Meta, Youtube, X e TikTok, siamo ai minimi storici per la sicurezza LGBTQIA+ social. Il nuovo report

L'allarme del Social Media Safety Index 2026. "L'incitamento all'odio è solo una parte del problema. Troppo spesso le piattaforme mettono a tacere e demonetizzano le voci LGBTQIA+".

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Meta, Youtube, X e TikTok, siamo ai minimi storici per la sicurezza LGBTQIA+ social. Il nuovo report - Social Media Safety Index SMSI di GLAAD - Gay.it
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Il sesto Social Media Safety Index (SMSI) di GLAAD ha certificato il continuo calo della sicurezza LGBTQIA+ sulle principali piattaforme social. Sei quelle monitorate, ovvero TikTok, YouTube, X, Facebook, Instagram e Threads, in base alle varie politiche relative alla sicurezza, alla privacy e all’espressione LGBTQ. I risultati del 2026 esplicitano un calo generalizzato, con TikTok che rimane l’unica tra le sei a rimanere stabile rispetto all’anno precedente.

Secondo il report X, da anni in mano ad Elon Musk, continua ad essere l’ultima piattaforma con un punteggio di 29 su 100, a testimonianza delle continue preoccupazioni relative all’incitamento all’odio, alla crescente transfobia alimentata dallo stesso proprietario e alle molestie subite dai suoi utenti. YouTube segue con 30 punti, in calo di 11 punti rispetto all’anno scorso. Si tratta del crollo più marcato tra tutte le piattaforme analizzate. Anche Meta ha registrato cali. Instagram ha ottenuto 41 punti, Facebook 40 e Threads 39, tutti in discesa rispetto ai livelli del 2025. TikTok si è mantenuto a 56, il punteggio più alto dell’indice, ma senza mostrare alcun miglioramento.

GLAAD ha espresso le proprie raccomandazioni al cospetto dei risultati riscontrati, per accompagnare la valutazione delle piattaforme e provare a giudarle nell’affrontare le minacce più urgenti alla sicurezza LGBTQ online. Nel loro insieme, non descrivono una nuova crisi ma una crisi persistente e in peggioramento, con le relative misure necessarie per affrontarla.

Risultati

Meta, Youtube, X e TikTok, siamo ai minimi storici per la sicurezza LGBTQIA+ social. Il nuovo report - Social Media Safety Index 2026 - Gay.it

  1. Le politiche di Meta e YouTube in materia di incitamento all’odio, revocate all’inizio del 2025, continuano a rappresentare una grave minaccia per la sicurezza e sono dannose per le persone LGBTQ.
  2. La retorica anti-LGBTQ e la disinformazione online possono tradursi in danni reali al di fuori del mondo social.
  3. Le piattaforme non riescono in gran parte a mitigare l’odio e la disinformazione anti-LGBTQ che violano le loro stesse politiche.
  4. Le piattaforme sopprimono in modo sproporzionato i contenuti LGBTQ, tramite rimozione, demonetizzazione, ingiustificata limitazione dell’accesso in base all’età e forme di shadowbanning.
  5. Le aziende dei social media continuano a negare una trasparenza significativa sulla moderazione dei contenuti, sugli algoritmi, sull’uso dell’IA e sulle pratiche di privacy dei dati. La revoca degli impegni in materia di Diversità, Equità e Inclusione (DEI) e di altri impegni a sostegno dei diritti civili nel settore tecnologico ha ulteriormente eroso le principali garanzie per la sicurezza LGBTQ online.

