È online la seconda stagione di Storie Queer, il podcast indipendente ideato e autoprodotto da Chiara Beccalossi, docente alla University of Lincoln e studiosa di storia della sessualità, storia LGBTQ+ e storia della medicina tra Ottocento e Novecento, e Federica Folino Gallo, cofondatrice dell’LGBT+ History Month Italia.
Dopo una prima stagione dedicata a figure e vicende come Mariasilvia Spolato, Mario Mieli, il delitto di Giarre e le transizioni nel Settecento italiano, il podcast torna con nuovi episodi per restituire spazio a storie queer spesso rimaste ai margini del racconto ufficiale.
“La storia è una bussola: ti dice da dove vieni come gruppo sociale, ti aiuta a capire il presente e ti dà strumenti per costruire un futuro diverso”, spiegano a Gay.it le autrici del podcast.
Il progetto nasce anche dall’esperienza dell’LGBT+ History Month Italia, fondato cinque anni fa con l’obiettivo di valorizzare e diffondere la storia e la memoria delle persone LGBTQIA+ nel nostro Paese. Il podcast, raccontano Beccalossi e Folino Gallo, rappresenta “in qualche modo una continuazione di quel lavoro di divulgazione storica e culturale, ma in una forma più narrativa e accessibile”.
“Con Storie Queer volevamo creare uno spazio capace di far dialogare ricerca storica, memoria collettiva e divulgazione culturale”, raccontano. “Ci interessava soprattutto mostrare che le persone queer non sono comparse della storia, ma ne sono parte integrante: hanno attraversato epoche, movimenti politici, trasformazioni sociali e culturali, lasciando tracce importanti che meritano di essere raccontate”.
Marcella Di Folco e Lina Poletti, due storie fuori dal racconto ufficiale

I primi due episodi della seconda stagione sono dedicati a Marcella Di Folco, figura centrale del movimento trans italiano, raccontata attraverso il suo percorso personale, politico e istituzionale, con i contributi di Porpora Marcasciano, Simone Cangelosi e Stefania Voli.
“Ci interessava restituire la complessità delle loro vite, evitando letture troppo lineari, ma anche mettere al centro le battaglie transfemministe e il contributo delle soggettività trans alla storia del movimento LGBTQ+”, raccontano le autrici.
Per Beccalossi e Folino Gallo, infatti, la storia del movimento LGBTQIA+ è stata spesso raccontata “attraverso una prospettiva prevalentemente gay e cisgender”, lasciando ai margini il contributo delle persone trans. “Per noi era importante recuperare queste storie e dare pari dignità alle battaglie trans, mostrando quanto siano state centrali nella costruzione dei movimenti LGBTQ+ contemporanei”, aggiungono.
Una scelta che non arriva per caso: anche il primo episodio della prima stagione era dedicato a Caterina Vizzani/Giovanni Bordoni, “una storia di transizione nel Settecento”. Nel caso di Marcella Di Folco, invece, l’intento era raccontarla non solo come figura chiave del movimento trans italiano, ma anche attraverso “le voci di chi l’ha conosciuta direttamente”, restituendo una memoria insieme personale e politica.
Il terzo episodio è dedicato a Lina Poletti, poeta, femminista e intellettuale anticonformista, legata sentimentalmente a Sibilla Aleramo ed Eleonora Duse. L’obiettivo, sottolineano le autrici, era andare oltre “l’immagine un po’ mitizzata della ‘donna scandalosa’ della Belle Époque”, restituendo una figura molto più complessa.
Poletti, ricordano, “ha anche messo radicalmente in discussione i modelli di femminilità della sua epoca”. Alcune autrici e studiose contemporanee, come Selby Wynn Schwartz e Charlotte Ross, aiutano oggi a leggerla “anche oltre le categorie di genere rigidamente binarie”.
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Storie Queer, tra rigore storico e divulgazione accessibile
Ogni episodio di Storie Queer nasce dal confronto con storiche, storici, studiosə, attivistə e persone che hanno lavorato su archivi e fonti storiche, ma viene costruito per parlare anche a un pubblico non specialistico.
“Per noi è fondamentale mantenere il rigore scientifico e, allo stesso tempo, evitare un linguaggio esclusivamente accademico”, spiegano le autrici. “Il podcast nasce proprio dal desiderio di rendere accessibili temi complessi senza banalizzarli o trattarli superficialmente alla velocità di un reel su Instagram”.
