Seoul Mafia e Jiho si sono sposati: la storia di Marco Ferrara e l’attuale situazione in Corea del Sud

Marco Ferrara, alias Seoul Mafia, ha sposato Jiho: la loro storia d’amore e la realtà dei diritti LGBTQIA+ in Corea del Sud, dove il matrimonio gay non è riconosciuto.

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Seoul Mafia e Jiho si sono sposati
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Seoul Mafia, il celebre Youtuber italiano che da anni vive in Corea, oggi ha spostato Jiho. La proposta era arrivata nel 2023 tramite un post condiviso su Instagram.

seoul mafia jiho

Seoul Mafia e Jiho si sono sposati

La proposta era stata fatta da Marco Ferrara (questo il vero nome di Seoul Mafia) durante un concerto in Italia che la coppia aveva fatto con Jinseok al Castello Sforzesco di Milano.

“Il momento che stavamo un po’ tutti aspettando! Dopo anni ho trovato il coraggio di fare il grande passo e ho deciso di documentarlo per rivedermelo quando Jiho litighiamo così facciamo pace subito.

Farla su un palcoscenico ha reso il tutto ancora più difficile e ansiogeno ma alla fine me la sono portata a casa”, aveva scritto Marco.

Ieri, martedì 5 maggio, la coppia si è unita con una cerimonia in Corea del Sud.

 

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Un post condiviso da Marco (@seoulmafia)

Chi è Seoul Mafia: la storia di Marco Ferrara

Marco Ferrara vola in Corea del Sud dopo aver superato le selezioni di X Factor Korea, con audizioni organizzate anche fuori dall’Asia.

A Seoul trova spazio in televisione e prova a entrare nel mondo del K-pop, iniziando il duro percorso da trainee: allenamenti massacranti tra danza, canto e palestra, con una disciplina quasi militare.

Entra in un gruppo, ma poco prima del debutto, provato dallo stress e da un forte dimagrimento, decide di fermarsi.

Nonostante tutto, continua a lavorare in tv e attira l’interesse delle agenzie, che lo vedono perfetto per il pubblico coreano per il suo aspetto “occidentale”, chiedendogli solo piccoli ritocchi estetici.

Dopo aver perso il contratto che poteva lanciarlo come idol, si ritrova a vivere in condizioni difficili. Intanto, mentre altri italiani come Alberto Mondi conquistano popolarità, a lui viene imposto di non parlare mai apertamente della sua omosessualità in tv, adattandosi a ruoli costruiti per il pubblico.

La sua esperienza è raccontata nel libro Tutta colpa del K-pop, dove ripercorre il suo percorso in Corea tra ambizioni, compromessi e integrazione.

L’incontro con Jiho

Durante uno shooting pubblicitario, Marco conosce Jiho, make-up artist che inizialmente crede coreano.

Dopo poco tempo vanno a vivere insieme, ma la loro relazione resta nascosta quando arriva la madre di Jiho, che si trasferisce temporaneamente da loro.

Per evitare sospetti, Marco si finge semplice coinquilino, condividendo persino il letto con Jiho senza poter comunicare con la donna, che parla solo cinese.

Un equilibrio precario, reso ancora più delicato dal fatto che Jiho è cinese e nel suo Paese l’omosessualità non è accettata.

Nel frattempo, Jiho spinge Marco ad aprire il canale YouTube “Seoul Mafia”, trasformandolo in un progetto di successo con centinaia di migliaia di iscritti.

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Online, Marco può finalmente essere sé stesso, raccontare la relazione e fare coming out senza filtri. Una libertà che però resta confinata al digitale, visto che in Cina YouTube è vietato e la famiglia di Jiho non ha accesso a questi contenuti.

I due vivono insieme per cinque anni, finché la pandemia li separa, con Jiho bloccato in Cina e i contatti con i genitori che si interrompono.

Con il tempo, la relazione resiste e si rafforza, ma resta il nodo della famiglia. Jiho spiega che stabilità economica e sicurezza possono aiutare a ottenere la fiducia dei genitori, così decidono di comprare casa in Italia.

I dubbi, però, restano: Marco è straniero, freelancer e lontano dagli standard richiesti, mentre la distanza geografica pesa in una cultura dove i figli sono chiamati a prendersi cura dei genitori.

Intanto Marco continua a lavorare tra danza e K-pop, collaborando con artisti e accompagnando performer come Ji Jinseok, oltre a portare avanti la sua carriera da ballerino e cantante.

Durante un evento in Italia, sul palco del K-pop Summer Vibes al Castello Sforzesco, arriva la proposta: Jiho dice sì. Ma il passo successivo resta il più delicato.

Marco è andato in Cina per incontrare i genitori e provare a ottenere la loro approvazione, con l’obiettivo di averli presenti al matrimonio.

Marco e Jiho si sono sposati ieri in Corea del Sud ed erano presenti, oltre a gli amici di sempre, anche le rispettive famiglie.

Come è la situazione dei matrimoni gay in Corea del Sud

In Corea del Sud, oggi, il matrimonio tra persone dello stesso sesso non è ancora legale. Le coppie LGBTQIA+ non possono sposarsi né accedere a unioni civili o forme di riconoscimento ufficiale equivalenti.

Le coppie dello stesso sesso possono ora registrarsi come “coniugi” nel censimento nazionale.

Questo significa che, per lo Stato, non esistono come nucleo familiare, con tutte le conseguenze del caso su diritti come eredità, assistenza sanitaria condivisa o tutela legale della coppia.

Negli ultimi anni, però, qualcosa si è mosso. Una decisione della Corte Suprema ha aperto alla possibilità per le coppie omosessuali di accedere ad alcuni benefici sanitari, riconoscendole in modo limitato come partner. Un segnale importante, che per la prima volta ha messo nero su bianco l’esistenza delle coppie same-sex nel sistema legale sudcoreano.

Resta comunque una situazione a metà. Da un lato, cresce la visibilità e il dibattito pubblico; dall’altro, pesano ancora forti resistenze culturali e politiche, che rallentano qualsiasi apertura verso il matrimonio egualitario.

In Corea del Sud oggi puoi amare, ma non puoi sposarti. Almeno, non ancora.

 

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