Raccomandazioni

  1. Rafforzare e applicare (o ripristinare) le politiche e le misure di mitigazione esistenti che proteggano le persone LGBTQ dall’odio, dalle molestie e dalla disinformazione, riducendo al contempo la soppressione della legittima espressione LGBTQ.
  2. Migliorare la moderazione fornendo una formazione obbligatoria per tutti i moderatori di contenuti incentrata sulla sicurezza, la privacy e l’espressione LGBTQ, oltre a moderare in tutte le lingue e contesti culturali. I sistemi di intelligenza artificiale dovrebbero essere utilizzati per segnalare i contenuti da sottoporre a revisione umana, e non per le rimozioni automatiche.
  3. Collaborare con ricercatori indipendenti per fornire una trasparenza significativa sulla moderazione dei contenuti, le linee guida della community, lo sviluppo e l’uso di intelligenza artificiale e algoritmi e i rapporti sull’applicazione delle norme.
  4. Rispettare la privacy dei dati. Le piattaforme dovrebbero ridurre al minimo i dati che raccolgono, deducono e conservano, porre fine alla pubblicità di sorveglianza mirata e dare agli utenti un maggiore controllo su come i loro dati vengono utilizzati per lo sviluppo di sistemi di raccomandazione algoritmica.
  5. Promuovere e incentivare il dialogo civile, collaborando con i creatori e comunicando in modo proattivo le aspettative relative al comportamento degli utenti, come il rispetto delle politiche della piattaforma in materia di odio e molestie
  6. Dimostrare un impegno verso le migliori pratiche in materia di DEI (Diversità, Equità e Inclusione) nella segnalazione annuale dei dati sulla diversità della forza lavoro LGBTQ, auto-divulgati volontariamente.

Meta, Youtube, TikTok e X

Secondo GLAAD questi cali costanti riflettono l’arretramento delle politiche, la riduzione della trasparenza e l’indebolimento delle protezioni per gli utenti LGBTQ, in particolare per le persone transgender e non conformi al genere. Il rapporto evidenzia diverse recenti modifiche apportate dalle principali aziende tecnologiche, che hanno evidentemente contribuito al calo dei punteggi di sicurezza.

Meta (Instagram, Threads e Facebook) è stata criticata per aver modificato le proprie regole contro l’incitamento all’odio in modi che favorirebbero una maggiore retorica anti-LGBTQ sulle sue piattaforme. L’azienda ha inoltre ridimensionato le iniziative in materia di diversità, equità e inclusione e ha apportato modifiche al suo approccio alla moderazione dei contenuti, tra cui la chiusura del programma di fact-checking negli Stati Uniti.

YouTube, nel frattempo, ha rimosso l’identità di genere dall’elenco delle caratteristiche protette nelle sue politiche contro l’incitamento all’odio, una modifica che, secondo GLAAD, espone gli utenti LGBTQ a un maggiore rischio di molestie e abusi.

TikTok ha invece ottenuto un punteggio di 56, pari all’anno precedente. Nel complesso l’azienda ha apportato poche modifiche alle proprie politiche pubbliche. A differenza di altre piattaforme TikTok ha mantenuto una forte protezione per le persone LGBTQ e altre comunità storicamente emarginate nelle sue Linee guida della community. L’azienda ha ulteriormente rafforzato il linguaggio delle politiche relative ai contenuti generati dall’intelligenza artificiale, alla disinformazione virale e ad altre aree verso la fine dello scorso anno. Nel gennaio 2026 TikTok ha finalizzato una ristrutturazione aziendale che ha creato un’entità statunitense separata per supervisionare le operazioni nazionali della piattaforma. L’accordo è arrivato dopo che il governo degli Stati Uniti aveva proposto di vietare TikTok per motivi di sicurezza nazionale e ha garantito la continua operatività dell’app nel paese. Poco dopo aver annunciato la nuova iniziativa statunitense, TikTok ha aggiornato e chiarito i suoi termini di servizio e l’informativa sulla privacy per conformarsi ai requisiti di sicurezza nazionale e alle normative statali sulla privacy. Questi aggiornamenti, insieme alla più ampia incertezza sui collegamenti della nuova entità con l’attuale amministrazione presidenziale, hanno spinto alcuni utenti a sollevare preoccupazioni sulle ampie pratiche di raccolta dati dell’azienda. Tre le modifiche sostanziali introdotte: tracciamento preciso della posizione, raccolta di dati di interazione tramite AI e una rete pubblicitaria esterna alla piattaforma.

