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Seoul Mafia, un italiano gay in Corea e la prospettiva di un matrimonio difficile

Seoul Mafia vive da anni in Corea, è gay e vuole sposare Jiho, suo compagno di vita. Ma Jiho è cinese e il matrimonio si prospetta complesso. Questa è la loro storia.

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Seoul Mafia nel video di Secret Game
6 min. di lettura

L’incontro tra due mondi non è facile, tra l’Occidente e l’Oriente le difficoltà legate a una convivenza sono molteplici. Seoul Mafia, aka Marco Ferrara, le racconta tutte sul suo canale YouTube da giovane gay trapiantato in Corea del Sud per inseguire il sogno del K-pop. Un racconto di incrocio tra mondi e tra persone, l’incontro con Jiho, suo futuro marito, e le difficoltà di un matrimonio ancora tutte da esplorare. Il motivo? Jiho è figlio di cinesi. Se il contesto di accettazione dei gay è molto complesso in Corea, le difficoltà del contesto cinese sono ancora più rilevanti.

Vediamo la Corea del Sud come un mondo fatato, pieno di glitter e colori, molto avanti nell’accettazione dell’omosessualità. Seoul Mafia sostanzia e racconta quanto sia stato complesso già solo entrare in Corea, viverci, prendere confidenza con l’alterità. Molto spesso confondiamo gli stili K-pop con l’accettazione della fluidità. E questo perché nel nostro immaginario occidentale tutto ciò che è sgargiante, patinato, elegante è affidato alla cultura gay. In Corea i metrosessuali, invece, sono uomini eleganti che tengono molto al loro aspetto fisico, che vogliono truccarsi, rifarsi per essere perfetti secondo il canone di bellezza “all’occidentale”. Eppure, sono eterosessuali. Molti di loro pensano che non esistano nemmeno gli omosessuali in Corea. Un cortocircuito incredibile, se consideriamo che solo quest’anno il sistema giudiziario ha riconosciuto le coppie gay legalmente.

Seoul Mafia Jiho
Marco Ferrara (Seoul Mafia) con il compagno Jiho

Per Seoul Mafia non è tanto questione di omofobia, quanto di ignoranza, quella che i filosofi chiamano epistemica. Si sa che esistono, eppure si crea tutto un sistema di censura per non parlarne. Metodo più che sviluppato nel mondo. In Corea è vietato parlare e mostrare immagini gay in televisione. Non importa quanto siano virali le serie tv BL dei network privati e quanto sia forte la community gay online.

La storia di Seoul Mafia

Marco Ferrara arriva nel paese asiatico dopo aver passato le audizioni di X-Factor Korea, audizioni che si svolgono un po’ in tutto il mondo, compresa Londra. Viene accolto a Seoul, dove riesce a farsi notare grazie alla televisione. Televisione che continuerà a fare per qualche anno. Intanto vorrebbe diventare un Idol del K-pop. Inizia a far parte di un gruppo e comincia il “trainee”. Chi segue gli idol coreani sa che il training è come il militare. Sei ore al giorno di danza, tante di palestra, molte di canto. È l’etica del sacrificio – se vuoi davvero sfondare, lo devi saper e voler fare, nel miglior modo possibile. Intanto, i ragazzi del suo gruppo non riescono a credere alle storie che circondano alcuni idol all’estero, legati alla loro presunta o manifesta omosessualità. Poco prima di uscire con il progetto, a causa di un forte stress, Marco decide di sfilarsi. È dura continuare in questo modo, ora che pesa 54 kg ed è alto 1 metro e 77.

Le televisioni lo hanno notato, le agenzie lo chiamano. È italiano, ha un viso adatto, è nei canoni “occidentali”. Perfetto per il pubblico coreano, necessita solo di due punturine e deve togliersi un neo, niente di più (per gli standard coreani è poco). Perso il contratto con la società che lo avrebbe fatto diventare star del K-pop, vive in uno scantinato con gli scarafaggi. Non è il solo italiano a Seoul, c’è Alberto Mondi, che diventa ben presto l’italiano più famoso in Corea. La manager di Marco però lo redarguisce: mai parlare della sua omosessualità in televisione. Gli show, infatti, gli chiedono di parlare di quanto sia facile abbordare una ragazza coreana, più o meno di una italiana, quali sono le differenze… e questo è un lavoro da attore a tutto tondo! Tutte storie che si possono trovare in libreria, in “Tutta colpa del K-pop”, in cui Marco Ferrara racconta la sua esperienza in Corea del Sud, dai primi imbarazzi fino alla completa (o quasi) integrazione.

seoul mafia jiho

L’incontro con Jiho

Durante un set per una pubblicità conosce Jiho, un make-up artist che Marco crede da subito coreano. Dopo due mesi vanno a vivere insieme. La situazione diventa tragicomica nel momento in cui Marco conosce la madre di Jiho, che prende pianta stabile nella loro casa per circa due settimane. Marco finge di essere il coinquilino con il quale, tra l’altro, condivide il letto. Non riescono, tuttavia, a comunicare perché la madre parla solo cinese. Jiho è cinese e nel suo paese di origine l’omosessualità non è nemmeno tollerata.