Il lavoro parte dal coinvolgimento di una storica o uno storico che abbia studiato professionalmente un determinato periodo, una figura o una tematica specifica, oppure di persone che abbiano dedicato anni di ricerca ad archivi e fonti storiche. A loro viene chiesto di scrivere una breve introduzione pensata per un pubblico non specialistico, poi letta da un’attrice o da un attore queer.
Da lì, il racconto si allarga: “Per noi è importante anche mettere in dialogo prospettive diverse: negli episodi intervengono più persone, proprio per offrire letture differenti e più complesse della storia queer italiana”.
Non solo ricerca, però. Il contributo di attivistə, aggiungono, “è fondamentale, perché ci aiuta a capire perché una determinata figura, esperienza o periodo storico continui ad avere un significato politico e culturale ancora oggi”.
I vuoti della memoria queer italiana
Raccontare la storia queer italiana significa anche interrogare il modo in cui il Paese ha archiviato desideri, corpi, relazioni e forme di resistenza. Per Beccalossi e Folino Gallo, i vuoti di memoria restano enormi, “perché la storia queer è stata a lungo trattata come una storia marginale, quando in realtà attraversa tutta la storia del Paese”, spiegano.
Tra le urgenze principali ci sono la storia delle persone trans in Italia, “a lungo invisibilizzata o raccontata solo attraverso stereotipi mediatici”, e la memoria lesbica e bisessuale, “spesso frammentaria e dispersa”. Anche la storia dell’HIV/AIDS in Italia, sottolineano, meriterebbe uno spazio molto più ampio nella memoria pubblica: “non solo come tragedia sanitaria, ma come momento centrale nella storia delle comunità queer, dell’attivismo e delle reti di solidarietà”.
Più ci si spinge indietro nel tempo, però, più il lavoro diventa complesso. Le fonti storiche sono più rare e frammentarie, ma non solo: “nelle epoche premoderne le persone pensavano il genere, la sessualità e persino l’identità individuale in modi profondamente diversi dai nostri”. Per questo, spiegano, anche il linguaggio e le categorie usate per interpretare quelle esperienze devono essere maneggiati con cautela.
“Manca ancora una vera integrazione della storia queer nella storia italiana tout court”, sottolineano. “Spesso viene trattata come una storia ‘separata’, quando invece attraversa la cultura, la politica, il femminismo, i movimenti sociali e la vita quotidiana del Paese”.
Perché la memoria queer parla al presente
Per questo Storie Queer non guarda solo al passato. “Queste storie parlano del presente perché molte delle questioni affrontate dalle persone queer del passato – il riconoscimento sociale, il diritto all’autodeterminazione, la possibilità di vivere apertamente le proprie relazioni e identità – sono ancora estremamente attuali”.
Anche il contesto politico italiano, secondo le autrici, rende questo lavoro particolarmente urgente. Il dibattito attorno alla cosiddetta “ideologia gender” e le polemiche sulla Carriera Alias mostrano, osservano, “quanto i diritti e le esperienze delle persone LGBTQ+ continuino ad essere messi in discussione nel dibattito pubblico”.
Studiare la storia queer significa allora ricordare che “i diritti e gli spazi di libertà conquistati oggi non sono arrivati spontaneamente”, ma sono il risultato di “lotte collettive, forme di resistenza e reti di solidarietà costruite nel tempo”. Significa anche “comprendere meglio le diseguaglianze del presente e interrogarsi su quelle che ancora persistono”.
Al centro c’è anche l’idea di una genealogia queer: persone che, “anche in contesti ostili, hanno trovato modi per vivere, amare, creare comunità e immaginare vite diverse”. Una memoria collettiva che può offrire, soprattutto alle nuove generazioni, “un senso di appartenenza molto importante”.
Per Beccalossi e Folino Gallo, questa consapevolezza “è fondamentale non solo per comprendere il passato, ma anche per pensare il presente e il futuro delle persone LGBTQ+ in Italia”. In questo senso, Storie Queer “non vuole solo raccontare il passato: vuole anche offrire strumenti per leggere criticamente il presente”.
Il podcast è disponibile su Spotify, Apple Podcasts, Amazon Music, Deezer e Spreaker.
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