X continua ad essere l’unica piattaforma, oltre a TikTok, a vietare sia il deadnaming mirato che il misgendering tra le proprie linee guida della community. Tuttavia questa politica continua ad avere significative limitazioni: X offre questa protezione solo “ove richiesto dalle leggi locali”, di fatto obbliga gli utenti a segnalare autonomamente le violazioni delle norme e fornisce solo protezioni limitate alle figure pubbliche. X dovrebbe rivedere la sua politica “Abuso e molestie” per fornire una solida protezione sia contro il deadnaming mirato che contro il misgendering, indipendentemente dalle leggi locali. Questa politica non dovrebbe richiedere l’autodenuncia da parte delle persone prese di mira e dovrebbe fornire protezioni complete per le figure pubbliche. Il report di quest’anno indica che X ha leggermente migliorato la sua trasparenza per quanto riguarda le opzioni a disposizione degli utenti per controllare ciò che vedono nei loro feed. Tuttavia, le politiche dell’azienda sono diventate significativamente meno trasparenti in altre aree chiave. Sebbene imperfetta, la rendicontazione dettagliata della trasparenza è da tempo uno standard del settore e fornisce alcune informazioni su come le piattaforme applicano le proprie politiche agli utenti. Nell’anno 2025 X non ha pubblicato alcun dato sull’applicazione delle sue politiche contro l’incitamento all’odio e di altre norme interne. Questa mancanza di trasparenza è particolarmente preoccupante alla luce di una ricerca accademica pubblicata nel 2025 che ha rilevato un’escalation di discorsi d’odio su X nei mesi successivi all’acquisizione da parte del nuovo proprietario, Elon Musk. X, scrive Glaad, dovrebbe pubblicare report dettagliati sulla trasparenza, che includano dati sul numero di contenuti e account bloccati per violazione delle norme volte a proteggere le persone LGBTQ da odio, molestie e violenza sulla piattaforma. Il proprietario di X si è espresso apertamente contro le pratiche e le assunzioni in materia di diversità, equità e inclusione (DEI), tant’è che X continua a non impegnarsi pubblicamente ad assumere dipendenti provenienti da contesti diversi. Come negli anni precedenti, l’azienda non ha pubblicato dati sul numero di dipendenti LGBTQ che lavorano al suo interno.

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Dalla realtà ai social e viceversa, l’omotransfobia avanza

Il report collega i problemi di sicurezza online a tendenze più ampie nel mondo reale. Gli stessi dati ufficiali dell’FBI hanno dimostrato come i pregiudizi anti-LGBTQ abbiano rappresentato oltre il 20% dei crimini d’odio denunciati nel 2024. I ricercatori sostengono che le molestie online e la disinformazione contribuiscono spesso all’omobitransfobia offline, soprattutto con la diffusione di contenuti estremisti sulle piattaforme digitali.

