Immanuel Casto è un artista che il sistema non sa dove collocare. Cantautore provocatorio, game designer, divulgatore, attivista LGBTQ+, ex presidente del Mensa Italia. Insomma, per chi non lo conoscesse, Casto è l’artista del porn groove che guida l’associazione dei QI elevati, l’intellettuale muscoli e canotta che progetta giochi di logica e compone brani adult music dalle vibrazioni dance e dai testi corrosivi e sboccati.

Manuel Cuni, bergamasco classe 1983, accumula identità con la stessa disinvoltura con cui le ricolloca nella loro funzione strumentale: “Nessuno di noi è soltanto quell’etichetta” ci spiega. Ogni essere umano è un universo.

Vent’anni di carriera costruiti sull’eccesso come metodo e sulla capacità di far convivere ironia, satira e ragionamento dentro lo stesso pezzo, lo stesso gioco, lo stesso monologo, la stessa posta del cuore. La sua “C’è posta per Casto” su Gay.it, nelle sue varie edizioni tutte di clamoroso successo, è sempre stata soltanto un atomo dell’universo Casto, divulgato attraverso i botta e risposta di una Marta Flavi razionalista.

Il suo quinto album musicale si chiamerà Formato non riconosciuto, e il titolo funziona come autoritratto: è quel file che inceppa il sistema perché nessun software riesce a leggerlo fino in fondo. Prima dell’album, però, arriva il singolo “Amore Alieno del quale Gay.it presenterà il video in anteprima venerdì 5 giugno. Un brano sulla diversità, anche biologica, che diventa centrale nell’eros. “Mi lasci pieno, amore alieno” canta Casto tra squame e tentacoli “facciamo un porno, senza permesso di soggiorno” aggiunge e infine “voglio farmi fecondare da un immigrato illegale“.

Immanuel Casto fa l'amore con un alieno e dice: "Non siamo un'etichetta" - Immanuel casto amore alieno 3 - Gay.it

Formato non riconosciuto,  in arrivo a settembre, è prodotto con una ricerca approfondita sugli arrangiamenti, ci anticipa Casto nell’intervista, e si muove tra New Wave, industrial e contaminazioni elettroniche, controcorrente rispetto all’omologazione imperante di brani aggiustati dall’AI, che per Casto diventa invece fornitrice di un amante artificiale nel brano “AI lover”. Casto osserva lo scivolamento della musica da “opera” a mero artificio “di accompagnamento“. Rivendica una richiesta di attenzione dedicata per Formato non riconosciuto che, a detta dell’artista, è “un album difficile da definire musicalmente“. E parla di etichette LGBTIAQ+ (e non solo), di sinistra e destra, di dignità degli operai e di non procreazione unita alla non produzione. Un vulcano di input, come c’era da aspettarsi.

Previsti anche due tour distinti prodotti da Barley Arts: il Formato non riconosciuto Live Tour nei club da ottobre 2026, e Non ha senso ma mi adeguo, monologo di pragmatismo comico, nei teatri da marzo 2027. Questa domenica 30 maggio, per chi vorrà assaporare una performance live di “Amore alieno” a pochi giorni dall’uscita, Immanuel Casto sarà al Cremona Pride.

Intervista ad Immanuel Casto

“Amore alieno” sembra una fuga dalla realtà, come se tu non volessi accettarla. O è una exit strategy?

Se ci atteniamo ad una lettura più letterale del testo di Amore alieno, parla di un amplesso di un coito con un alieno. Andando un po’ più a fondo invece, è un inno all’eccesso, a un certo punto dice “non mi interessa se sei maschio sei femmina, cosa sei, se c’è connessione, tutto il resto è burocrazia” e poi c’è una provocazione politica, perché parlo di immigrati illegali, di reati universali, purtroppo, e di un desiderio invece che non conosce dogane. Possiamo dire che è un grande invito a farsi fecondare dall’ignoto.

Nel testo ho sentito un afflato antispecista o sbaglio? Ce ne vuoi parlare?

La canzone in verità parla di antirazzismo, non avrei l’ardire di dire che parla di antispecismo, che non è un ambito su cui sono particolarmente competente, pur ritenendola una linea etica estremamente virtuosa. Linea che poi non penso che venga applicata dalle persone in maniera dicotomica, in cui possiamo dividere gli individui tra totalmente specisti e totalmente antispecisti. Dico questo perché credo sia utile togliersi dalla testa l’idea che una persona possa essere interamente virtuosa o interamente malvagia. Per esempio a volte, e soprattutto su questioni di impatto ambientale, fare qualcosa è meglio che non fare niente.

La deidentificazione forse è il vero orizzonte, come dice Paul Preciado: cosa ne pensi, considerando che non possiamo certo rinunciare alle “etichette”, necessarie alle battaglie politiche?

Io dico sempre che non bisogna avere né il feticismo né la fobia delle etichette. Le etichette ci servono per identificare caratteristiche specifiche dell’individuo, soprattutto quelle caratteristiche che magari comportano l’esposizione a esperienze specifiche o necessità specifiche. Diventa difficile parlare di quelle soggettività, di quelle specificità, se non possiamo nominarle. Al tempo stesso bisogna essere cauti nell’utilizzo, perché comportano il rischio implicito di schiacciare l’intera identità di una persona in quell’etichetta, e quella caratteristica cessa di essere un lato di quel poliedro che è la persona, e finisce per essere tutto. Se poi si tratta di una caratteristica che espone magari a dinamiche di discriminazione, rischia di derivarne il ritratto di una persona che ha la vita devastata proprio dalla condizione di vittima, quando è magari un’esperienza che fa solo in certi ambiti della sua vita.

