in condizioni estreme, legati da accordi economici, protezione reciproca e, in alcuni casi, possibili rapporti affettivi.
Più che una leggenda queer da social network, il matelotage resta una finestra preziosa su forme di relazione maschile spesso rimosse dalla storia ufficiale.