Il commento di Sarah Kate Ellis, presidente GLAAD

Quando GLAAD ha iniziato a valutare le piattaforme dei social media attraverso il Social Media Safety Index (SMSI), nel 2022, ci aspettavamo punteggi bassi. La censura pervasiva dei creatori LGBTQ, le continue minacce alla privacy della nostra comunità e la proliferazione di contenuti e comportamenti anti-LGBTQ rendevano un inizio “negativo” quasi inevitabile“, ha commentato Sarah Kate Ellis, presidente e CEO di Glaad. “Quello che non ci aspettavamo, tuttavia, era un’erosione costante e repentina di quei punteggi. Sebbene TikTok non abbia subito un calo di popolarità, sia Meta che YouTube hanno implementato e mantenuto, nell’ultimo anno, modifiche mirate alle proprie politiche che, consapevolmente, rendono le persone LGBTQ meno sicure: eliminando le protezioni contro le molestie, non affrontando la censura e la demonetizzazione ingiustificate dei creator LGBTQ e continuando a raccogliere dati in modo da lasciare agli utenti LGBTQ ben poco controllo sulle proprie informazioni. Le modifiche alle politiche contro l’incitamento all’odio sono tra le più allarmanti. Un esempio preoccupante è rappresentato dal fatto che Meta continua a sfidare apertamente le linee guida del proprio Consiglio di Vigilanza in merito alla politica sulla condotta d’odio. La politica rivista di Meta si riferisce ora alle persone gay e lesbiche usando il termine “omosessualità”, termine obsoleto spesso utilizzato da gruppi di destra per denigrare e stigmatizzare la nostra comunità. La politica attuale si riferisce anche alle persone transgender con il termine transfobico “transgenderismo”, che gli agitatori di destra usano sempre più spesso per definire l’esistenza delle persone trans e non binarie come un'”ideologia”. Altrettanto allarmante è il fatto che le politiche aggiornate di Meta consentano esplicitamente agli utenti di prendere di mira le persone LGBTQ con accuse di “malattia mentale” o “anormalità”. È bene precisare che questi provvedimenti non solo non tutelano le persone LGBTQ, ma danno attivamente agli utenti il ​​permesso di molestarle e disumanizzarle, non solo negli Stati Uniti, ma in tutto il mondo“, ha continuato Ellis. “Ma l’incitamento all’odio è solo una parte del problema. Troppo spesso le piattaforme mettono a tacere e demonetizzano le voci LGBTQ, offrendo scarsa trasparenza e possibilità di fare ricorso. Allo stesso tempo, le aziende raccolgono e traggono profitto da quantità sempre crescenti di dati personali, incluse informazioni relative all’orientamento sessuale e all’identità di genere. La privacy dei dati è una preoccupazione particolarmente importante per le persone LGBTQ perché la rivelazione forzata dell’orientamento sessuale o dell’identità di genere può avere conseguenze gravissime, arrivando persino a provocare violenza o persecuzioni legali nei luoghi in cui essere LGBTQ è criminalizzato o socialmente stigmatizzato. Inoltre, come rivelato nel suo Rapporto sulle Pratiche Commerciali Responsabili del 2024, Meta ha di fatto interrotto la pubblicazione dei dati sulla diversità dei dipendenti LGBTQ, smantellando al contempo i propri programmi interni di diversità, equità e inclusione (DEI). Mentre alcune aziende di social media ignorano le migliori pratiche di base in materia di fiducia e sicurezza delle piattaforme, tutti – clienti, creatori e brand – devono confrontarsi con una dura verità: Meta e troppe piattaforme simili hanno barattato l’impegno per i diritti umani con il sostegno esplicito all’odio anti-LGBTQ e a coloro che lo alimentano. L’SMSI esiste per monitorare questi pericolosi passi indietro. Sebbene alcuni cambiamenti siano avvenuti senza preavviso, questo rapporto e il Social Media Safety Program di GLAAD mettono in luce i modi in cui le piattaforme stanno deludendo i propri utenti, proprio mentre consumatori e dipendenti chiedono, e meritano, di meglio. Ai creatori, agli attivisti e alle organizzazioni LGBTQ prese di mira su e da queste piattaforme: queste aziende devono sentire la vostra voce. Le minacce nei vostri messaggi privati, la disinformazione che alimenta la legislazione anti-LGBTQ e il bullismo che sfocia nella violenza reale non sono semplicemente “parte del lavoro”. Sono fallimenti sistemici che i leader del settore tecnologico hanno gli strumenti per risolvere, eppure scelgono di trarne profitto. Dobbiamo continuare a resistere. Le persone LGBTQ+ sono sempre esistite e ci saranno sempre. GLAAD continuerà a essere la voce del buon senso che chiede a queste aziende di assumersi le proprie responsabilità nei confronti dei loro utenti, dei loro inserzionisti e della società in generale”, ha concluso la presidente GLAAD.

© Riproduzione riservata.

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