Jiho, intanto, aiuta Marco ad aprire il canale YouTube: Seoul Mafia, un nome facile, che prende in giro lo stereotipo dell’italiano. Accostamento azzeccato per un influencer che vanta oggi 560.000 iscritti al proprio canale. Un modo per essere accettati per quello che si è. Online può finalmente fare coming out e presentarsi come fidanzato di Jiho, tra cuori e colori pastello. In Cina, invece, YouTube è illegale e i genitori di Jiho non saprebbero sfruttare la VPN, per questo si sentono al sicuro. Vivono insieme per 5 anni fino al Covid, quando Jiho rimane confinato in Cina. In quei momenti Marco non ha più contatti con i genitori di Jiho. Allo stesso tempo, la fine del confinamento mostra la forza di una relazione stabile, da censire con un matrimonio. Ma i suoceri?

 

Questo matrimonio s’ha da fare?

Jiho spiega che avere un buon reddito e una casa può aiutare ad aumentare la fiducia dei suoi genitori nei confronti di Marco. Decidono, quindi, di acquistare un appartamento in Italia. I genitori forse hanno compreso e fanno continuamente domande, ma la fiducia non c’è ancora. Lo standard dei genitori è alto e vorrebbero che Marco fosse ricco. Inoltre, è straniero e non conosce né la cultura né il cinese come lingua. Un dramma, hanno paura del divorzio e del fatto che Marco è un freelancer, quindi il suo futuro di “successo” è a rischio. L’Italia, poi, è lontana e in Cina ci si aspetta che il giovane si prenda cura dei genitori quando questi invecchiano. Jiho sarebbe dall’altra parte del mondo. Venire in Italia? Difficile, non conoscendo la lingua né la cultura.

Intanto, Marco accompagna in tour K-pop Idols, tra i quali c’è anche Ji Jinseok. Accompagna per workshop di danza K-pop uno dei ballerini più in voga nel mondo coreano, tra gli artisti che il ballerino segue ci sono anche i BTS. Altri lavori, tutti da freelancer, ma Seoul Mafia è anche un ballerino e un cantante. Ha studiato musical a Milano, prima di stabilirsi in Corea e sul suo canale appare anche un video musicale recente.

Durante l’ultimo viaggio in Italia, Marco fa la proposta di matrimonio a Jiho, sul palco del K-pop Summer Vibes V, davanti al Castello Sforzesco. Jiho dice Sì, ma ora è davvero tutto in discesa? Marco andrà a settembre in Cina a trovare i suoceri, che forse hanno capito di esserlo, riuscirà a trovare la fiducia sperata e a invitarli al matrimonio, quando sarà? Perché il matrimonio o, meglio, l’unione civile, si svolgerà in Italia, dato che né Corea, né tantomeno Cina, hanno leggi al riguardo. E Marco vorrebbe che fossero presenti entrambe le famiglie.

 

A volte le storie sono complesse e il destino sembra complicarle. Jiho e Marco si sono conosciuti nella capitale coreana, provengono da due mondi diversi e quello è un paese terzo per entrambi. La Corea è dove risiedono, forse dove amano vivere. Ma entrambi sanno che la loro pianta stabile sarà l’Italia. Per Marco sarà anche “impossibile” prendere la cittadinanza coreana nonostante i dieci anni in cui ci ha vissuto. Motivi passati, ma che hanno lasciato il segno, e che racconta in uno dei suoi innumerevoli, divertenti, video.

Una Corea che fa da sfondo, che mostra così le due facce di cui è composta. Quella sgargiante, ammaliante, di uno show business molto ben finanziato dallo stesso governo, di un mondo elegante, costoso ma dove tutto sembra possibile, in cui tutti sembrano ricchi. Ma anche quella del grande sacrificio, della mancata accettazione di alcune realtà, di una censura imponente, di un alto tasso di suicidi. Perché la Corea è anche questo, un paese dove lo stress è tangibile e dove l’immagine sociale è tutto: se la perdi sei perso e le persone non dimenticano così facilmente come in Italia. Un paese in cui la caccia ai gay è evidente nell’esercito. In questo contesto è nato l’amore tra Jiho e Marco, un amore che non sembra scalfito dal tempo, dalle avversità, dalla diversità.

Clicca qui per il canale YouTube di Seoul Mafia 

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