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Per un artista un’etichetta è un’opportunità?

La specializzazione e l’avere un brand personale definito funzionano bene a livello di marketing, possono funzionare sul lavoro, ma noi non siamo solo persone che lavorano, siamo innanzitutto persone. E in questo senso lo schiacciarsi in un’unica dimensione, il presentarsi in un unico modo, è veramente deleterio per noi, che invece abbiamo bisogno di abbracciare tanti aspetti del nostro essere, anche quando possono apparire ad uno sguardo superficiale in contraddizione tra di loro.

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Dal punto di vista musicale qual è l’universo di riferimento dell’album che uscirà a Settembre?

I principali generi ricorrenti nell’album sono la New Wave e l’industrial, c’è un po’ di EDM (dance elettronica). Per quanto riguarda i riferimenti al passato, sono attualizzati il più possibile. Grazie a una grande ricerca che è stata fatta con i miei produttori sugli arrangiamenti. Tra l’altro siamo in un momento storico in cui la musica sta passando da opera a servizio, viene sempre più comunemente fruita, lasciata in sottofondo, cosa che incentiva ancora di più la scrittura tramite intelligenza artificiale e crea dei prodotti un po’ tutti uguali tra loro, mentre per questo album siamo andati a fondo nella ricerca, per premiare chi ci vorrà fare il regalo di ascoltare con attenzione quello che abbiamo realizzato. Resta comunque un disco difficile da definire dal punto di vista musicale, anche per questo si intitola “Formato non riconosciuto“. Il titolo, a dire il vero, parla più di me e dell’universo che ho voluto portare nel disco: tanti elementi che, stereotipicamente, non vengono considerati in grado di dialogare tra loro.

Puoi anticiparci qualche chicca/provocazione/eccesso che possiamo aspettarci?

È un album in cui parlo di tantissimi temi diversi. Non ci sono due canzoni sullo stesso argomento e le provocazioni non mancano. Ce ne sono per tutti i gusti, anche a livello di fazioni politiche. Ad esempio, non piacerà alla destra conservatrice che propone, anche per affrontare un problema reale come quello della scarsa natalità, politiche però implicitamente antiabortiste o comunque legate al controllo del corpo. Questo pezzo si intitola “Non produco e non mi riproduco“. Ma ne ho anche per la sinistra, in particolare per quel tipo di sinistra che si è un po’ dimenticata della questione economica dei diritti dei lavoratori. Il titolo originale di questo brano, lo posso dire perché l’ho dovuto cambiare, era “Ti inculo io“. Nel ritornello dice “operaio mio se qui non ti si inculano, vieni da me che ti inculo io”. C’è poi un brano che parla di consenso e intelligenza artificiale, anche questo molto provocatorio, si intitola “AI Lover” e parla inizialmente di questa amante digitale che io mi sono costruito, che è del tutto compiacente, però man mano che la canzone procede, emerge che l’incapacità dell’altro di rifiutarmi, per esempio a un certo punto io dico all’amante AI “Per dirmi di no ti serve il mio consenso”, ecco quella mancanza di possibilità di rifiuto finisce in realtà per tirar fuori il peggio di me.
Poi c’è un brano che parla della mia estrema difficoltà con la burocrazia, la mia incapacità nel gestire le mie finanze e la pressione fiscale, e a un certo punto nel testo dice “le due cose che non capisco sono le emozioni e il fisco”. E mi fermo qui, tutto il resto lo racconterò nel disco.

Immanuel Casto fa l'amore con un alieno e dice: "Non siamo un'etichetta" - Immanuel casto amore alieno - Gay.it

Attenderemo settembre per ascoltare interamente l’album “Formato non riconosciuto“, mentre tra pochi giorni, il 5 Giugno, uscirà il singolo di lancio “Amore alieno“.

 

FORMATO NON RICONOSCIUTO LIVE TOUR

Sabato 6 giugno 2026 Padova, Pride Village (anteprima estiva)
Venerdì 2 Ottobre 2026 Pordenone, Capitol
Sabato 3 Ottobre 2026 Bologna, Estragon Club
Venerdì 16 Ottobre 2026 Milano, Alcatraz
Venerdì 23 Ottobre 2026 Torino, Hiroshima Mon Amour
Giovedì 19 Novembre 2026 Firenze, Viper Club
Venerdì 20 Novembre 2026 Roma, Largo Venue

NON HA SENSO MA MI ADEGUO” MONOLOGO DI PRAGMATISMO COMICO

Lunedì 22 Marzo 2027 Milano, Teatro Lirico Giorgio Gaber
Martedì 23 Marzo 2027 Firenze, Teatro Puccini
Sabato 10 Aprile 2027 Torino, Teatro Superga
Martedì 13 Aprile 2027 Bologna, Teatro Celebrazioni
Mercoledì 14 Aprile 2027 Roma, Teatro Ghione

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